Sergio chi? I giornali stranieri festeggiano per Mario a Palazzo Chigi

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Di solito la stampa straniera tratta l’elezione del Capo dello Stato come una divertente pagina di folklore politico: le Camere riunite, le riunioni dei leader, le indiscrezioni rubate alla buvette, le voci dal Quirinale, le fumate nere e poi grigie e poi chissà, forse bianche, sono sempre stati elementi di grande fascino per i corrispondenti esteri, che si divertivano tantissimo a far sembrare l’elezione del Presidente della Repubblica qualcosa a metà strada tra un conclave e una congiura rinascimentale di palazzo.

Ma questa volta a occupare le cronache delle principali testate estere erano parole molto più concrete e banali come ansia, paura, debito, default. La paura, che dai giornali si riversava nelle cancellerie di mezza Europa e pure oltreatlantico, era che la classe politica italiana sarebbe riuscita a scatenare la tempesta perfetta, togliendo a Draghi il controllo dei fondi del Pnrr tramite sua elezione al Quirinale o la scelta di un inquilino che l’avrebbe indebolito costringendolo a dimettersi.

Non è andata così, per la sorpresa di chi già nei giorni scorsi aveva rispolverato per l’Italia la vecchia etichetta di “malato d’Europa”. Il più entusiasta nel commentare la conferma di Mattarella è stato il Financial Times, che ha parlato di una rielezione che avrebbe “deliziato gli italiani, in particolare la comunità imprenditoriale, così come i politici e i responsabili politici di tutta Europa”. I motivi sono i soliti: “La sua proroga offre a Roma una prospettiva di continuità e stabilità, lasciando l’ex presidente della Banca centrale europea Draghi, considerato uno dei potenziali successori più credibili di Mattarella, libero di andare avanti con le riforme richieste dal piano di riforme e investimenti finanziati dall’UE da 200 miliardi di euro”.

Non solo: il quotidiano della City fa notare che questi setto o otto mesi di vita in più per l’attuale esecutivo consentiranno al capo del governo di “partecipare a conversazioni critiche a livello europeo sulle riforme dell’UE, comprese le modifiche al patto di crescita e stabilità del mercato unico”. In effetti avere un governo forte al momento di confrontarsi con la Germania sulla riforma dei criteri di Maastricht darà un grande aiuto al gruppo dei “riformisti” capeggiato dalla Francia di Macron, che ora ha la certezza di poter contare su Draghi per tutto il semestre francese di presidenza Ue.

Tema questo ovviamente ripreso dal quotidiano finanziario Les Echos, sul quale Olivier Tosseri ricorda come Macron sia stato uno dei primi a felicitarsi per la conferma della coppia Sergio-Mario, considerata dall’inquilino dell’Eliseo fondamentale per “costruire un’Europa unita, forte e prospera”. Ma secondo il giornale transalpino è un po’ tutto l’establishment europeo a festeggiare: “Dalle cancellerie alle agenzie di rating, dalle società di consulenza alla stampa economica anglosassone, tutti hanno ritenuto che il tandem Mattarella-Draghi fosse l’unico in grado di garantire la stabilità della terza economia dell’eurozona. Un coro di congratulazioni si è subito alzato per salutare la rielezione del presidente, a cominciare da Ursula Von Der Leyen, che gli assicura il sostegno della Commissione Europea”.

Persino la severissima Frankfurter Allgemenine Zeitung, mai tenera con l’Italia, deve riconoscere che la soluzione trovata è, se non la migliore, di certo la meno peggiore, perché “fa guadagnare tempo all’Italia per le riforme, che certamente stanno diventando sempre più difficili”, concludendo che “pur non essendo un modello sostenibile sul lungo periodo per assenza di legittimità democratica, ai mercati piace il fatto che l’Italia sia gestita da tecnocrati apartitici come Draghi”.

Insomma, la sua forza effettiva in Italia rappresenta ancora un’incognita ma in Europa il Partito Draghi è già maggioranza assoluta.

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