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Pamela Mastropietro, la famiglia: finalmente si parla di mafia nigeriana

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E alla fine la verità piano piano sta trapelando. Ad annunciare una svolta nel caso Pamela Mastropietro è stata la famiglia con un comunicato.

Ecco quanto spiegano con poche ma determinate parole: “Abbiamo accolto con grande stupore e viva preoccupazione, le parole che, lo scorso venerdì, l’ex questore di Macerata, Antonio Pignataro, ha espresso durante un convegno cui esso, a Roma, ha partecipato, dal titolo “La lotta alla criminalità organizzata attraverso collaboratori di giustizia e testimoni: tra disinteresse ed inclusione”.
Durante il suo intervento , infatti, durato circa trenta minuti, l’alto dirigente della Polizia di Stato in questione, in ben due occasioni, facendo riferimento alla sua esperienza a Macerata, ha, dapprima, affermato di essere stato minacciato dalla mafia nigeriana, dopo il “depezzamento” di Pamela Mastropietro (ed il raid di Luca Traini), dipoi ha elencato alcuni punti tra cui la fiducia “pari a zero” nei confronti dello Stato, riscontrata al suo arrivo nel capoluogo marchigiano, lo spaccio di droga a cielo aperto, la già menzionata mafia nigeriana, ancora, che era addirittura padrona della città, la paura della gente a parlare, la quale, come già detto, era evidentemente sfiduciata e impaurita, con zone dove nessuno si azzardava più a portare i propri figli, fino al concetto secondo cui “non sempre le Istituzioni possono agire liberamente”, in quanto “pressate dall’atmosfera politica, sociale e culturale” del territorio dove si opera”.

Ma la famiglia va oltre e a questo punto sottolinea anche l’uso del linguaggio che deve far riflettere: “Orbene, risulta impossibile pensare che un poliziotto della sua esperienza e capacità, riconosciutegli, peraltro, anche nella stessa Macerata, abbia utilizzato (e ripetuto) tale termine (mafia, con riferimento specifico a quella nigeriana) con approssimazione e disinvoltura, anche in considerazione del contesto in cui il tutto si svolgeva (si pensi al tema affrontato, prima richiamato, ed all’uditorio cui il tutto era rivolto, composto da giuristi) e non, invece, con il preciso intento di denunciare che nella suddetta città vi fosse proprio la mafia nigeriana, con tutti i requisiti e le caratteristiche, dunque, da riconoscere a tale realtà criminale. Confermando, in sostanza, quelli che sono sempre stati i nostri sospetti, suffragati da elementi cui non sempre, e non da tutti, si è voluto dar ascolto: come si ricorderà, infatti, per lungo tempo, quando si è provato (noi in primis) a portare l’attenzione sulla possibile esistenza di tal fenomeno criminale anche nel capoluogo marchigiano e nelle Marche, pure in correlazione con l’autore dei tragici e demoniaci fatti perpetrati a danno di Pamela quel maledetto 30 gennaio 2018 (oltre che con altri suoi connazionali, entrati a vario titolo nelle relative indagini), si è incontrata molta resistenza, sfociata spesso, addirittura, in assoluto negazionismo da parte di qualcuno.
Destano curiosità, allora, dopo tanto tempo, queste parole che, per altro verso, sono anche preoccupanti: quello che viene espresso è grave, dall’esistenza della mafia nigeriana in sé, alle minacce subite dal poliziotto in questione (al quale, in un frangente, avemmo anche modo di manifestare la nostra solidarietà), correlate, tra l’altro, e senza mezzi termini, all’omicidio di Pamela, allo stato in cui era ridotta Macerata all’epoca dell’annus horribilis, alle paventate pressioni politiche (oltre che sociali e culturali) cui pure esso fa riferimento e che sarebbe interessante conoscere nel dettaglio, visto che, certamente, quanto allora accaduto ha toccato interessi forti.
Parole che per chi, anche come noi, voces clamantes in deserto, ha sempre cercato di puntare i riflettori su alcune questioni, ed è ancora in attesa di ricevere molte risposte, pesano come macigni e, se già non accaduto a suo tempo, dovrebbero essere meritevoli di un accurato e doveroso approfondimento nelle opportune sedi.
Ciò pure nell’interesse della collettività (anche maceratese), che ha il diritto di conoscere come effettivamente stiano le cose: d’altronde, abbiamo assistito a nostre spese a quel che covava a Macerata da diverso tempo e che poi è scoppiato, a quanto pare, all’improvviso, e le parole del questore Pignataro ne sono una inoppugnabile conferma.

Poi l’appello perché si arrivi presto a dipanare ogni ombra sul caso: “Ebbene, per quanto sopra, chiediamo ai cultori del negazionismo come dovrebbe prendere tutto ciò la famiglia di Pamela Mastropietro mentre, a chi di dovere, di aiutarci ad avere delle risposte: e lo facciamo, visto che si parla pur sempre di mafia, nel giorno in cui si commemorano gli eroi morti nella strage di Capaci, affinchè il loro ricordo non rischi di essere mera facciata, ma sia concreta azione”.

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