Tennis, Djokovic non vaccinato è vivo e ha trionfato a Roma

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Novak Djokovic per la sesta volta trionfa agli Internazionali di tennis a Roma. Il serbo ha battuto in finale il greco Stefanos Tsitsipas in due set con il risultato di 6-0, 7-6 in un’ora e 36 minuti.

Emblematico il suo commento a vittoria ottenuta: “Cerco sempre di usare le avversità o il tifo contro per caricarmi nelle sfide. E cerco sempre di fare tesoro di ogni esperienza, sperando che tutta quella sofferenza e quella pressione mi abbiano reso più forte. Ormai, però, è tutto dietro le spalle. anche a livello mentale sto bene, sono lucido”.

Eh sì, perché per Djokovic questa vittoria è una doppia soddisfazione, in campo sportivo senza dubbio, ma anche e soprattutto morale. Perché nei mesi scorsi il campione serbo è stato praticamente alla gogna per le sue posizioni contro l’obbligo del vaccino anti Covid.

In una intervista alla Bbc del febbraio scorso dichiarò che non si sarebbe mai vaccinato e questo inevitabilmente lo portò a diventare, suo malgrado, un simbolo no vax. “Non sono mai stato contrario alle vaccinazioni, ma ho sempre sostenuto la libertà di scegliere cosa mettere nel proprio corpo”. Non solo, dichiarò pure di essere pronto a rinunciare a giocare qualora gli fosse stato imposto di vaccinarsi: “Perché i principi del processo decisionale sul mio corpo sono più importanti di qualsiasi titolo o altro. Sto cercando di essere in sintonia con il mio corpo il più possibile”.

Contro di lui ovviamente si scatenò la gogna politica, mediatica e scientifica. Era il periodo in cui andava per la maggiore il messaggio terroristico “se non ti vaccini muori e fai male agli altri”. Quindi si alzarono proteste e ci fu addirittura chi chiese di escludere Djokovic da tutte le gare internazionali in cui avrebbe dovuto partecipare.

Fra i più convinti circa la necessità di escluderlo dagli internazionali italiani c’era il presidente del Coni Giovanni Malagò, il quale intervistato sulla questione dichiarò: “Se è giusto che Djokovic partecipi agli Internazionali di tennis a Roma? Assolutamente no. Perché ammesso e non concesso che uno si faccia la doccia in un camper, che mangi e dorma da solo e in situazioni di fortuna, è il messaggio che è sbagliatissimo. Il punto centrale è che bisognerà vedere cosa succederà da qui a maggio, e io spero che la situazione sia migliore e ci sia possibilità non solo di vedere Djokovic ma anche di tornare a fare attività sportiva. Ma io ricevo decine di mail ogni giorno di mamme e di papà imbufaliti perché i figli che non hanno il greenpass non possono fare sport. Spiegatemi perché invece un campione nella stessa condizione lo può fare”. Appunto, invece di protestare per l’assurdità di impedire l’attività sportiva a chi non possedeva il green pass, visto che oggi è stato dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che scientificamente è stato inutile perché non ha protetto nessuno, ci si preoccupava di escludere i non vaccinati dai tornei per rafforzare la propaganda si vax.

E oggi ovviamente tutti ad esultare per la vittoria di Djokovic, forse il simbolo più efficace del fallimento della campagna vaccinista fondata sul principio “se non ti vaccini muori”. Sui social nelle ultime ore la frase è stata modificata così; “Se non ti vaccini vinci”. E adesso sarà davvero interessante vedere come in futuro potranno escludere altri giocatori dalle competizioni sportive soltanto perché, esercitando una libera scelta, non si sono voluti far iniettare il “siero della salvezza”.

Ma è proprio sui social che l’argomento sta tenendo banco con un vero e proprio tripudio di commenti.

 

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