Quirinale, il caos nei 5S e i molti dubbi nel centrodestra

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Impazzano le indiscrezioni sul voto per il Quirinale.

La scalata di Mario Draghi sembra complicarsi notevolmente, dopo lo stop di Forza Italia (che ha minacciato di non sostenere un altro governo senza il premier), e soprattutto la contrarietà di molti deputati e senatori del M5S che stanno chiedendo con insistenza a Giuseppe Conte di proporre ufficialmente un bis di Mattarella.

Se in casa azzurra il no a Draghi sembra ispirato dalla volontà di liberare il campo a Silvio Berlusconi, fra i grillini invece prevale il timore delle elezioni anticipate che invece a Conte non dispiacerebbero affatto; il leader pentastellato avrebbe così la possibilità di liberarsi di tanti  avversari interni visto che sarebbe lui a compilare le liste.

L’unico candidato che in questo momento sembra proiettato verso il Colle è Berlusconi, al punto che il numero due di Forza Italia Antonio Tajani lo ha invitato espressamente a sciogliere la riserva.  Ma il problema sta nel fatto che se Draghi lascerà intendere di ambire al Quirinale come del resto ha già fatto, sbarrargli la strada sarebbe comunque controproducente; chi potrebbe escludere che il premier, deluso dal mancato sostegno alla sua candidatura, non possa considerare la cosa come un segnale di sfiducia nei suoi confronti e dimettersi? Peggio ancora se addirittura dovesse verificarsi un impallinamento in aula da parte dei franchi tiratori.

Il Giornale non esclude poi che dalle parti dei 5S, pur di evitare il rischio delle elezioni anticipate, non possa addirittura arrivare un sostegno a Berlusconi. Scrive infatti il quotidiano diretto da Augusto Minzolini: “Fioccano le critiche a Conte sul «buco nell’acqua» dell’incontro con Enrico Letta di lunedì sera. «Si sono visti ma non sono riusciti a impostare una linea», dice una fonte autorevole del M5s. L’ex premier si muove nel pantano, con la paura che il Quirinale rappresenti l’occasione del «delitto perfetto» per i sempre più numerosi nemici interni. A dimostrazione del caos, nelle ultime ore sono tornate a impazzare le voci su un drappello di una trentina di grillini pronti a votare per Silvio Berlusconi. Circola un’indiscrezione secondo cui gli scontenti potrebbero scrivere il nome del leader di Fi nei primi due scrutini per lanciare un avvertimento a Conte. Un’altra mina sulla strada verso il Colle”.

Tutto sta nel capire quanto poi il centrodestra sia davvero unito sul nome del leader forzista. L’ex ministro Giuliano Urbani non crede affatto nella tenuta della coalizione e a Berlusconi consiglia addirittura di ritirarsi dalla corsa. Intervistato da Huffpost, l’illustre politologo e dirigente azzurro della prima ora dice: “A Berlusconi sconsiglio di andare avanti con la sua autocandidatura al Quirinale. I primi tentennamenti e distinguo che vedo in quella che dovrebbe essere la sua base naturale di centrodestra, e parlo dei suoi alleati, dovrebbero fargli aprire gli occhi. Oggi non ci sono le condizioni affinché possa prendere i voti per il Colle. Sarebbe meglio allora da parte sua fare un discorso molto franco agli italiani, dire che lui avrebbe voluto ma che non ha trovato entusiasmo da parte di chi è nella coalizione di centrodestra, spiegare che la sua candidatura sarebbe stata una proposta utile per il paese ma che come sempre questo è ancora un paese troppo poco liberale”.

Insomma, la sensazione è che Salvini e Meloni in realtà non se la sentano di sbarrare la strada al Cav pur non essendo in cuor loro entusiasti della candidatura. Sempre l’Huffpost rivela: “Eccolo il centrodestra intrappolato nella sua tela: nessuno osa dirgli di no per paura di rompere l’alleanza e consegnare i suoi voti per il Colle al centrosinistra, ma in tanti temono che si andrà a sbattere con il rischio di consegnare comunque i suoi voti al centrosinistra”. Alla fine dunque nessuno sembra avere le idee davvero chiare.

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