Lo schiaffo di papa Francesco al politicamente corretto: “Devo incontrare Putin”

3 minuti di lettura
1

“Sono pronto a incontrare Putin a Mosca”. Lo ha detto Papa Francesco in un colloquio con il Corriere della Sera che si è svolto nel salotto di Santa Marta.

Il Papa intervistato sullo stato della guerra in Ucraina ha rivelato: “Il primo giorno di guerra ho chiamato il presidente ucraino Zelensky al telefono, Putin invece non l’ho chiamato. L’avevo sentito a dicembre per il mio compleanno ma questa volta no, non ho chiamato. Ho voluto fare un gesto chiaro che tutto il mondo vedesse e per questo sono andato dall’ambasciatore russo. Ho chiesto che mi spiegassero, gli ho detto ‘per favore fermatevi’. Poi – ha proseguito- ho chiesto al cardinale Parolin, dopo venti giorni di guerra, di fare arrivare a Putin il messaggio che io ero disposto ad andare a Mosca. Certo, era necessario che il leader del Cremlino concedesse qualche finestrina. Non abbiamo ancora avuto risposta e stiamo ancora insistendo, anche se temo che Putin non possa e voglia fare questo incontro in questo momento. Ma tanta brutalità come si fa a non fermarla? Venticinque anni fa con il Ruanda abbiamo vissuto la stessa cosa”.

Ma c’è una frase ancora più forte del pontefice che non mancherà di far discutere e riguarda le cause del conflitto. Francesco parla di “abbaiare della Nato alla porta della Russia” aggiungendo poi  riferito a Putin che la sua è “un’ira che non so dire se sia stata provocata, ma facilitata forse sì”.

Avete capito bene? Il Papa si è detto pronto ad incontrare il presidente russo, mentre ha specificato chiaramente che “A Kiev per ora non vado. Ho inviato il cardinale Michael Czerny, e il cardinale Konrad Krajewski, che si è recato lì per la quarta volta. Ma io sento che non devo andare. Io prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin”.  

E questo senza dubbio è uno schiaffo assestato in pieno volto al “politicamente corretto”, alla faccia di chi sta tirando il pontefice per la veste accusandolo di non essere chiaramente anti-putiniano e di mantenersi troppo equidistante dalle parti in guerra. Accuse che si sono fatte ancora più pressanti dopo la decisione di far portare la croce durante la Via Crucis del venerdì santo al Colosseo a due madri simbolo, una russa l’altra ucraina. Papa Francesco quindi, non soltanto non si è lasciato intimidire dalle critiche ma oggi rilancia, dicendosi pronto ad andare a Mosca per incontrare quello che l’Occidente ha ormai dipinto come “il mostro”, il “nuovo Hitler”. E lo fa sapendo perfettamente che la pace si può ottenere soltanto con il dialogo e non con le prove muscolari.

Oggi Bergoglio è l’unico leader mondiale davvero impegnato in favore della pace, l’unico che non fa il pacifista a parole soffiando poi sul fuoco inviando armi all’Ucraina. E non lo fa perché è a favore dei russi e contro gli ucraini, ma semplicemente perché consapevole che le armi, seppur fornite alla parte aggredita, non contribuiscono a favorire il negoziato ma semmai a prolungare la guerra e le sofferenze del popolo ucraino.

In questo il papa è davvero simile al San Francesco della storia, non quello del mito, che in piena crociata non ha paura di recarsi al cospetto del sultano d’Egitto per convincerlo ad abbracciare Cristo e mettere fine alla guerra. E non ci va come un agnellino, ma con l’ardore del “soldato di Cristo” pronto a sfidare ogni insidia pur di affermare la verità del Vangelo

Papa Francesco dicendosi pronto ad andare a Mosca a parlare con Putin, ha dato davvero prova di “non essere del mondo”. Quel mondo che oggi vorrebbe imporgli una scelta di campo, quella cioè di stare con Zelensky e contro Putin, e quindi di unire la propria voce al coro occidentale, che ha ormai imposto un’unica narrazione, quella cioè del bene contro il male, l’esercito della salvezza, ossia la Nato, contro le potenze demoniache, la Russia. Ma Francesco, come già Giovanni XXIII ai tempi della crisi di Cuba, con le sue parole ha chiaramente ribadito che il Vangelo parla agli uomini e non ai capi di governo, segue la logica della pace, non quella degli interessi geopolitici internazionali. E quando il Papa parla della reazione della Russia, come di una reazione sbagliata ma in qualche modo provocata dall'”abbaiare della Nato”, dimostra altresì di non credere alla possibilità di un mondo dominato da una parte che si autodefinisce l’incarnazione del bene, ma che poi impone il suo dominio con la forza delle armi.

Un messaggio difficile da comprendere e da applicare alla situazione odierna, ma è proprio il Vangelo che invita a parlare al cuore degli uomini, senza distinzione per alcuno, ancor meno in base alla collocazione politica. La mano tesa di Francesco a Putin è l’unico vero segnale di pace nel buio di una guerra che nessuno realmente ha interesse a cessare e che forse qualcuno addirittura sta cercando di intensificare. Se Putin accetterà di incontrare il Papa allora forse potremo coltivare la speranza che non tutto è perduto.

1 Comment

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Weekend di Coppa del Mondo per la sciabola fra Spagna e Tunisia

Articolo successivo

Calcio: Manchester Utd, Lingard in partenza e Juve e Milan ci pensano

0  0,00