Green pass, sulla durata nuovo scontro nella maggioranza. Cosa vuole la Lega

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Via il green pass da marzo con la fine dello stato d’emergenza. Lo chiede la Lega ma pare che nel governo da questo orecchio non vogliano proprio sentirci. 

Il Carroccio ha infatti presentato un emendamento, primo firmatario Claudio Borghi, e a seguire tutti i componenti della Commissione Affari sociali della Camera, con cui si chiede di fissare la fine della validità del green pass alla data del 31 marzo. Una posizione quella della Lega che è sostenuta indirettamente da un personaggio insospettabile, il virologo Matteo Bassetti direttore della Clinica di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, il quale nei giorni scorsi all’Adnkronos Salute ha dichiarato: ““Se il green pass è stato messo per far vaccinare la gente, e io l’ho sempre sostenuto per questo, allora dovrebbe esaurire il suo compito. Se invece il green pass è stato messo per altro, allora devono spiegare ai cittadini la ragione per cui l’hanno messo. Io da medico, oltre il 31 marzo non lo sostengo. Quindi sarà una decisione politica, non sanitaria e dovranno spiegarlo agli italiani. Però a quel punto non ci sarà soltanto chi c’è stato fino ad oggi in piazza, ma ci saranno tutti perché non avranno più nessuno che li difende”.

L’iniziativa della Lega sembra però porsi in aperta contrapposizione ai piani del governo, che è deciso a superare il green pass gradualmente, ovvero con un percorso a tappe e con l’obiettivo di arrivare al superamento totale soltanto a giugno. Il piano dell’Esecutivo  è di predisporre un decreto per mantenere l’obbligo di certificato fino a giugno, specificando di volta in volta a partire da aprile per quali esercizi è richiesto e quali no.

Una decisione che non trova d’accordo i leghisti: “Se non c’è più emergenza, non c’è più bisogno di una legislazione emergenziale anche perché rischiamo di mettere in ginocchio la stagione turistica di Pasqua: se nel mondo non hanno più il pass, non si capisce perché dovremo continuare a tenerlo noi” ha spiegato Borghi a Il Fatto quotidiano.

E’ evidente che l’iniziativa del Carroccio non fa che creare nuovi problemi alla stabilità della maggioranza, ma è altrettanto evidente che per Salvini seguire la strada pensata dal governo, quella cioè del percorso graduale, è un serio rischio politico, dal momento che sente sul collo il fiato pesante di Fratelli d’Italia che sta chiedendo l’eliminazione del green pass da aprile per tutti, e senza ulteriori proroghe. E mai come adesso la concorrenza nel centrodestra è aperta, con la Meloni che ormai è in testa in tutti i sondaggi. E non a caso appena appresa l’ iniziativa leghista con l’emendamento di Borghi, la leader di FdI con un post su Facebook ha subito commentato: “Finalmente anche nell’Esecutivo qualcuno inizia a rendersi conto dei danni prodotti dal Green Pass, ma quando a denunciarlo era Fratelli d’Italia ci accusavano di essere irresponsabili. Abbiano il coraggio di ammettere i loro sbagli e cancellino subito questa misura insensata e fallimentare sotto ogni punto di vista”.

Che farà Salvini? Punterà i piedi e andrà allo scontro o si adeguerà alla linea del governo accettando il ritiro graduale ? Il fatto è che in ballo non c’è più soltanto la stabilità del governo, ma ci sono soprattutto gli equilibri politici elettorali all’interno dello schieramento di centrodestra per la leadership. Le elezioni politiche si avvicinano e i sondaggi sono tutt’altro che incoraggianti per la Lega. Borghi ha fatto capire chiaramente che l’emendamento andrà avanti e che si cercheranno maggioranze in Parlamento, qualunque siano, e non è detto che anche dalle parti del Movimento 5Stelle non possano arrivare convergenze. Per Draghi insomma la luna di miele potrebbe essere davvero finita. Siamo forse all’alba di un Vietnam parlamentare?

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