Tangentopoli spiegata a mio figlio. La “maledizione” della Repubblica

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Caro figlio, come vivo il ricordo del passaggio dalla prima alla seconda Repubblica? Con un alto senso di frustrazione, che viene sempre dopo una profonda illusione.

Credevo veramente che la lotta alla corruzione fosse una possibilità reale, concreta del popolo; credevo veramente che la classe politica potesse essere corretta, moralizzata, migliorata; che ci potesse essere una buona politica, secondo quanto ho studiato al liceo, all’università (il primato del bene comune), e poi vissuto in prima persona negli anni Settanta.
Una voglia di patria, di comunità, di onestà e pulizia pubblica, perfettamente in linea con i valori che una certa destra aveva sempre perseguito. E che ha costituito il motivo della vittoria di Fi, del Msi-An e della Lega nel 1994, in quanto partiti nuovi, estranei e contrari al vecchio “regime partitocratico” (Dc-Psi-Pci).

E invece, niente. Non solo nessuna moralizzazione, la corruzione è rimasta un dato endemico e fisiologico della nostra politica e non solo. Ma anche la terribile sensazione, poi diventata certezza, oltre alla mediocrità del bipolarismo successivo, dei governi di centro-destra e di centro-sinistra (classe dirigente non all’altezza, poche idee di modernizzazione della società), di essere stato manovrato, strumentalizzato.
Di aver fatto, insomma, l’utile idiota, il soldatino di un disegno nazionale e internazionale preparato a tavolino.

Andiamo per ordine. Innanzitutto la seconda Repubblica non è mai nata: i mutamenti istituzionali non avvengono mai per annuncio giornalistico, ma per meccanismo costituzionale (assemblea costituente o bicamerale, secondo le regole dell’articolo 138 della Costituzione). Siamo in verità, ancora dentro gli eterni tempi supplementari della prima Repubblica. Ne scaturisce che pure la terza Repubblica, annunciata da Di Maio, all’indomani del trionfo grillino, sia stata soltanto uno spot mediatico. Esattamente come la Quarta, che coincide con la trasmissione televisiva di Porro. E come se non bastasse, amaro paradosso del destino, ho pure scoperto che la seconda (quella berlusconiana dal 1994) e la terza, quella populista (dal 2016), hanno avuto molto in comune: un’antipolitica che ha preparato il terreno al commissariamento della politica. Si è partiti dalla critica, appunto, al sistema (fase-1: Dc-Psi; fase-2: Pdl-Pd-Ulivo o Unione), si pensa di cambiare tutto, ma poi il risultato è scadente. Il ricambio ha visto solo incompetenti. Non arriva il “nuovo che avanza”, ma semmai arrivano, come sono arrivati, i tecnici. Prima Monti, poi Draghi. Stessa storia, stesso film, stesso approdo.

In fondo, lo stesso Berlusconi dei primi tempi, parlando direttamente al popolo, semplificando il linguaggio politico, ha voluto rappresentare una sorta di populismo liberista, conservatore, l’imprenditore “fai da te”, il piccolo che diventa grande, l’uomo del fare contro i politici di professione. Non è il medesimo Dna alla Guglielmo Giannini (L’Uomo qualunque), che ha connotato i grillini, con l’anti-casta, la lotta agli sprechi, il taglio dei parlamentari, l’uno vale uno?

Tangentopoli ha partorito poi, il populismo. Che via via ha assunto varie declinazioni: populismo “moralista-giustizialista” (influenzando tutti i partiti di allora, dal Pds al centro-destra, alla Lega di Bossi, fino al partito di Di Pietro, l’Italia dei valori); “populismo sovranista”, la Lega2.0 di Salvini; infine “populismo moralista-riformista” dei grillini.

E ancora: il frutto del Pool di Mani Pulite ha fatto emergere due costanti italiche. La prima: il limite della nostra Repubblica parlamentare che ciclicamente ricorre a soggetti terzi per salvarsi dal fallimento: l’inchiesta Mani Pulite ha favorito l’egemonia della magistratura che ha inciso, condizionato profondamente (in primis, con la carcerazione preventiva) e sostituito la politica. Lo scandalo-Palamara è stato emblematico di un’altra casta, ancora più potente di quella politica, ridotta ormai a mere funzioni di vassallaggio dei poteri forti.
E la crisi economica, pandemica, ha partorito l’egemonia odierna del super-tecnico. Sarà interessante capire che tipo di società il Recovery, con i binari preferenziali assicurati dal nostro premier, costruirà.

La seconda costante, è la riprova della nostra sovranità limitata, dal 1946 a oggi. Ogni volta che l’Italia esce dal seminato, viene bastonata. E’ accaduto sia per ragioni politiche, sia economiche, sia finanziarie, sia energetiche.
E’ indubbio che Mani Pulite abbia decapitato una nomenklatura politica ed economica (Dc-Psi) che garantiva la forma e la sostanza di una sovranità economica, di una capitalismo nazionale, contro le spinte alla globalizzazione (capitalismo apolide, multinazionale), che si è poi tradotto nella svendita della nostra sovranità economica, monetaria, politica, alimentare etc, nel nome delle privatizzazioni.
Tanti argomenti per riflettere, caro figlio. Ma mai per scappare dall’esercizio della coscienza critica del tuo tempo.

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