Caso Open, il voto pro Renzi che imbarazza Letta

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Il Senato ha approvato la proposta di sollevare un conflitto di attribuzione presso la Consulta su alcuni passaggi dell’inchiesta giudiziaria sulla fondazione Open, che riguardano il senatore e leader di Iv, Matteo Renzi accusato di finanziamento illecito alla omonima fondazione. La proposta è passata con 167 sì  e 76 contrari.

Renzi chiede che la Corte Costituzionale valuti se siano stati o meno violati i suoi diritti di parlamentare da parte della procura di Firenze, in relazione all’acquisizione di alcuni messaggi di posta e conversazioni private senza aver preventivamente chiesto l’autorizzazione del Senato.

Tutto il centrodestra ha votato per sollevare il conflitto di attribuzione approvando la relazione della forzista Fiammetta Modena, e anche il Pd si è espresso a favore. Hanno invece detto no i 5Stelle e Leu. Una posizione quella del Pd che apre un fronte di polemica con gli alleati, e inevitabilmente aumenterà i problemi che Letta già deve affrontare per rimettere insieme l’alleanza di centrosinistra. Il leader dem vorrebbe un rapporto privilegiato con i 5Stelle ma nel Pd c’è una componente di ex renziani che non vede di buon occhio questa idea e lavora invece per costruire una proposta diversa, più centrista, insieme a Italia Viva, Azione di Calenda, Più Europa e possibilmente Forza Italia.

Non a caso il primo commento alla decisione di votare a favore della richiesta di Renzi arrivato dal Nazareno è proprio quello di un ex renziano, Andrea Marcucci che ha detto: “Io credo che sull’inchiesta Open ci sia una palese violazione dei giudici all’articolo 68 della Costituzione”. Dunque solidarietà piena al leader di Italia Viva, che ha potuto contare anche sul sostegno di Matteo Salvini: “Non conosco le carte del suo processo, non giudico i processi degli altri. Giudico indegno aver letto sui giornali gli estratti conti di un cittadino italiano e una lettera di un padre ad un figlio. Qualcuno dovrebbe pagare” ha dichiarato il leader della Lega.

Diverso il giudizio del Movimento 5Stelle che per bocca di Giuseppe Conte ha dichiarato: “Il nostro voto non è contro Renzi o per Renzi: è a favore dei principi del M5s. Dal punto di vista tecnico non ci sono gli estremi per sollevare un conflitto di attribuzione perché non andava richiesta una autorizzazione preventiva ma successiva”.

Ovvio che dopo quanto avvenuto, le distanze già incolmabili fra M5S e Iv si andranno ancora di più ingrandendo, rendendo molto difficile per i dem trovare una sintesi in vista delle prossime elezioni politiche. E’ scontato che Letta preferisca l’alleanza con Conte rispetto a quella con Renzi, ma sa perfettamente che escludere Iv dalla partita dimostrando di privilegiare i grillini potrebbe creare spaccature nel partito. Del resto Renzi fino ad oggi ha dimostrato di prediligere l’alleanza con il Pd (senza i 5S) almeno alle amministrative, rispetto a quella con i sovranisti e la stessa cosa ha fatto Calenda. Ma è evidente che prima o poi una scelta il Pd dovrà farla perché tenere dentro tutti sarà oggettivamente impossibile. Ancora di più considerando i pessimi rapporti che intercorrono fra Renzi e Conte, che ritiene il leader Iv il principale regista della sua defenestrazione da Palazzo Chigi.

Il voto del Pd, favorevole a Renzi sul caso Open, è stato inevitabile visto che votare contro avrebbe procurato delle pesanti ricadute interne e avrebbe offerto il pretesto a Iv e all’ala moderata dei dem per accusare Letta di aver ormai sposato il giustizialismo grillino. Ma in casa 5S la cosa non sembra essere stata accolta nel migliore dei modi e anzi è tornata utile all’ala ortodossa per dire che del Pd non ci si può fidare. E Letta, tanto per cambiare, “non sta sereno”.

 

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