Bufera su Berlusconi filo Putin: Gelmini all’attacco, Becchi lo difende

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Non si placano le polemiche per le dichiarazioni di Silvio Berlusconi contro la Nato sulla guerra in Ucraina. Il leader di Forza Italia, nel corso di un evento a Treviglio, è sembrato prendere le distanze dalla politica che gli Stati Uniti e l’Occidente stanno portando avanti nei confronti della Russia e si è detto contrario all’invio di altre armi in Ucraina.

Berlusconi ha criticato prima il presidente americano Biden (“Un leader mondiale che doveva avvicinare Putin al tavolo della mediazione gli ha dato del criminale di guerra e ha detto che doveva andare via dal governo russo”), poi il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg (“Un altro, segretario della Nato, ha detto che l’indipendenza del Donbass non sarebbe mai riconosciuta”); per poi concludere: ““Con queste premesse il signor Putin è lontano dal sedersi a un tavolo”.

Poi una stoccata alla decisione di spedire altre armi agli ucraini: “Siamo in guerra anche noi perché gli mandiamo le armi, adesso dopo le armi leggere mi hanno detto che gli mandiamo carri armati e cannoni pesanti, lasciamo perdere. Cosa significa tutto questo? Che avremmo dei forti ritorni dalle sanzioni sulla nostra economia e ci saranno danni ancora più gravi in Africa e allora è possibile che si formino delle ondate di profughi e questo è un pericolo derivante dalla guerra in Ucraina”. E infine: “Bisogna pensare a qualcosa di eccezionale per far smettere a Putin la guerra”.

Ma soprattutto ciò che ha infastidito di più è stato il richiamo ad una difesa comune europea, preludio alla rottura con la Nato: “Oggi sommando i 27 Paesi spendiamo 400 miliardi di lire (sic) all’anno. Con una forza comune si diventava una potenza militare mondiale”. Insomma, ce n’è quanto basta per far scoppiare un incidente diplomatico.

E difatti immediatamente è arrivata la precisazione di Forza Italia, dopo che i media hanno in pratica arruolato d’ufficio Berlusconi nella schiera dei filo-putiniani, considerando anche i rapporti di amicizia che l’ex premier ha ostentato per anni con il presidente russo. “L’invasione russa è un atto di forza inaccettabile nei confronti di uno stato sovrano – è scritto nella nota – che sta causando molte, troppe vittime. In questa come in altre occasioni pubbliche il presidente Berlusconi ha espresso con estrema chiarezza delusione e profondo dissenso verso le scelte del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin. Il presidente Berlusconi e con lui Forza Italia sono sempre stati in questi 28 anni e sono oggi dalla parte dell’Occidente, dell’Europa, della Libertà. Su questo non ci può essere nessun dubbio e nessun equivoco“.

Intanto però dentro Forza Italia c’è chi non ha gradito i toni del leader chiedendo un chiarimento in merito. E’ il caso della ministra Mariastella Gelmini che al Corriere della Sera ha detto: “Non riconosco lo stile e il metodo del presidente Berlusconi. Se è cambiata la linea, qualcuno dovrebbe dircelo. Non potevo credere ai miei occhi. Siamo un movimento politico filo atlantista, europeista, siamo nel Ppe e ci siamo chiamati in passato Popolo della libertà, per la quale gli ucraini stanno combattendo. Il tempo di Pratica di Mare purtroppo è finito e oggi ogni ambiguità di filoputinismo reca danno all’Italia e incrina la necessaria unità del Paese. Io sto dalla parte dell’Ucraina, dell’Ue e della Nato“. La precisazione del partito non basta alla Gelmini: “Bene la precisazione, ma mi spiace non aver ancora sentito un sì forte e convinto all’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato – ribadisce – né alla decisione di 40 Paesi democratici nel mondo di sostenere anche militarmente gli ucraini”.

Alla Gelmini e company ha dato fastidio soprattutto il fatto che Berlusconi è sembrato allinearsi alla posizione di Matteo Salvini che ha chiesto a Draghi di rivedere la strategia del governo sulla guerra per ciò che riguarda l’invio delle armi. “La nostra posizione in politica estera non è quella della Lega – ha attaccato la ministra – Salvini ha legittimamente la sua opinione, ma non possiamo rinunciare alla nostra identità e storia, con il risultato di farci superare in filo atlantismo da Giorgia Meloni”.

Chi invece difende Berlusconi è il filosofo Paolo Becchi, spesso in passato molto critico con lui, che in questo caso spiega: “Berlusconi è coerente con la sua storia personale e politica. Non dimentichiamo che lui è stato il leader europeo che si è battuto di più per avvicinare la Russia all’Occidente e soprattutto all’Europa, e anche per questo ha subito delle ritorsioni politiche a livello internazionale. Quindi è più che normale che oggi ragioni in questo modo e non possa essere d’accordo con la politica di Draghi che ci sta di fatto trasformando in una colonia americana. Dirò di più: sono certo che Berlusconi ha tenuto contatti con Putin anche quando è scoppiata la guerra per tentare una mediazione, anche se poi si è dovuto allineare alle posizioni occidentali. Ma oggi ha capito che non è Putin a volere la guerra a tutti i costi, ma sono gli americani per i loro interessi, e che noi inviando armi all’Ucraina stiamo facendo il loro gioco sulla nostra stessa pelle, visto che pagheremo pesantemente le conseguenze a livello economico. Non credo francamente alla precisazione  di Forza Italia, e sono convinto che Berlusconi pensi veramente ciò che ha detto. Indipentemente dal giudizio politico che si può avere di lui, resta comunque un grande leader e lo sta dimostrando, prendendo le distanze dalla fallimentare politica estera di questo governo”.

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