Quirinale, parla Chiara Geloni: “Draghi ha complicato la sua corsa”

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Si avvicina la data fatidica dell’elezione del nuovo Capo dello Stato e gli occhi sono tutti puntati su Mario Draghi. Il quale prima di Natale ha fatto capire chiaramente di essere disponibile a salire al Quirinale a determinate condizioni, ma poi a Capodanno si è detto altrettanto disponibile a restare a Palazzo Chigi sempre a determinate condizioni. A che gioca sta dunque giocando il premier? Abbiamo provato a capirlo con la giornalista e politologa Chiara Geloni.

Cosa vuole realmente Mario Draghi? Fare il presidente della Repubblica o restare premier?

“Credo che Draghi sia stato abbastanza chiaro. Lui coltiva la legittima ambizione di poter essere eletto al Quirinale e lo ha fatto capire con un’evidenza fuori dal comune. In genere chi ha questa ambizione si nasconde, non esce allo scoperto. Sollecitato da domande dirette lui invece ha risposto, non è scappato, ma lo ha fatto con la logica propria di una personalità che non ha mai fatto una trafila politica e quindi non conosce certe regole, che per quanto non scritte sono però fondamentali. Ed è il Parlamento che sceglie e vota il candidato al Quirinale, non è prevista l’autocandidatura. Ritengo abbia commesso degli errori, che forse non pregiudicheranno del tutto la sua elezione, ma certamente gli hanno complicato la corsa”.

Perché?

“Perché è apparsa chiara la sua volontà di dettare condizioni al Parlamento. Questo è un errore che non può permettersi un presidente appena eletto, e men che meno un potenziale candidato che ambisce al Colle. Gli equilibri politici sono già di per sé molto delicati e complessi, e certamente con le sue dichiarazioni non ha reso la situazione più facile”.

Quindi oggi l’elezione di Draghi quanto è probabile e quanto invece difficile da concretizzare?

“Non mi avventurerei nel calcolo delle probabilità. Penso che ad oggi sia ancora fra le candidature più probabili ma i giochi non sono ancora iniziati, quindi tutto è da vedere. Non siamo ancora nemmeno alle battute iniziali”.

Se Draghi sarà eletto al Quirinale che ne sarà del governo? Ritiene possibile un esecutivo bis senza Draghi, o è molto più probabile il ritorno al voto?

“In politica tutto è possibile. E’ ovvio che si cercherà di dare al Paese un altro governo, ma non è certamente scontato che poi questo possa arrivare fino al 2023. Il quadro politico è molto instabile, quindi un presidente del Consiglio diverso da Draghi incontrerebbe maggiori difficoltà nel tenere unita una maggioranza come quella che c’è oggi. Forse una maggioranza più piccola potrebbe avere il pregio di essere più compatta, ma tutto sta nel capire come possa essere formata e da chi”.

Un bis di Mattarella dobbiamo escluderlo definitivamente o potrebbe anche presentarsi come soluzione estrema per permettere a Draghi di restare al governo fino al 2023?

“Anche qui non si può definire l’ipotesi impossibile, ma la ritengo altamente improbabile per ragioni di ordine costituzionale che al presidente Mattarella stanno molto a cuore. Abbiamo già avuto la rielezione di un Capo dello Stato, ripeterla rischierebbe di far diventare questa eventualità una prassi, e questo non è mai stato nella volontà dei padri costituenti. Inoltre Mattarella ha svolto il suo incarico in maniera egregia e ormai ha dato prova di avere una ben precisa predisposizione, quella di passare la mano. E sono certa non tornerà indietro su questo”.

Escludendo Draghi, quale altro candidato potrebbe godere di una base parlamentare molto ampia?

“Il tentativo delle forze politiche mi pare al momento sia proprio questo, trovare cioè un candidato largamente condiviso in grado di essere eletto già alle primissime votazioni, in modo da lanciare un forte segnale di unità e stabilità politica ed evitare di terremotare la legislatura. Oggi l’ostacolo principale però è rappresentato da Silvio Berlusconi e dalla sua ambizione. E’ ovvio che se ci sarà in campo lui e sarà indicato da tutto il centrodestra, sarà molto difficile che intorno al suo nome possa crearsi questa convergenza. Se invece alla fine deciderà di capitalizzare il suo consenso su un altro nome, a quel punto le cose potrebbero anche cambiare, come è auspicabile che avvenga”.

Ritiene quindi che il boccino lo abbia il centrodestra? 

“Assolutamente no, il boccino in mano non ce l’ha nessuno, nemmeno il centrodestra. Nessuno ha i numeri per poter eleggere il Presidente della Repubblica senza il supporto degli altri. Al di là della propaganda credo che siano tutti consapevoli di non avere la forza necessaria per imporre condizioni. Quindi oggi l’unica via d’uscita è convergere su un candidato in grado di rappresentare tutti”

Esiste? Vede qualcuno oltre a Draghi?

“Candidato di tutti non vuol dire senza colore politico. Non servono personalità sbiadite e opache, perché si correrebbe il rischio di offrire al Paese un’immagine di debolezza. La convergenza deve avvenire su un rappresentante delle istituzioni, che ha servito le istituzioni con la trasparenza delle sue azioni, capace di spogliarsi della propria appartenenza di parte per diventare il garante della Costituzione. La storia del nostro Paese è ricca di presidenti di questo tipo”.

Un nome su misura per questo identikit quale potrebbe essere?

“Posso anche avere in mente dei nomi ma non ha alcun senso farli. Spero sinceramente che il Parlamento mi stupisca perché se devo essere sincera i nomi che circolano non mi entusiasmano affatto. Non mi sembrano per ora particolarmente esaltanti”.

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