Come bruciare un candidato: il caso di Andrea Riccardi

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Ci sono dinamiche politiche che si fa molta fatica a comprendere. Una di queste dinamiche ha avuto nelle ultime ore per protagonista il professor Andrea Riccardi, che per l’intera giornata di ieri, vigilia dell’apertura dei seggi per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, è stato al centro del gossip quirinalizio.

L’illustre storico, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, molto stimato dagli ultimi pontefici, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, autore di saggi e biografie sulla storia della Chiesa del Novecento, già ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione nel Governo Monti, figura di comprovato prestigio internazionale, è stato individuato nelle ultime ore come candidato autorevole dal centrosinistra per il Quirinale, al punto che Pd, M5S e Leu per l’intera giornata di ieri hanno lasciato intendere che poteva essere lui il nome di bandiera da mettere in campo nelle prime tre votazioni.

L’autorevolezza c’è sicuramente e si fa davvero fatica a pensare che possa essere messa in campo come candidatura di bandiera. I primi a lanciare il nome di Riccardi sono stati i 5Stelle, con Giuseppe Conte in prima linea, poi è stato condiviso anche da Letta e Speranza. Ma proprio perché si è voluta dare una connotazione politica alla candidatura, ecco che la stessa è stata praticamente bruciata già prima di concretizzarsi.

Il primo ad “accendere il fuoco” è stato il leader di Italia Viva Matteo Renzi, che intervistato da Lucia Annunziata nel suo programma domenicale, ha detto che il nome di Riccardi è sicuramente molto autorevole e che poteva essere spendibile se soltanto non fosse stato proposto in quella maniera. Come dire che ormai era fuori gioco. Analogo no dal centrodestra, ancora di più nel momento in cui il nome di Riccardi è stato messo in campo nell’ambito dei veti incrociati delle ultime ore: con Letta che ha dichiarato di non accettare nessuna candidatura di centrodestra, e Salvini che ha risposto di non essere disposto a subire veti dal centrosinistra sulla rosa dei nomi che è pronto a mettere sul tavolo.

Nella serata di ieri i big del centrosinistra devono essersi accorti della gaffe fatta e di come hanno esposto Riccardi al fuoco di fila di presunti alleati (Renzi) e avversari (il centrodestra). Al punto da smentire che il fondatore di Sant’Egidio era in campo soltanto come candidato di bandiera e di come la sua fosse invece una proposta autorevole. Ma ormai il danno era fatto.

Poi, tanto per non farsi mancare nulla, è arrivata la stoccata del mondo Lgbt che ha ricordato come Riccardi si sia espresso in passato contro il riconoscimento delle unioni gay (e questo si sa per il centrosinistra, alle prese con la recente sconfitta sul Ddl Zan, non è certo un bel biglietto da visita).

Era proprio necessario mettere un nome così prestigioso sulla graticola? Non sarebbe stato molto più onesto schierare un candidato di parte, Luciano Violante per esempio, visto che comunque nelle prime tre votazioni senza un accordo con il centrodestra è impossibile eleggere chiunque? E magariscoprire Riccardi alla quarta votazione come possibile candidatura da offrire anche al centrodestra? Perché macchiare l’immagine di un candidato autorevole, di area centrista (ricordiamo anche che fu coinvolto in passato nei tentativi di ricostituzione di un partito dei cattolici modello Dc), che per quanto chiaramente più vicino al centrosinistra, non ha mai dato motivo al centrodestra di considerarlo un nemico? Almeno non più di quanto lo sia stato in passato Sergio Mattarella, che pure in questi sette anni non ha mai mostrato ostilità preconcetta verso la parte politica che aveva combattuto in passato.

Un gioco al massacro quello contro Riccardi che francamente lascia perplessi, ancora di più pensando che lo si è candidato nel momento di maggiore tensione, con la rinuncia di Berlusconi e appunto i veti incrociati fra Letta e Salvini. A meno che il gioco del centrosinistra non sia alla fine quello di bocciare tutti i possibili autorevoli nomi in campo per lasciare sul tavolo soltanto quello di Mario Draghi. E Riccardi, che sanno gradito e sponsorizzato soprattutto oltretevere, lo si è fatto fuori per primo. 

 

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