Centrodestra a pezzi nelle province: il caso Viterbo agita i leader

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Stando all’ultimo sondaggio presentato da Alessandra Ghisleri di Euromedia Research nell’ultima puntata di Porta a Porta, il centrodestra sarebbe in netto vantaggio e se si votasse oggi raggiungerebbe il 47% contro il 40 dell’alleanza giallorossa.

Nel centrodestra continua la competizione interna fra Lega e Fratelli d’Italia con il partito della Meloni attestato al 19% e il Carroccio al 17. Cresce anche Forza Italia che sarebbe rilevata intorno al 9%. Numeri importanti cui invece fanno da contraltare quelli decisamente deludenti del fronte giallorosso, dove ad una crescita del Pd corrisponde sistematicamente un calo del Movimento 5 Stelle: i rapporti di forza attuali sono 21 per i dem e 15 per Conte e company. E’ per questo che il centrodestra sta compattando le fila cercando di mostrarsi unito specie in vista dell’appuntamento del Quirinale.

Ma se a livello nazionale Salvini, Berlusconi e Meloni fanno sfoggio di unità e di apparente condivisione sulla candidatura del leader di Forza Italia al Colle, obbligando sull’altro fronte Letta, Conte e Speranza a riunirsi per respingere l’assalto degli avversari, sul territorio la situazione è molto diversa.

Prendiamo il caso di Viterbo: domenica scorsa è stato eletto presidente della Provincia il forzista Alessandro Romoli sindaco di Bassano In Teverina sostenuto anche dal Partito Democratico. Lega e Fratelli d’Italia hanno contrapposto all’esponente berlusconiano il leghista sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi. Le elezioni di secondo livello cui partecipano soltanto sindaci e consiglieri comunali, hanno visto trionfare l’anomala alleanza che in realtà perdurava già dalla precedente amministrazione; quando l’emergenza Covid aveva spinto l’ex presidente dem ad allargare la maggioranza anche al centrodestra.

Per tutta risposta Lega e Fratelli d’Italia hanno deciso di sfiduciare il sindaco forzista del Comune di Viterbo Giovanni Arena prendendo appuntamento con il notaio domani, 23 dicembre, per firmare la sfiducia al primo cittadino; il quale ha provato ad anticipare le mosse dei suoi consiglieri, azzerando ieri la giunta e rassegnando le dimissioni. Una mossa tattica che potrebbe evitare la sfiducia dal notaio, concedendo poi venti giorni di tempo al sindaco per provare a salvare il salvabile magari con un intervento dei vertici nazionali. Ma pare che leghisti e meloniani dal notaio ci andranno comunque, e quindi subito dopo Natale al Comune di Viterbo potrebbe arrivare il commissario.

Una vicenda che la dice lunga su come Forza Italia sia sempre più a disagio in un centrodestra di cui ormai ha perso l’egemonia. E il caso di Viterbo non è certamente unico. Sono molte le realtà territoriali dove i rapporti nel centrodestra sono tesi e conflittuali, con gli azzurri che sembrano trovarsi molto più a loro agio governando con i dem o con i renziani (vedi la Sicilia dove Micciché è ormai alleato di Renzi) piuttosto che con Lega e FdI. E non va dimenticato che il centrodestra viterbese può vantare due leader di caratura nazionale come il sottosegretario forzista Francesco Battistoni e il deputato Mauro Rotelli fedelissimo di Giorgia Meloni. Eppure nonostante ciò a Viterbo si è arrivati ad una rottura tanto traumatica e senza alcuna possibilità di mediazione.

Certo, il quadro nazionale è differente ed è ovvio che per vincere il centrodestra dovrà restare unito. Ma a quale prezzo? E soprattutto fino a quando si potrà tenere unita una coalizione soltanto sulla prospettiva di vincere le elezioni politiche?

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