Quirinale. Un presidente cattolico alla Biden o come re Baldovino?

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Ci siamo: le votazioni dei grandi elettori per eleggere il successore di Sergio Mattarella inizieranno il 24 gennaio.

Il presidente della Camera Roberto Fico ha convocato per quella data il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali. “Nelle prossime due settimane – ha scritto – all’attività ordinaria si affiancherà quella di preparazione al voto. Siamo al lavoro insieme al collegio dei questori per definire l’organizzazione e le misure per garantire la piena operatività e sicurezza del voto. Come da prassi – ha continuato Fico – ho inviato la comunicazione ai presidenti dei Consigli regionali, che dovranno scegliere i propri delegati e al presidente Mattarella”.

Ma come funzionerà l’elezione del tredicesimo presidente della Repubblica? Perché si vota tra un mese? E’ presto detto. Va specificato che con la comunicazione odierna Fico ha dato il via alla procedura standard normata dalla Costituzione. In base all’articolo 85, “trenta giorni prima che scada il termine” del settennato, “il presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica”. Sergio Mattarella si è insediato il 3 febbraio 2015, i trenta giorni quindi sono scattati da l’altro ieri.

Certo, sarà interessante vedere se il Covid falcidierà i parlamentari, come antipatica anticipazione del taglio che deputati e senatori subiranno a loro spese nella prossima legislatura.
Se il calendario è certo, i giochi sembrano ancora in aria. L’unico candidato di bandiera, come noto, è quello del centro-destra, Silvio Berlusconi, ma è destinato soltanto a fare da apripista ad altri nomi, sempre pescati dal perimetro moderato (Prodi, Casini, Amato), che saranno il frutto degli equilibri, delle strategie e dei veti incrociati tra schieramenti. E bisognerà vedere quali scambi di favore, chi terrà realmente il boccino in mano.

Letta e Conte ci sperano, Salvini e Meloni si illudono. Sicuramente ci saranno sorprese. E i veri nomi arriveranno dopo.
Nel frattempo il toto nomine è inflazionato. Oltre al solito appello politicamente corretto, in direzione della prima donna al Quirinale (in questo le monarchie battono le repubbliche 10 a 0), da qualche parte è arrivata la richiesta di un capo di Stato ancora cattolico o una donna cattolica. Ma simbolo, o garanzia di cosa?

Su questo bisogna essere estremamente chiari. Che si intende? Una sensibilità, un’appartenenza, una vocazione o una missione che implicano un esercizio reale? Mancando un partito come la Dc e tenendo presente l’irrilevanza dei cattolici nei vari partiti, confinati a oggetti da mobilio, incapaci di dettare agenda e linea politica delle segreterie, un “presidente credente” adesso, nell’attuale contesto storico e politico, che senso avrebbe?

Siamo in Repubblica parlamentare e non in Repubblica presidenziale. Ci chiediamo se un uomo con tali vere, forti, radicate, convinzioni, sia mai in grado di ergersi contro il parlamento di cui è espressione, nel caso di approvazione di leggi opposte al diritto naturale e alla dottrina della Chiesa, come la riproposizione del Ddl Zan, l’eutanasia, l’utero in affitto e affini etc.

Sappiamo benissimo che il diritto di veto non vale due volte. E non tutti i politici nostrani sono come re Baldovino, che si dimise per non firmare da capo dello Stato una legge contraria alla sua coscienza.
E allora, che farsene di presidenti di area cattolica, solo coerenti a visioni compromissorie, annacquate, col pretesto di una laicità della Repubblica, che da tempo non è più garanzia della libertà religiosa, ma promozione attiva dell’ateismo di Stato?

Veramente crediamo che presidenti “cattolici” alla Biden siano l’argine di valori non negoziabili di fronte alla deriva laicista della società? Come sta conciliando l’aborto all’ultimo mese col suo Dna? Questi inquilini cattolici del Colle difenderanno nei fatti e nelle scelte una Costituzione che ancora nei suoi articoli tutela la famiglia naturale e il diritto alla vita?
Alla fine, come tradizione nostrana, l’identikit sarà blando. Molta forma e poca sostanza.
La formazione personale e la funzione istituzionale non saranno mai facilmente integrabili.

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