Sicilia, centrodestra nel caos sulle regionali e torna in pista Dell’Utri

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Chi volesse avere una fotografia reale dello stato di salute del centrodestra, farebbe bene a farsi un giro in Sicilia, perché è proprio sull’Isola che si stanno manifestando i segnali di un disfacimento totale ed in parte irreversibile.

Una spaccatura che in verità non riguarda soltanto la coalizione, ma i partiti stessi, in primis Forza Italia lacerata da una lotta intestina fra il presidente dell’Assemblea regionale Gianfranco Micciché e i fedelissimi del governatore Nello Musumeci. Una situazione che sta preoccupando molto il nazionale, tanto è vero che Silvio Berlusconi pare abbia spedito in Sicilia Marcello Dell’Utri per fare da mediatore e cercare di salvare il salvabile.

In autunno si dovrà eleggere il Presidente della Regione e Micciché ha manifestato l’intenzione di candidarsi bocciando così la ricandidatura del governatore uscente Nello Musumeci (nella foto) con cui è in rotta ormai da tempo. Nel gruppo di Forza Italia non tutti però sono d’accordo con la scelta del leader azzurro, ad iniziare dagli assessori regionali che si sono raccolti intorno all’ex presidente del Senato Renato Schifani e vogliono la riconferma di Musumeci.

Micciché, come riporta il Fatto Quotidiano, starebbe lavorando per portare dalla sua un pezzo di Fratelli d’Italia, ovvero Raffaele Stancanelli ex sindaco di Catania ed eurodeputato meloniano, da tempo però in polemica con Musumeci a sua volta vicino a FdI e che avrebbe già ricevuto semaforo verde per la ricandidatura da parte della Meloni. Miccichè avrebbe lasciato intendere la disponibilità a fare un passo indietro proprio in favore di Stancanelli e quest’ultimo ci starebbe facendo un pensiero.

In Forza Italia intanto si è consumata una vera e propria spaccatura interna all’Assemblea regionale, con la sfiducia del capogruppo Tommaso Calderone fedelissimo di Micciché. La rottura si sarebbe consumata su un emendamento approvato dall’Ars e rivolto a bloccare ogni tipo di nomina da parte della giunta a sei mesi dalle elezioni. Emendamento che il capogruppo azzurro ha firmato in disaccordo con la maggioranza del gruppo forzista che per protesta lo ha sfiduciato. Ma anche la Lega lo ha approvato, insieme all’opposizione e contro Fratelli d’Italia. Una situazione incandescente, che come detto ha convinto Berlusconi ad intervenire indicando Dell’Utri come mediatore, per tentare di ricucire il partito ma soprattutto i rapporti ormai logorati fra Musumeci e Micciché. L’ex amministratore di Publitalia sarebbe infatti molto legato a Micciché (è stato proprio lui a lanciarlo in politica) ma vanterebbe ottimi rapporti anche con il governatore siciliano. Per Berlusconi sarebbe la persona più adatta a mettere pace, ma visto lo stato dei rapporti, quella di Dell’Utri apparirerebbe una missione (quasi) impossibile.

I ribelli forzisti hanno eletto nuovo capogruppo Mario Caputo, ma il defenestrato Calderone non ci sta e denuncia l’illegittimità della procedura seguita. Anche perché essendo in arrivo nel gruppo due deputati di Italia Viva, Micciché tornerebbe ad avere la maggioranza. E come se non bastasse ci sono le amministrative a Palermo e il centrodestra sembra presentarsi in ordine sparso, senza un candidato unitario.

Riporta Il Fatto: “Di certo su Palermo non pare arretrare Meloni. La sua candidata, Carolina Varchi, ha già iniziato il tour elettorale alla conquista del capoluogo, dove già ci sono 4 candidati solo nel centrodestra: oltre Varchi, anche Francesco Scoma, indicato dai leghisti, Francesco Cascio, su cui punta Micciché, e Roberto Lagalla, assessore di Musumeci, che due giorni fa ha annunciato le dimissioni per concorrere alla guida della città. Sul suo nome potrebbe convergere l’ala dissidente di Fi. È così che Palermo si fa ippodromo per i cavalli in corsa alle amministrative nel centrodestra: chi avrà la meglio, potrebbe avere più voce in capitolo per la presidenza di tutta l’Isola. In ballo ci sono però anche gli equilibri nazionali”.

A quello che sta avvenendo in Sicilia va aggiunta poi la situazione di Viterbo; qui l’ex sindaco di Forza Italia è stato sfiduciato da Lega e Fratelli d’Italia dopo che gli azzurri hanno siglato un accordo politico con il Pd al Consiglio provinciale. Dopo aver fatto commissiarare il Comune però Lega e FdI si sono spaccati sul nome del candidato sindaco e ora molto probabilmente si presenteranno divisi, con pezzi del Carroccio che starebbero addirittura tentando alleanze trasversali. Insomma, regione che vai, l’unità del centrodestra ormai sembra esistere soltanto sulla carta….ma forse nemmeno più su quella.

 

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