Vaccini obbligatori. La prova della sconfitta e della malafede del sistema “italo-cinese”

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Conto alla rovescia per l’obbligatorietà del vaccino. Cominciano gli over 50: 10 gennaio, e poi il 15, sarà la volta dei lavoratori. Questa è l’ultima sentenza e l’unica speranza del governo Draghi (poi resta solo il lockdown), di fronte all’avanzata esorbitante dei contagi che non ha risparmiato nessuno, vaccinati e non. Smentendo tutte le narrazioni ufficiali dello Stato etico sanitario.

Pare che al Cdm si siano leggermente opposti Lega e grillini. Ma purtroppo non fanno testo: il mantenimento delle poltrone è superiore a ogni cosa. Un’ambiguità che dura da mesi. E’ la loro debolezza e incapacità di rappresentare totalmente un’Italia di fatto “no-vax” e “no green pass” (il 50% dei cittadini non vota, perché la politica è commissariata, inutile e periferica); incapacità di incarnare un Paese che si oppone al nuovo direttorio, che combatte la compressione dei diritti civili (esaltati invece, in tutti gli altri campi, dall’utero in affitto, ai matrimoni egualitari, al Ddl Zan), e che rifiuta la fine dei diritti costituzionali (esaltati quando, secondo il pensiero unico di sinistra, il nemico era Berlusconi, o la destra, sempre ritenuta “filo-fascista”, ma oscurati ora), nel nome e nel segno del primato della salute.

In questo solo Fdi ha dimostrato di avere una certa coerenza con le idee e le battaglie da fare.
La sensazione che si ha è che ci troviamo di fronte a un fallimento sostanziale della campagna vaccinale (non nei numeri, ma nella gestione). E al momento, tra incompetenza e approssimazione il più pulito ha la rogna.
La verità è che siamo al “redde-rationem” della vaccinazione. La quota 90% non è servita a impedire la circolazione del virus.

Chi scrive si è vaccinato a settembre e a dicembre ha contratto lo stesso il virus. Certo, tutti gli omologati mi hanno detto che grazie al vaccino, i miei effetti sono stati meno letali, ma tant’è.
La variante Omicron che sicuramente ho preso, anni fa l’avrei archiviata e derubricata come semplice influenza. Pochissimi sintomi. Chi mi sta vicino, non vaccinato, ha sintomi ancora inferiori. Tanto per smentire la narrazione religiosa.
L’unica cosa che posso dire è che il virus essendo intelligente, per non morire, e far morire l’ospitante, incontrando una resistenza (il vaccinato) si modifica. E a forza di modificarsi, si indebolisce. Questa è la differenza tra la variante Delta e la Omicron.

E allora, perché insistere sulla vaccinazione? Quando le cure domiciliari, non la follia del protocollo-Speranza (la tachipirina e la vigile attesa), dimostrano, al contrario, grande efficacia?
Perché addirittura, continuare col terzo, quarto vaccino, e con l’obbligatorietà, quando siamo di fronte al tramonto del contagio?

Allora non è vero che siamo al tramonto. Allora le istituzioni e i soloni in camice bianco dovrebbero dirci che i vaccini sono solo un piccolo freno (accompagnato ad altre cure), non la soluzione, non la garanzia dell’immortalità (quando poi ci ammazzano sul resto, dall’economia all’ambiente, al cibo), non la salvezza del corpo.

E perché questo non è stato detto finora? Ma fatto ingoiare gradualmente con la tecnica della rana bollita e della finestra di Overton? Ma si è accettato che la gente, vaccinati e non, l’abbiano capito a loro spese? E cioè, che anche i vaccinati si ammalano, si contagiano, muoiono, vanno in terapia intensiva? E che la diffusione del virus non c’entra nulla con i no vax, che da tamponati, presentano maggiori garanzie di chi va in giro come un cretino (il militante paranoico della mascherina), con un green pass enormemente superiore all’efficacia conclamata dei vaccini, che numeri alla mano, si è ridotta a 4 mesi? Ovviamente una comunicazione sottaciuta all’inizio della campagna vaccinale. Non a caso gli esperti stanno riducendo l’estensione del passaporto verde. Segno che forse non reggono più alla reiterazione dell’inganno collettivo.

Quando l’Aifa ha certificato il numero dei morti in Italia “dopo” o “con” il vaccino (580 in un anno e mezzo), la gran cassa della politica, del giornalismo, degli intellettuali (teorici del terrorismo e dell’ipocondria di massa), e di Big Pharma, ha detto che non c’era correlazione acclarata, di morti per il vaccino (solo 19, i casi realmente accertati). Concetto giusto, che va applicato allora anche ai 150mila morti finora, non “per” il Covid ma “con” il Covid (salvo un ristretto numero).
Dubbi e perplessità che la dicono lunga sullo stato dell’arte di un modello cinese orweliano che stanno imponendo a noi e al mondo.

Adesso Draghi, in odore di Quirinale, si aggrappa all’ultima spiaggia (l’obbligatorietà per i gli ultra 50enni). Benissimo. Meglio che immolare i bambini che corrono più rischi col vaccino che col contagio (specialmente se parliamo di Pfizer e Moderna, sieri sperimentali che lavorano sulle nostre cellule, dall’esito che vedremo in futuro). I 50enni e oltre, come noto, hanno problemi gravissimi di stile di vita (sulle patologie di due terzi di italiani, in effetti si dovrebbe intervenire: monitorare e indagare su come vivono, cosa bevono, come mangiano, cosa fumano etc), ma almeno se si dovesse procedere in tal senso, lo Stato si dovrà assumere le responsabilità di quello che la neo-lingua dominante chiama “reazioni avverse”.

E qui si apre un fronte interessante. Al momento le sentenze della Corte, sulle denunce, sono state lapidarie: niente rimborsi in mancanza di obbligatorietà. E ora come la metteranno?
Il percorso sarà automatico o dovremmo assistere a procedure complesse e difficili come la farmacovigilanza passiva, totalmente disattesa da medici e istituzioni sanitarie?

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