Rastrellamento del Quadraro 17 aprile 1944. Quando la storia si fa verità. C’era anche mio nonno Quinto.

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Le buone notizie non vanno mai da sole. Di solito sono il frutto di un lavoro che viene da lontano e che porta lontano. Un lavoro magari silenzioso, ma che fa la storia delle persone, riscrive, conferma o corregge anche la narrazione ufficiale, spesso superficiale, troppo spesso di parte.

E’ questo il caso della mozione approvata trasversalmente lo scorso 9 dicembre dal Consiglio Regionale del Lazio, propedeutica all’estensione di una legge regionale. Frutto, a sua volta di altre mozioni: quelle dei Municipi V e VII e quella comunale dell’11 aprile 2017, anch’essa approvata all’unanimità.

Argomento, il rastrellamento del Quadraro, insignito della Medaglia d’oro al Merito Civile dal presidente della Repubblica Ciampi, con una motivazione che si commenta da sola: “Per la fulgida resistenza all’oppressore, esempio di coraggio, solidarietà e amor patrio”.

Un quartiere che si è sacrificato sull’altare della libertà, 31 morti, tubercolosi e tanti drammi familiari, con esempi e atti d’eroismo, primo tra tutti, quello di Don Gioacchino Rey.
Stiamo parlando della sua giusta collocazione nella storiografia italiana e non solo, e delle doverose iniziative che si possono e si devono intraprendere, per evidenziare la memoria di questo infame episodio (come tanti altri verificatisi a Roma durante l’occupazione nazista).
Una sensibilizzazione che si tradurrà in tante proposte, previste dalle mozioni, tutte coordinate dall’Anrp (Associazione Nazionale Reduci della Prigionia): ricerca scientifica, produzione di testi, film, titolazioni di parchi etc.

Un lavoro che si avvale del contributo di alcuni storici. A cominciare da Pierluigi Amen. Da anni con dovizia e pazienza certosina, raccogliendo fonti, testimonianze e prove documentali, sta dando una svolta decisiva alla ricerca storiografica sul tema. Un lavoro che non si interrompe mai: sempre a “caccia” di vicende individuali dei rastrellati (i parenti, in possesso di materiale e ricordi, possono utilizzare l’email rastrellamentodelquadraro@gmail.com).

Un dramma, come detto, letto finora con le lenti dell’ideologia (l’ideologia della storia), e solo da poco trattato con i presupposti della scientificità e dell’oggettività. Libero da odi e divisioni.
Per quello che mi riguarda, la memoria collettiva si incrocia con quella mia personale, familiare.
Mio nonno materno, Quinto Sturmann, musicista (suonava nell’orchestra con Toscanini), seguì il direttore in Francia. Un tempo di dolore, ma anche di gioia, di parziale ripresa. Nei pomeriggi di sole, lasciava il suo clarinetto, per riunirsi con altri amici, andando a suonare jazz (col sax), sui noti barconi fluviali. Luoghi di svago e di fuga dalla guerra. Attimi fugaci di leggerezza. E lì che conobbe e amò mia nonna (Charlotte), da cui nacque a Lione, mia madre, Arlette. Ma la sfortuna era sempre in agguato. Charlotte morì successivamente di cancro. E negli ultimi mesi della guerra, volendosi ricongiungere col fratello che abitava a Roma, esattamente al Quadraro, andò a trovarlo e fu coinvolto nella retata nazista. Destinazione, lager Bad Lauterberg, tessera numero 1655. Indicibili sofferenze (si salvò dalla morte in virtù del cognome non italiano), ritornò a casa nell’agosto 1945, a guerra finita, dopo essere stato nell’ospedale di Merano (pesava appena 49 chili).

Non ho avuto la fortuna di conoscerlo. E’ scomparso quando avevo un anno (nel 1959). Ma è stato molto presente e vivo nei racconti di mia madre. Da lui, tutti noi abbiamo ereditato il Dna un po’ artistico e libertario. Non ho avuto la fortuna di parlarci, ma certamente, grazie pure alla ricostruzione storica in atto, sarà collocato in un ideale Pantheon, capace di riscattare chi ha sofferto per la dittatura, ponendo direttamente o indirettamente le basi per la nascita della democrazia.
Le vicende personali non sono mai solo personali. Sono parte integrante di una storia collettiva. La Storia siamo Noi.

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