Veronese (Uil): troppi precari. Come 45 anni fa. Tutele contro salari poveri e insicurezze

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Troppo lavoro precario e pochi contratti a tempo indeterminato. L’Italia descritta dalla Uil, da ciò che emerge dai dati sulla occupazione dell’Istat, riporta il Paese indietro di decenni. A sottolinealo è Ivana Veronese, dirigente nazionale della Uil, responsabile del settore lavoro del sindacato.

Il passo indietro

“Dobbiamo tornare indietro di 45 anni per trovare un così alto livello di occupazione temporanea come quella che fotografa l’Istat”, osserva la segretaria Confederale Uil con deleghe su politiche attive e passive del lavoro, sicurezza sul lavoro, “Una platea di circa 3,2 milioni di lavoratrici e lavoratori che cresce mese dopo mese con percentuali molto più forti rispetto a quelle dell’occupazione stabile”.

Troppi gli inattivi

Altro problema segnalato dalla dirigente della Uil, è il numero di chi non cerca più il lavoro. “Negativo, inoltre, il segnale di aumento delle persone inattive”, spiega Veronese, “dove tra le molteplici cause che ben conosciamo non può non evidenziarsi il senso di scoraggiamento nella ricerca di un lavoro che non arriva. E allora occorre con forza incentrare ogni sforzo in termini di politiche e di risorse, nella stabilità dell’occupazione”.

I rischi del precariato

Lavorare in modo saltuario porta con sé nuove aspettative ma anche problemi e rischi. Non solo il livello salariale ma anche la riduzione delle tutele e della sicurezza. “Precarietà lavorativa significa meno diritti e più working poors”, prosegue Ivana Veronese, “significa maggiore insicurezza dell’oggi e del domani, ma non solo per i lavoratori, bensì per tutto il sistema produttivo. E’ veramente questo il mercato del lavoro che vogliamo?”.

La politica si mobiliti

Per il sindacato la lotta al precariato l’aumento dei salari, la tutela dei giovani è una priorità. Torna a sottolinearlo anche la segretaria Confederale Unione italiana lavoratori, “La UIL insisterà a portare avanti in tutte le sedi, in primis quella contrattuale, il contrasto alla precarietà, ma è chiaro”, conclude Veronese, “che anche la politica deve svolgere il suo ruolo verso questo obiettivo”.

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