Nucleare, Cacciari: “La reazione polacca? Prova del fallimento europeo”

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La Polonia si è detta “aperta” al dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul suo territorio “qualora servisse”.
Lo ha detto il vice primo ministro polacco Jaroslav Kaczynski, aggiungendo: “Se gli americani ci chiedessero di mantenere le armi nucleari statunitensi in casa nostra, saremmo disponibili. Rafforzerebbe in modo significativo la deterrenza su Mosca”. Il dispiegamento non è stato ancora discusso, ma “potrebbe esserlo presto”. Per il docente ed esperto di geopolitica Alessandro Orsini si tratta di dichiarazioni irresponsabili: “La dichiarazione ideale per un attacco preventivo della Russia a suon di missili”. E la domanda che nasce spontanea è se si vuole davvero mettere fine alla guerra in Ucraina o se invece si preferisce acuire la tensione ed estendere il conflitto con l’obiettivo di abbattere Putin come vuole Biden. Lo abbiamo chiesto al filosofo Massimo Cacciari.

Come giudica le dichiarazioni del governo polacco? Non è che si sta facendo di tutto per scatenare la terza guerra mondiale?

“Mi pare che questa situazione sia il prodotto di due fattori concomitanti. Da una parte c’è il delirio di onnipotenza di Putin che ha aggredito l’Ucraina con il chiaro intento di dimostrare al mondo che la Russia non intende rinunciare alla propria egemonia sui territori dell’ex Unione Sovietica. Ha però fatto male i suoi conti, perché credeva che arrivare a Kiev fosse un gioco da ragazzi, come quando i sovietici inviavano i carri armati a Praga e a Budapest. Invece i russi stanno incontrando una forte resistenza. Questa guerra sta indebolendo molto la Russia, anche grazie alle sanzioni occidentali che stanno avendo il loro peso. Putin sta gestendo questa guerra con enorme difficoltà, la Russia è in evidente imbarazzo anche se non è affatto isolata come si vorrebbe far credere. Non si può considerare isolato un Paese che può contare sul sostegno di Cina e India, ovvero l’altra metà del mondo. Dall’altra parte ci sono gli Stati Uniti che da questa guerra stanno ovviamente ricavando dei vantaggi”.

Quali?

“Mi pare evidente, stanno riaffermando il loro predominio sull’Europa, dimostrando ancora una volta che l’Unione Europea non è in condizione di assumere un’iniziativa che non sia decisa dagli americani. La grande sconfitta in questa vicenda, tanto per cambiare, ancora una volta è l’Europa sempre più egemonizzata dalla politica e dagli interessi statunitensi. In pratica ha seguito gli americani come sull’Iraq dimenticando che stavolta la guerra ce l’ha in casa”.

Cosa avrebbe dovuto fare l’Europa?

“La reazione del governo polacco dimostra chiaramente che i paesi dell’Est Europa non sono riusciti a rimarginare le ferite dell’occupazione sovietica, mantenendo nei confronti dei russi un atteggiamento ostile. E’ovvio che paesi come la Polonia usciti da anni di dittatura, abbiano sviluppato dopo la fine dell’Unione Sovietica una politica chiaramente filo Nato e anti-russa avvicinandosi sempre di più agli Stati Uniti. L’Europa avrebbe dovuto lavorare per rimarginare le ferite della guerra fredda e far sì che fra i paesi europei dell’ex Patto di Varsavia e la Russia si superasse la conflittualità. Invece l’Europa, che è stata capace di unirsi soltanto sull’euro, non soltanto non è riuscita a stabilire rapporti di buon vicinato fra i russi e gli ex alleati dell’Est Europa, ma ha lasciato che gli americani aumentassero la propria sfera di influenza fino ai confini con la Russia. Un errore direi imperdonabile”.

L’Europa può ancora giocare un ruolo?

“Mi pare evidente che questa guerra si concluderà soltanto quando a sedersi al tavolo delle trattative saranno Stati Uniti e Russia. L’Europa ha fallito su tutta la linea, è stata incapace di svolgere un ruolo diplomatico che pure gli competeva, anche se poi si vanta di successi con la stessa lucidità degli ubriachi che di notte vanno in giro cantando. Ma mi sembra davvero inutile parlare dell’ennesima prova di inconsistenza della Ue”.

Ha detto che la guerra finirà quando Biden e Putin tratteranno in prima persona. Lo crede realistico?

“Non è un discorso fra persone ma fra potenze. Biden e Putin non c’entrano nulla alla fine. E’ evidente che la partita non si concluderà con l’accordo fra Russia e Ucraina, perché il vero scontro alla fine è fra americani e russi quindi devono essere loro a chiudere la questione una volta per tutte accordandosi sulle rispettive sfere di influenza. Certo, se ambo le parti aspettano che uno dei due soccomba, non se ne uscirà più. Perché Putin non può certo permettersi di uscire sconfitto e quindi insisterà con gli attacchi, mentre gli americani da parte loro stanno aspettando la sconfitta della Russia. Ma per quanto la Russia si trovi in oggettive difficoltà e all’interno del regime di Mosca iniziano a manifestarsi divergenze sul modo di condurre l’offensiva, pensare che Putin possa ritirarsi mi pare pura utopia”.

Quindi sta dicendo che alla fine i torti e le ragioni non stanno tutte da una parte?

“I torti li ha la Russia, questo non si discute. E’ lei che ha aggredito e che sta portando avanti la guerra. La condanna nei confronti di Putin è inevitabile e mi sembra che sia davvero difficile poter giustificare quello che i russi stanno facendo in Ucraina. Ciò premesso se si vuole mettere fine a questo macello è necessario trattare, non ci sono alternative all’azione diplomatica. E’ importante che il negoziato vada avanti, ma finché si parleranno russi e ucraini non si arriverà a nulla. La situazione la possono sbloccare soltanto russi e americani. Ma ripeto, se l’uno aspetta che sia l’altro a soccombere, la guerra continuerà a lungo. Putin aspetta che siano gli americani a chiedere il negoziato, mentre gli Usa aspettano che Putin esca con le ossa rotte o che venga rovesciato dagli oligarchi di Mosca; in questo modo non soltanto non si arriverà a nulla, ma si potrà soltanto peggiorare tutto”.

 

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