Qualcuno faccia leggere Il Principe di Machiavelli a Putin

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Il Principe è stato a lungo un libro proibito nella Russia sovietica, tanto che la sua pubblicazione nel 1936 servì da pretesto a Stalin per mandare a morte uno dei suoi oppositori, Lev Borisovič Kamenev, che aveva usato il testo dell’italiano per smascherare le nefandezze del dittatore georgiano. Ci viene dunque il dubbio che Vladimir Putin, che nel mondo costruito dal baffone georgiano è nato e cresciuto, possa conoscere poco il celebre trattato di Machiavelli, che a essere onesti pure in Italia è molto più citato che letto.

E invece sarebbe una lettura molto utile, perché aiuterebbe Vladimir a capire una serie di errori clamorosi da lui commessi negli ultimi mesi. È vero che Machiavelli è un “occidentale”, quindi uno del quale c’è poco da fidarsi, ma è pure l’uomo che ha teorizzato la totale autonomia della politica dalla morale e la prevalenza della ragion di stato su qualunque altro interesse, quindi qualche simpatia nei suoi confronti lo Zar potrebbe pure accordargliela.

Ecco, se leggesse il volumetto del nostro Niccolò Putin all’inizio sarebbe di sicuro soddisfatto nello scoprire che il Principe deve muovere guerra senza aspettare che altri la muovano a te, che deve essere “sia uomo sia bestia” e non farsi problemi a distruggere una città “consueta a vivere libera”. Machiavelli arriva persino a consigliare il sovrano di essere “largo donatore” di quel che non è suo né dei suoi sudditi; insomma autorizza il saccheggio e la depredazione delle terre conquistate.

Ma è verso la fine del testo che Putin scoprirebbe di aver commesso errori gravissimi, che guarda caso gli stanno venendo additati dalla capa della banca centrale russa Elvira Nabiullina. Secondo Machiavelli infatti un buon Principe deve fare in modo che i cittadini “possano tranquillamente esercitare le loro attività nei commerci, in agricoltura e in ogni altro campo”, premiando “chiunque voglia fare queste cose e chiunque voglia comunque sviluppare la città e lo Stato”. E invece in questi anni Putin ha fatto proprio l’inverso, scoraggiando le menti migliori del paese dal cimentarsi in qualunque campo dell’economia e della ricerca per abbassare il rischio di dissenso, puntando tutto su un’economia basata sull’esportazione di materie e rendendo così la Russia simile a un petrostato sudamericano. Politica che, con grande realismo (ecco che torna Machiavelli) la Nabiullina gli ha contestato ieri durante il suo intervento alla Duma: a breve infatti le aziende russe, così arretrate da dipendere dalle importazioni dall’Occidente per qualunque prodotto tecnologico, dovranno cercare nuovi partner o arrendersi a “passare alla produzione di prodotti delle generazioni precedenti”.

Non basta: l’altro grande errore di Putin, che Machiavelli considerava il più grave che un governante possa commettere, è stato quello di aver “fatto compagnia con uno più potente di sé per offendere altrui”. Traduciamo: si è consegnato mani e piedi alla Cina pur di aggredire l’Ucraina, abbandonando il suo paese alla volontà (e agli appetiti) del Dragone. Putin infatti, ora che non può più contare sui mercati finanziari e le merci occidentali, è costretto a comprare tutto ciò di cui ha bisogno da Pechino, che sarà ben contenta di spalleggiarlo sull’Ucraina pur di rendere il gigante russo (che, giova ricordarlo, è un nano economico, con un Pil più piccolo di quello dell’Italia) un suo vassallo.

Non sarebbe successo se Putin avesse seguito un altro consiglio di Machiavelli, ovvero di scegliersi un ristretto gruppo di consiglieri autorizzato a dirgli la verità, invece di adularlo tutto il giorno e raccontargli una realtà edulcorata come hanno fatto i suoi generali e i capi dei servizi segreti. Probabilmente sarebbe bastata la Nabiullina, l’unica persona in Russia che sembra avere il coraggio e l’intelligenza di dire che il re è nudo.

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