Quel che resta del centrodestra cerca di riparare i danni in Sicilia e nel Lazio

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Ormai non si parla più espressamente di centrodestra, bensì di “quel che resta del centrodestra”. Perché sono sempre di più le realtà in cui la coalizione è a pezzi in preda ad una guerra fratricida fra (ex) alleati.

Lontani i tempi in cui i “magnifici tre”, Salvini, Berlusconi, Meloni non facevano toccare palla a nessuno, e stravincevano le elezioni amministrative aggiungendo ogni volta una nuova bandierina su regioni e comuni. Il clima è cambiato, oggi Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia faticano a trovare i candidati, oppure vanno in ordine sparso come sta avvenendo in Sicilia.

Il governatore uscente Nello Musumeci, area Meloni, è da mesi “cannonato” dagli attacchi di quelli che fino a non molto tempo fa erano i suoi alleati. A sparargli contro è soprattutto il presidente dell’Assemblea regionale e coordinatore siciliano di Forza Italia Gianfranco Micciché che ha lanciato la propria candidatura alle regionali di novembre. Ma anche la Lega non è da meno. Al punto che Musumeci è tornato a minacciare le dimissioni. Tutti i tentativi di ricucitura sono falliti.

Ci ha provato Marcello dell’Utri senza successo, ci hanno provato vari big azzurri inviati in Sicilia da Berlusconi, ma non c’è stato nulla da fare. Anzi, la situazione si è ulteriormente complicata. Tuttavia i leghisti non hanno chiuso definitivamente ad un bis del governatore, ma si aspettano che Fratelli d’Italia sostenga il loro candidato sindaco di Palermo Francesco Scoma alle amministrative del prossimo 12 giugno. Se FdI convergerà su Scoma, la Lega sarebbe pronta a concedere semaforo verde al bis di Musumeci.

Il problema è che, alle imminenti amministrative che dovranno eleggere il successore di Leoluca Orlando, Micciché ha già schierato in campo Francesco Cascio, mentre i forzisti fedeli a Musumeci hanno annunciato il sostegno all’Udc Roberto Lagalla che ha avuto anche l’appoggio di Dell’Utri. Infine il partito della Meloni per le comunali di Palermo ha lanciato la candidatura di Carolina Varchi in attesa che si trovi la quadra con gli alleati (ma al momento sembra impresa disperata).

Nelle prossime ore è previsto un vertice romano dove Forza Italia dovrebbe mettere sul piatto la candidatura di Cascio e convincere la Lega a sostenerlo rinunciando al proprio candidato. Poi se l’operazione andrà in porto, si passerà a discutere con la Meloni che però chiederà come contropartita l’unità sulla ricandidatura di Musumeci in autunno che gli azzurri vorrebbero invece congelare in attesa dell’esito elettorale di giugno. Questo il quadro al momento.

Altra situazione molto complicata quella di Viterbo, dove ormai sembra davvero impossibile poter rimettere insieme i cocci del centrodestra. Fratelli d’Italia ha ormai da settimane ufficializzato la candidatura a sindaco dell’ex senatrice Laura Allegrini mentre Lega, Forza Italia e centristi non riescono a trovare un candidato. Un pezzo di Forza Italia che fa capo all’ex sindaco Giovanni Arena, sfiduciato a dicembre da Lega e FdI, ha deciso di sostenere la candidata sindaco del Partito Democratico Alessandra Troncarelli attuale assessore della giunta Zingaretti, riproponendo quindi l’alleanza fra azzurri e dem già in piedi alla Provincia. Sono andati a vuoto tutti i tentativi di convincere i forzisti dissidenti a restare nel centrodestra. Si è mosso lo stesso Tajani convocando l’ex sindaco Arena a Roma per convincerlo a non spostarsi verso il Pd, ma l’umiliazione subita dagli alleati con la sfiducia è stata molto difficile per lui da digerire.

Ecco quel che resta del centrodestra. A questo punto solo un miracolo potrebbe riportare l’unità nella coalizione, in Sicilia come altrove. Chissà, forse proprio la Pasqua potrebbe agevolare le condizioni perché l’impossibile avvenga.

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