Vaccini. Quel Comitato di liberazione nazionale che dà fastidio ai nipoti del Cln

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Stiamo assistendo a una divertente eterogenesi dei fini. Il pensiero unico dominante che nega sé stesso e si rovescia nella tomba.

Un pensiero democratico, progressista, buonista, umanitario, inclusivo, che invece esclude, scomunica ogni dissenso, bocciando ogni rivolta dal basso, ogni contestazione forte, ogni istanza di cambiamento, addirittura appalesando una vocazione naturale, spontanea, istintiva, a difendere per principio lo status quo, le istituzioni in essere, qualsiasi governo esistente. Una specie di legalitarismo aprioristico e acritico.

Eppure, liberal, sessantottini, comunisti (oggi dem e soci), radicali, hanno, o dovrebbero avere nel loro Dna, le rivolte, le sommosse, le rivoluzioni, dei contadini, dei proletari, dei lavoratori, dei popoli, contro i tiranni.
Non si sono formati col culto della Rivoluzione francese, russa, cinese, cubana, o del biennio rosso italiano? Anche se queste hanno prodotto morti, ghigliottine, terrore, gulag?
E perché ora si indignano se parole come “resistenza”, “liberazione nazionale”, “libertà”, vengono riproposte da altri, da nuovi soggetti che sfuggono al controllo del mainstream? Il tema è che non lo fanno più loro? E’ lesa maestà? Sacrilegio? Eterna proprietà privata delle idee?

Ma dovrebbero imparare dalla storia. Che muta sempre scenari e attori protagonisti. Non solo evidentemente, i padroni delle ferriere, stanno dimostrando di non aver imparato la lezione, ma si sono messi proprio dall’altra parte. Usando gli stessi concetti di Luigi XVI o di Nicola II prima dell’avvento sanculotto o rosso. Al contrario, dovrebbero ricordarsi che la regola oggettiva degli eventi sociali e dei cicli politici è il relativismo, non la contrapposizione morale, religiosa, fissa, immobile, tra bene e male, che comporta il fatto che qualcuno sia eternamente beato e qualcun altro eternamente dannato.
Così si spiega il fatto che, ad esempio, il fascismo all’inizio è stato ritenuto la salvezza dell’Italia e ha goduto di un indubbio consenso, poi è diventato il male assoluto, come il nazismo e, con molti distinguo ancora attuali, il comunismo. Così si spiega il fatto che Garibaldi è considerato un eroe per il Risorgimento e un brigatista, un eversivo, per i Borbone.

I tanti liberali di casa nostra (che occupano tv, giornali, partiti, istituzioni, cultura), convertiti sulla via statalista di Damasco, anziché continuare nel mantra delle “libertà al massimo e Stato al minimo”, oggi, come noto, sono per le “libertà costituzionali al minimo” e “lo Stato etico-sanitario” al massimo. Ma pure per lo “Stato pappone” (la legalizzazione della prostituzione), lo “Stato spacciatore” (la legalizzazione delle droghe), lo “Stato becchino” (l’eutanasia).
E come se non bastasse, si sono indignati per le parole usate dal professor Mattei a Torino, reo di aver varato un Comitato di liberazione nazionale contro il Regime Covid, la compressione della Costituzione, l’obbligatorietà del vaccino e i vari Green Pass,

Apriti cielo. Accostare i no vax, i no green pass ai partigiani, è una bestemmia. Non esiste che qualcuno, reietto, asociale, egoista, privo di sensibilità ed etica sociale, ignorante, folle, malato (come sono etichettati i contrari al governo Draghi, per quanto riguarda la gestione pandemica), possa equiparare Draghi a Mussolini e i docenti odierni anti-Draghi a quelli che nel 1931 rifiutarono l’affiliazione al partito fascista.
Le penne e le facce di commentatori, politici e conduttori tv, sono state emblematiche. C’è proprio bisogno di un Comitato di Liberazione nazionale.

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