Caso-Lavrov. Ecco cosa c’è dietro le parole di Draghi e Letta

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Ormai c’è di fatto in Italia un asse bellico “Draghi-Letta”. E’ il “partito della guerra”, non tanto a livello di impulso militare, anche se sono proprio loro a essere i più filo-Usa, i maggiori sostenitori della pace molto “armata”. Ma guerra nel senso mediatico.

Sono, infatti, i principali artefici, creatori e divulgatori del nuovo pensiero unico. Che si basa su appartenenze da tifoseria, sul bene contrapposto al male, sui buoni contrapposti ai cattivi e su una neo-lingua che rovescia ogni paradigma della realtà, imponendo una narrazione indiscutibile, religiosa, che il popolo-bue deve accettare, ingoiare, senza discutere, pena la demonizzazione, la ghettizzazione, la machiettizzazione.

E i tanti pensatori liberi, da Tony Capuozzo al professor Orsini, perfino il papa quando non piace al mainstream (il possibile viaggio a Mosca, il Venerdì Santo con le due donne russe e ucraine che abbracciano la Croce etc), diventano automaticamente “nemici”.
E’ successo con la strategia vaccinista, sta accadendo ora con Kiev.
Sono parole da statisti, che dovrebbero avere a cuore l’unità dei cittadini (senza dividerli in persone di serie a e persone di serie b); che dovrebbero avere a cuore il buon senso, la razionalità, il primato della dialettica democratica, il rispetto del pensiero altrui, la civiltà del confronto, quelle che abbiamo sentito sul caso-Lavrov?

Il premier, va detto, non è nuovo a una comunicazione arrogantemente divisiva: dall’apartheid nei confronti di chi rifiutava il vaccino, al governo più bello del mondo, ai condizionatori da spegnere se non si mandano armi all’Ucraina o si accentuano le sanzioni. E Letta, è sempre stato un pasdaran del “giacobinismo dem”, che affonda le radici nella Rivoluzione Francese: si uccidono gli oppositori nel nome non di una dittatura, ma della triade “Liberté-Egalitè-Fraternitè”.

Ecco le parole di Draghi, relative alla difesa d’ufficio della meravigliosa democrazia italiana: “”Prima di tutto parliamo di un Paese dove c’è libertà di espressione, e il ministro Lavrov appartiene a un Paese dove non c’è libertà di espressione. In Italia c’è libertà di esprimere le opinioni, anche quando sono palesemente false e aberranti. Quello che ha detto Lavrov è aberrante. E per quanto riguarda la parte riferita a Hitler, è davvero oscena”.
Ed ecco quelle di Letta: “Ma quel che è più grave è che la vicenda dello spot da propaganda di guerra anti Ucraina stia passando, con solo pochi scossoni. Siamo così pochi a pensare che non sia possibile, né accettabile? E che sia un’onta per l’Italia intera? Tutta l’Europa non parla altro che di un Paese, che non è un piccolo paese ma un grande Paese europeo, che non può permettersi di avere una grande tv nazionale che trasmette uno spot di propaganda intollerabile, insopportabile contro un Paese bombardato con frasi ignobili su Hitler e gli ebrei”.

Chi scrive non apprezza particolarmente la tv commerciale, tutto ridotto a spot, a culto dell’audience collegato alla pubblicità, né ama la conduzione di Brindisi (che, va detto, ha fatto uno scoop mondiale); nelle sue trasmissioni incarna troppo spesso i diktat editoriali dell’azienda, ma se andiamo a valutare le trasmissioni Rai (il perenne amplificatore del Palazzo), viva Mediaset.
Ma che la politica debba dire ai giornalisti quello che devono fare, è l’anticamera del regime. E poi, con che faccia, ci riteniamo custodi della libertà di opinione che neghiamo per primi in patria? Di quale superiorità etica stiamo parlando?
I no-vax, i no-green-pass, i contrari agli Usa, i contrari alle armi, vengono invitati per dare un contributo alla verità o usati solo come fenomeno da baraccone, dentro processi ideologici preparati a tavolino dagli autori?

Forse c’è un motivo per il quale un italiano su due non vota: perché ritiene inutile la partecipazione politica, visto che il governo ormai è affare di pochi, di una casta tecno-finanziaria autoreferenziale e direttoriale, che scavalca il parlamento. Forse perché c’è una società che non viene rappresentata da nessuno.
Forse c’è un motivo per cui la gente ascolta Lavrov: non per condividere le farneticazioni sugli ebrei, o certo negazionismo da propaganda bellica, che fa il paio con la propaganda Usa e dello stesso Zelensky, pur movendo da motivazioni estremamente diverse: perché non ne può più anche della stessa narrazione del mainstream che ogni sera indottrina gli italiani.

Questo il punto: il pensiero unico che ci viene somministrato quotidianamente è debole. E siccome la gente comincia a capirlo, ecco spiegata la rabbia per le parole del numero due della Federazione.
Draghi, Letta e soci hanno paura. Che la verità vinca sull’ideologia. Che se c’è uno che ha cominciato questa sporca guerra (Putin), ce ne sono due che la vogliono continuare: Zelensky (pure a costo di sacrificare i suoi cittadini) e Biden, che vuole usare l’Ucraina per distruggere Putin, incassare economicamente la nuova svolta energetica, e impedire che l’Europa, su sanzioni e strategie militari, possa esprimere una sua autonomia.
A questo punto, speriamo vivamente che il papa vada a Mosca.

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