Effetto-Covid. Culle sempre più vuote. Colpa della politica e degli “esperti”?

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Avevano detto “tutto andrà bene”, avevano giurato che tutto sarebbe tornato come prima, che avremmo recuperato lo stile di vita perduto. E che addirittura, il “confinamento privato forzato” avrebbe sancito la riscoperta dei valori e delle cose che contano veramente nelle relazioni. Con magari una speranza reale di ripresa affettiva dei rapporti personali e sentimentali, appannati dalla quotidianità lavorativa, dalla perenne crisi economica e da tante altre variabili tipiche della convulsa modernità.

Invece, la realtà dei numeri ha evidenziato un’altra lettura: spiacevole, tetra, plumbea, involuta. Anche in casa, dati alla mano, purtroppo si è verificato il medesimo “distanziamento sociale”. Solo che questa distanza c’è stata proprio tra moglie e marito, tra compagno e compagna, tra madri, padri e figli.
Le stanze, evidentemente, sono diventate luoghi di solitudine e non di socialità e “fecondità” ritrovata. Le persone si sono rifugiate nei social, hanno trasformato la camera da letto in una palestra più piccola. E, anziché reagire in modo creativo, si sono depresse.

E cosa hanno fatto nel famoso lockdown? A dire il vero, le hanno provate tutte: hanno cantato sui balconi, come scimmie ammaestrate; hanno fatto i runner isterici, hanno ucciso la prostata del loro cane a furia di passeggiate obbligate e furbesche, hanno mangiato a dismisura, magari si sono fatti recapitare la droga, per rendere più piacevole e “stupefacente” la loro prigione; ma non hanno fatto figli.

Ce lo spiega senza mezzi termini l’Istat. 12.500 nati in meno in Italia nel 2021. Ormai è una vera e propria sentenza di morte. Una tendenza negativa che non si ferma più: già nel 2020 la situazione era drammatica (i nati sono stati appena 404.892), 15mila in meno rispetto al 2019 (un saldo negativo rispetto ai decessi, pari alla città di Firenze).
Quindi, per le donne italiane, mai così pochi figli. Il numero medio di figli di cittadinanza italiana è sceso a quota 1,17: il più basso di sempre.
Il Covid, in soldoni, ha dato la spallata definitiva a un trend che non riesce a risalire.

L’emergenza pandemica ha estremizzato un vulnus che viene da lontano. Non è questa la sede per richiamare gli appelli ciclici alla assenza di valori, alla perdita del senso di comunità, al relativismo, all’egoismo sociale, all’individualismo, al consumismo che tende a mercificare persone e cose, allo spirito del tempo basato sul “presentismo” (la vita inizia e finisce con l’individuo), che contrasta visceralmente con principi, quali la responsabilità, il dono, la cura della vita, che verrà. Ma tant’è.

Il lockdown ha imposto disvalori come il coprifuoco, il distanziamento, il confinamento privato. Ma soprattutto ha ucciso la speranza e l’idea di futuro. E se questo trend durerà a lungo, nessuna istituzione potrà resistere. Una responsabilità che prima o poi, la politica, ma anche la narrazione scientifica, basata sul terrorismo, da parte dei “soloni in camice bianco”, dovranno assumersi.

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