Balneari: Draghi perde la pazienza e minaccia, ma il Pnrr non c’entra

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Il premier Mario Draghi è nervoso. E’ finito il periodo d’oro della fase pre-Quirinale quando  governava sostanzialmente da solo, con il Parlamento sempre più esautorato e una maggioranza praticamente sottomessa.

Adesso, complice l’avvicinarsi delle elezioni politiche e le amministrative in corso, i partiti cercano di tirare acqua al proprio mulino elettorale mettendo a dura prova la tenuta della maggioranza e la pazienza del premier. E ieri è arrivata la tirata d’orecchi ai partiti del centrodestra che sul Ddl Concorrenza stanno alzando la voce e tirando il freno. 

Riporta Il Tempo: “Il Consiglio dei ministri convocato all’improvviso dal premier, senza ordine del giorno e lasciando all’oscuro gli stessi membri del governo sui contenuti, è terminato circa un’ora prima. In soli otto minuti di incontro il premier non è stato tenero. Ha annunciato che si sarebbe parlato del Ddl Concorrenza e ha tirato fuori un foglietto che riportava gli impegni presi dai partiti sul provvedimento: approvazione in entrambe le Camere entro giugno. «Va bene la mediazione» ha detto, «ma i tempi vanno rispettati, altrimenti rischiamo di perdere i fondi del Pnrr». Poi è arrivata la richiesta ai ministri di approvare l’eventuale ricorso alla fiducia in Senato sul provvedimento. «Sul testo frutto di un’intesa tra i partiti, se questa arriverà. O sul testo base, se l’accordo non ci sarà». Ma comunque non oltre la fine di maggio. I ministri hanno approvato all’unanimità. Anche i capidelegazione dei vari partiti hanno parlato per manifestare il loro benestare sul punto”.

La Lega e Forza Italia stanno facendo le barricate sul punto del Ddl relativo alle concessioni balneari ed in particolare per ciò che riguarda le deroghe e gli indennizzi da dare a chi perderà la licenza. Dopo il 31 dicembre del 2023 le licenze in essere non saranno più rinnovate e Draghi ha fatto sapere che non saranno ammesse deroghe. Il centrodestra chiede però che i bandi di gara che partiranno nel 2024 contemplino un diritto di prelazione per chi avendo avuto in precedenza una concessione balneare ha fatto degli investimenti importanti e onerosi e ha in questa attività la principale fonte di reddito.

Dopo la presa di posizione di Draghi, il centrodestra di governo con una nota ha chiarito: “Lega, Forza Italia e il resto del centrodestra di governo hanno evitato che aumentassero le tasse su casa e risparmi, anche sul Decreto Concorrenza l’obiettivo è tutelare 30.000 piccole aziende italiane e 100.000 lavoratori del mare. Siamo ottimisti che si possa trovare un accordo positivo su un tema che, peraltro, non rientra negli accordi economici del Pnrr”. Un messaggio di lealtà al premier, ma anche la conferma che il centrodestra non intende rinunciare alle sue battaglie e che non condivide affatto il richiamo di Draghi sul rischio di perdere i fondi del Pnrr, visto che la questione dei balneari non c’entra nemmeno niente (come del resto tante altre cose).

L’obiettivo di Forza Italia e Lega sembra essere quello di eliminare dal Ddl Concorrenza proprio il capitolo relativo ai balneari per ridiscuterne successivamente. Ma Draghi intende andare avanti, dopo i richiami dell’Europa che hanno accusato l’Italia di essere inadempiente rispetto alla Direttiva Bolkestein e la recente sentenza del Consiglio di Stato che ha dato ragione a Bruxelles sullo stop alla proroga automatica delle concessioni. Per questo  è intervenuto in maniera risoluta minacciando il ricorso alla fiducia, facendo capire chiaramente che non intende farsi mettere il guinzaglio dai partiti e trovando il plauso di Movimento 5Stelle e Pd.

Ma se Draghi pensava di rimettere tutti in riga stavolta forse ha sbagliato tattica. Perché se ha ottenuto il consenso dei suoi ministri, non è detto che l’ottenga anche dai gruppi parlamentari. Soprattutto in Forza Italia appare sempre più netta la distanza fra la delegazione di governo, con Brunetta, Gelmini e Carfagna schierati con il premier, e i capigruppo Barelli e Bernini che invece seguono le indicazioni di Berlusconi e Tajani decisi a salvaguardare in primis l’alleanza con la Lega. Draghi non intende farsi logorare dai partiti per ragioni elettorali, ma appare evidente che nemmeno il centrodestra sembra più disponibile a sacrificare consensi sull’altare della responsabilità nazionale. E sarà ora interessante vedere come andranno le amministrative del 12 giugno, primo test in previsione delle politiche. Se i risultati saranno deludenti tanto per il centrodestra che per i 5Stelle Draghi avrà un gran da fare per guidare la barca.

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