Isis, segni di risveglio. Perché ci dobbiamo preoccupare

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Un effetto collaterale della guerra in Ucraina è il risveglio dell’Isis. Lo Stato Islamico torna infatti a minacciare l’Europa attraverso un videomessaggio che fa esplicito riferimento al conflitto di questi mesi. «I tempi sono maturi. Attacchiamo l’Europa mentre i crociati si combattono tra loro».

A parlare è il portavoce dell’organizzazione jihadista Abu-Omar al Muhajir, che incita i militanti dell’Isis a nuovi atti di ferocia: «Se colpite, colpite duramente in modo da causare dolore e terrorizzare». Forse si tratta solo di un tentativo di autopromozione dopo i colpi subiti negli ultimi tempi. Basterà dire che all’inizio di febbraio è morto il leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, che si è fatto saltare in aria nel Nord della Siria dopo un blitz delle forze speciali americane. Dalla metà di marzo, l’organizzazione ha un nuovo “Califfo”, però la batosta è stata comunque seria, perché l’eliminazione di al-Qurayshi ha inferto un duro colpo all’immagine dell’Isis. E, per una organizzazione che recluta militanti sul web, l’immagine è tutto.

Ma, al di là della necessità di recuperare la capacità di attrarre i consensi della galassia jihadista in tutto il mondo, ci sono almeno un paio di motivi per prendere in seria considerazione questo tentativo di ripresa del Jihad in Europa.

Il primo è che lo Stato Islamico può ancora contare su cellule e gruppi sparsi in tutto il Continente. E si può trattare di gente molto pericolosa, ex miliziani, feroci e fanatici, che hanno fatto la loro esperienza in Iraq o in Siria. Quest’ultimo proclama potrebbe spingere singoli o gruppi a uscire dal “sonno” e seminare terrore.

Il secondo motivo di preoccupazione è –come riferisce “la Repubblica”- che gli alert su una possibile riorganizzazione dell’Isis sono stati nell’ultimo mese numerosi. Nei campi di prigionia in Siria ci sarebbe ultimamente notevole agitazione, con sommosse ed evasioni.

Certo è il fatto che le difficoltà causate in Europa dalla guerra in Ucraina  possono fornire l’occasione agli irriducibili nemici della nostra civiltà per sferrare nuovi attacchi e immaginare nuove atrocità. Il terrorismo islamista ha del resto già dimostrato l’attitudine a colpire di sorpresa le società occidentali, a scatenare l’orrore quando le preoccupazioni dell’opinione pubblica sono rivolte altrove.

In ogni caso, non fa davvero piacere apprendere che qualcuno sta facendo festa per il sangue che scorre alla frontiera orientale dell’Europa. «Si spera –dice sempre il portavoce dell’Isis – che la guerra in Ucraina non termini fino a quando non verranno bruciati i crociati e distrutti i loro territori». Speriamo che rimanga solo il gracchiare di un corvo.

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