Giorgia Meloni rilancia e si blinda dietro il Quirinale. Ospite di Bruno Vespa a “Cinque minuti” e “Porta a Porta”, la premier difende il decreto che introduce il tetto del 30% di alunni stranieri che non parlano italiano per classe e il divieto di burqa e niqab a scuola. “Quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare giusto portarla avanti”. Questo l’intervento della Premier rispondendo a Bruno Vespa sulla rete ammiraglia. C’è chi grida al gelo istituzionale e al galateo infranto, intanto la Meloni nega che le parole di Mattarella ad Amatrice – “la scuola deve superare i ghetti, non creare ghetti” – fossero una bocciatura del governo. Anzi, le legge come una sponda: l’obiettivo è creare classi più equilibrate, dice la premier. E sul niqab a scuola secondo il presidente del consiglio servono misure di buonsenso e di sicurezza, per questo esistono anche in Paesi a maggioranza islamica. Analizzando l’intervento in diretta prime time sulla tv Stato Meloni sfodera una mossa tattica e rischiosa, neutralizzando l’accusa di discriminazione citando Mattarella ministro dell’istruzione nel biennio 1989-90 e trasformando una misura identitaria in continuità amministrativa. Secondo alcuni però tra maggioranza e opposizione tirare in ballo il Colle, che per prassi non entra mai nelle polemiche politiche, può aprire un nuovo fronte di tensione tra Chigi e Quirinale, proprio mentre il governo attende la firma del decreto.



