Via Crucis. Il Papa in croce perchè parla al cuore di russi e ucraini

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Condivido totalmente le parole del direttore di Avvenire Marco Tarquinio: “Se nemmeno davanti alla Croce nel Venerdì Santo, allora dove?”.

Il guaio è che quando un papa come Francesco (ma qualsiasi pontefice) afferma cose e concetti graditi al pensiero unico del momento, viene tirato per la giacchetta, apprezzato, condiviso, elogiato (confondendo il Vangelo con un’ideologia). Quando, invece, si richiama alla dottrina o veicola i valori non negoziabili propri dei credenti, diventa un nemico o viene oscurato dalle tv e dai media in genere.

La pace per un cristiano è in primis, una pace interiore, una disposizione superiore, un messaggio spirituale rivolto al cuore degli uomini. Non ha nulla a che vedere con la pace della politica o del potere; dei capi che decidono la guerra. Anzi, se proprio vogliamo dare un significato mondano, terreno a tale messaggio, è che non c’è scissione, separazione tra mezzi e fini: se i fini sono morali, pure i mezzi devono esserlo. Tradotto, se si vuole realmente arrivare alla pace, bisogna saperla costruire, non dando armi, ma con la diplomazia, appellandosi a quel buon senso se ancora rimane nella coscienza dei contendenti, percorrendo una strada ragionevole dove ognuno possa e debba rinunciare a qualcosa. Questo papa Francesco l’ha fatto capire chiaramente. Un concetto alto che vuol dire molto, rivolto a ucraini e russi. E invece, nelle ultime settimane è stato criticato per non aver mai parlato di Putin, pure se ha ribadito che la guerra è infame e ingiusta, specialmente per colpa di chi l’ha causata.

E adesso, si pensa di negare il diritto di un pontefice a fare ascoltare al mondo, durante la via Crucis, le voci di russi e ucraini insieme?
Ma cosa si può mai chiedere a un papa in mondo visione, se non dare un segnale così bello, profondo, capace di parlare ai popoli e non ai governi?
Se il mezzo è già messaggio, evidentemente tale scelta viene contestata proprio da chi ha interesse a continuare la guerra, ad “armare” la pace con l’invio di armi, a giocare l’eterna battaglia buoni-cattivi, amici-nemici, che unisce purtroppo da sempre in una spirale di sangue vittime e carnefici. E che colpisce solo tante, troppe vittime innocenti. I più fragili e deboli, a partire dai piccoli.

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