QuiriMale-1. La Repubblica “in bianco” e il “complesso monarchico” dei partiti

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Hanno tanto invocato una donna al Quirinale e alla fine la “scheda bianca”, sostantivo più aggettivo femminile, l’ha fatta da padrona. Tranne qualche evocazione a sorpresa, quelli di Azione (Calenda), che in 5 hanno scritto Cartabia o qualche battuta ilare che non manca mai (“sindrome-Magalli”). Ministra, a questo punto, bruciata o forse da recuperare solo dopo parecchi giri di giostra.

L’esito di questa prima giornata era scontato. Dopo il grande incontro Salvini-Draghi, poi Letta-Salvini, tutti hanno incontrato o telefonato a tutti. Dai colonnelli, ai caporali.
E a sentire i diretti interessati, seguendo lo schema inaugurato da Draghi (vincolando la scelta del Colle alla continuità del governo, come squadra e come formula), hanno dato maggiore importanza all’esecutivo che al primo scranno della Repubblica.

Una riflessione va comunque fatta. Non solo la politica è commissariata, indebolita, tanto che in queste ore sta tentando una disperata rimonta, attraverso il fatidico nome da estrarre dal cilindro. C’è l’eutanasia degli schieramenti. Di fronte all’indicazione sotterranea dei primi papabili che circolano, la sensazione che si ha è che ognuno faccia da sé e per sé. Bypassando centro-destra e centro-sinistra. Vige l’anarchia. Se a ciò si aggiunge, che molti parlamentari sono ossessionati dal taglio e dalla loro ultima spiaggia (altro che rielezione), è evidente che cerchino qualsiasi sponda pur di restare a galla, allungando la legislatura.

Ma quello che non si può sentire sono le parole usate dai leader e comprimari. Che evidenziano un “complesso monarchico” duro a morire. Frasi tipo “persona di alto profilo, di alto spessore”, “facciamo il superiore interesse nazionale”, quando poi la contesa si riduce a una mera comunicazione tattica e strategica, malcelata da incontri segreti che segreti non sono, visto che i giornalisti sono sempre collegati in diretta.

La verità è che dopo la fase delle schede bianche, assisteremo ai tentativi di imporre uomini o donne “di parte” che l’altra parte vedrà come “di parte” e divisivi (sottintende l’uomo di mediazione, che ha portato in passato a scegliere moderati centristi, da qui il nostro titolo eternamente valido, “palla al centro”). E cioè (proposta Salvini), nell’ordine, Casellati, Moratti, Frattini, Tremonti, Pera. E specularmente (proposta Letta), Gentiloni, Violante, Rosi Bindi, Finocchiaro, Amato, Franceschini. Una lista interminabile di tasselli che aprono a ulteriori tasselli.
Dove solo Casini o un Casini sembrerebbero poter essere l’approdo finale. Un caos repubblicano che fa appunto rima con Casini.

 

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