Draghi scopre le carte sul Quirinale: i possibili scenari

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Chi si aspettava, o sperava, che dalla conferenza stampa di fine anno del premier Mario Draghi arrivasse un no secco e definitivo alla candidatura per il Quirinale, è rimasto deluso: perché super Mario ha fatto capire chiaramente che l’ambizione c’è. Non ha neanche provato a sviare la domanda con le solite frasi di rito, ma ha ammesso che il Colle è fra le sue aspirazioni.

“Il governo – dice – va avanti indipendentemente da chi ci sarà. È il Parlamento che decide la vita dei governi”. “Indipendentemente da chi ci sarà”, tradotto, vuol dire che Draghi non considera indispensabile la sua permanenza a Palazzo Chigi dove per altro ritiene di aver svolto egregiamente il suo compito. Il messaggio fra le righe appare chiaro; il premier è pronto a salire al Quirinale se i partiti lo vorranno, ma a patto che non si rompa il clima di unità nazionale prima del 2023. E qui ovviamente è davvero difficile pensare che le cose possano andare come Draghi spera. Unità sulla sua candidatura a Capo dello Stato è alla fine altamente probabile nonostante i malumori nella maggioranza; ma se Draghi alla fine sarà davvero in corsa chi si assumerebbe la responsabilità di impallinarlo con il rischio che salti tutto il banco? Su un governo bis senza lui alla guida le probabilità si abbassano invece drasticamente.

La Lega per esempio si spaccherebbe e difficilmente Salvini sarebbe disponibile ad allungare la legislatura con un premier diverso da Draghi. Anzi, già adesso fra i leghisti c’è chi vorrebbe passare all’opposizione con Fratelli d’Italia considerando dannosa a fini elettorali la permanenza nella maggioranza, figurarsi quando non ci sarà più nemmeno il premier nel ruolo di garante.

E poi c’è anche il nodo Forza Italia; Berlusconi vuole che il premier resti a Palazzo Chigi per tentare lui la scalata al Colle, ma se ci andrà Draghi, che interesse avrebbe a quel punto a rimanere nel governo delle larghe intese specie se la Lega dovesse decidere di abbandonare il campo?

Di sicuro i giallorossi avrebbero tutto l’interesse a prolungare la legislatura fino al 2023 consapevoli di regalare la vittoria al centrodestra in caso di elezioni anticipate, ma Pd e M5S potrebbero dividersi sul nome del successore di Draghi.

Il candidato più gettonato per la successione sarebbe il ministro dell’Economia Daniele Franco su cui potrebbe esserci il gradimento di tutti: peccato che come riferiscono varie fonti di stampa, lui stesso si sia già chiamato fuori. Marta Cartabia potrebbe incontrare il no dei 5Stelle, e di Conte in particolare, dopo le polemiche seguite alla riforma della giustizia; il candidato prediletto dell’ex premier e leader pentastellato sarebbe Vittorio Colao che però difficilmente sarebbe gradito al centrodestra.

E’ ovvio che dopo le feste la trattativa sul Quirinale non potrà più basarsi unicamente sulla scelta del nome da proporre come successore di Mattarella, ma anche sul futuro della legislatura. Perché un eventuale via libera per Draghi dovrà necessariamente prevedere anche un accordo sul governo: e sarà davvero difficile a quel punto comporre tutto il puzzle. Fino ad oggi i partiti hanno sempre ripetuto che Draghi deve restare a Palazzo Chigi per portare avanti l’azione di governo, ma adesso è lui stesso a dire che la sua permanenza non è necessaria se le forze politiche continueranno a sostenere responsabilmente l’attuale formula di governo anche con un premier diverso alla guida. Potranno mai i partiti bocciare le aspirazioni di Draghi? E lui, sarà pronto a farsi bocciare restando a fare il “nonno d’Italia” dopo che gli sarà stata preclusa la strada per il Colle?

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