Nel centrodestra è guerra di tutti contro tutti

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Il centrodestra è sempre più alla frutta. Non soltanto sembrano acuirsi le distanze fra Forza italia e Lega alleati di governo da una parte e Fratelli d’Italia dall’altra, ma nelle realtà locali è una guerra di tutti contro tutti.

L’esempio più evidente di una coalizione ormai a pezzi riguarda la Sicilia, dove il centrodestra si presenta spaccato tanto alle amministrative palermitane che alle regionali d’autunno. Il governatore Nello Musumeci sostenuto dalla Meloni, è in guerra ormai da mesi con il coordinatore azzurro sull’Isola, e presidente dell’Assemblea regionale, Gianfranco Micciché che ha annunciato l’intenzione di candidarsi alla presidenza della Regione. Anche Forza Italia si è spaccata, con una parte di azzurri decisa a sostenere Musumeci e l’altra invece fedele a Micciché.

In Sicilia nelle scorse settimane è tornato Marcello dell’Utri che ha incontrato sia il governatore che il suo ex pupillo; incontri informali, ma pare che sia stato Silvio Berlusconi in persona ad inviarlo sull’Isola con la missione di verificare la situazione, sondare il terreno e provare a ricucire i rapporti fra Musumeci e Micciché, tentando così di rimettere insieme i cocci di Forza Italia e del centrodestra.

La missione di Dell’Utri non soltanto non avrebbe in alcun modo contribuito a sanare il conflitto fra i due big del centrodestra siciliano, ma avrebbe addirittura aggravato la situazione; Dell’Utri infatti sarebbe ora ai ferri corti con Micciché dopo avergli fatto capire che Berlusconi sarebbe favorevole alla riconferma di Musumeci. Il coordinatore azzurro avrebbe riferito a chiare lettere al suo “padre politico” di non essere disponibile ad alcun passo indietro e di voler andare avanti anche contro il volere dello stesso Berlusconi.

Non solo, Dell’Utri avrebbe anche incontrato Roberto Lagalla, candidato sindaco di Palermo sostenuto da Musumeci e dai forzisti anti-Micciché e gli avrebbe garantito il pieno sostegno e la benedizione di Berlusconi; peccato che il candidato di Micciché alla guida del capoluogo sia però Francesco Cascio. Il fatto che l’ex senatore abbia espresso apprezzamento per Lagalla anche in alcune interviste ha urtato molto Micciché, che per tutta risposta ha riconfermato la candidatura di Cascio pur negando dissidi sia con Dell’Utri che con Berlusconi.

Le amministrative di Palermo sono considerate da Micciché una sorta di primarie del centrodestra per la scelta del governatore. Il forzista punta a misurarsi con Musumeci alle comunali per confermarsi uomo forte del centrodestra in Sicilia e quindi candidarsi alla Regione anche con il sostegno di Italia Viva. Nelle ultime ore sarebbe fallita anche una missione affidata a Licia Ronzulli, scesa in Sicilia con un mandato pieno di Berlusconi. E’ probabile che la questione la prendano ora in mano direttamente Berlusconi e Tajani, ma sembra molto improbabile che si possa arrivare ad un commissariamento del partito: sarebbe una sconfessione per Micciché che però Forza Italia non può permettersi di perdere visto il largo seguito di cui gode.

Situazione altrettanto ingarbugliata quella di Viterbo; qui Lega e Fratelli d’Italia tre mesi fa hanno sfiduciato l’ex sindaco di Forza Italia Giovanni Arena per “punire” gli azzurri, rei di aver siglato un accordo con il Pd in Provincia. Poi però sulla scelta del candidato sindaco il Carroccio e il partito della Meloni sono arrivati alla rottura. Fratelli d’Italia ha candidato l’ex senatrice Laura Allegrini, mentre Lega, Forza Italia e centristi stanno lavorando su una candidatura alternativa. Ma mentre i leghisti vorrebbero un proprio candidato, i forzisti punterebbero su un civico considerando poco opportuno sostenere l’esponente di un partito che ha sfiduciato il loro ex sindaco; gli azzurri a loro volta sono però spaccati fra chi vuole ricucire l’alleanza con il centrodestra e chi invece vorrebbe ripetere l’esperimento della Provincia, ovvero un’alleanza con i dem anche in Comune. Anche qui sembra che gli interventi dall’alto, non soltanto non abbiano contribuito a rasserenare gli animi, ma avrebbero ottenuto l’effetto esattamente opposto.

La fotografia che va emergendo è dunque quella di un centrodestra in forte crisi d’identità, caratterizzato da personalismi e competizioni esasperate per la leadership. E le elezioni politiche sono sempre più alle porte.

 

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