Sinistra e renzismo. Il male oscuro denunciato da D’Alema. Ha ragione Rizzo?

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Di “guariti” e “malati” a sinistra ce ne sono tanti, troppi. A cominciare dalle lettere. Al di là delle piccole sigle dei duri e puri, che insistono nella loro dimensione utopistica, le lettere sono state sempre per “sottrazione”: prima Pci, poi Pds, poi Ds, infine Pd. Questa è la verità: la testimonianza di una sofferenza storica, di un’involuzione e di una impotenza endemica, genetica, ideologica.

E’ la “sindrome di Voltaire”, cioè l’incarnazione religiosa del bene, della morale, dell’etica, della democrazia, della cultura, dell’umanità, della giustizia, dell’ambiente, dei diritti, ossia il bene; una perfezione che non può perdere col male, né venire a patti. E il risultato pratico è nessuna mediazione o compromesso dentro gli schemi obbligati della democrazia parlamentare.
Quindi, o la sinistra vince come pensa (confondendo la realtà col proprio pensiero), o non se ne fa nulla. Muoia Sansone con tutti i Filistei.

E’ la spiegazione del mito incapacitante che condanna da decenni la sinistra italiana e non solo, a perdere, a non vincere, se non per brevi parentesi, e a dividersi sempre in mille rivoli: l’eterna questione dei riformisti e dei massimalisti. Che non trova sbocchi, né soluzioni.

Da ieri, Massimo D’Alema ha riproposto e confermato lo schema. Lui, simbolo di una sinistra tosta che ha perso inesorabilmente la sua identità (social-democratica, laburista, clintoniana, neo-post-comunista, liberal, radicale di massa?), e che tenta disperatamente di ricompattarsi per combattere il nemico (area vasta, perimetro, zona progressista etc). Sì, perché l’unica cosa che unisce tutti i cespugli, le correnti e i personalismi, è l’antifascismo.

Baffino, come noto, ci ha riprovato. Durante il brindisi di fine anno via Zoom di Articolo Uno, ha aperto la strada al ritorno nel Partito democratico: “La principale ragione per andarcene era una malattia terribile che è guarita da sola”. Tradotto: il renzismo. Le sue parole, naturalmente, hanno scatenato “profonda irritazione”, da quanto è filtrato dal Nazareno. Il segretario Pd Enrico Letta è stato esplicito e drastico: “Nessuna malattia e guarigione, solo passione”. Diversi esponenti dem hanno usato toni ancora più duri. Il senatore Andrea Marcucci ha detto: “D’Alema rientra nel Pd e parla di malattie? Lui è un esperto, avendone vissute e provocate molte fin dai tempi del Pci-Pds. Il Pd deve essere più ambizioso”. Peccato che Marcucci sia ancora il cavallo di Troia dentro il Pd proprio di Renzi. Certamente ha fatto una scelta diversa rispetto al leader di Iv, ma le affinità elettive, evidentemente restano.

A conti fatti, una domanda è lecita: cosa vuol dire renzismo? Il berlusconismo di sinistra? Il centrismo liberal? Il protagonismo dirigista, aziendalista dell’ex sindaco di Firenze, alleato dei poteri forti (dei primi, altro che ultimi)? In una parola, il tradimento della tradizione sinistra. Ma la componente post-Dc, da cui viene Renzi, è stata una forza fondante e costituente pure del Pd. Segno di un mix evolutivo che non prevedeva passi all’indietro. Ergo, non se ne esce. Altrimenti non resta che dare ragione a Rizzo. O la sinistra è sinistra, o non è.

 

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