Diktat europeo. La globalizzazione verde bloccata sulle rinnovabili, riaccelera con le auto

2 minuti di lettura

Quando il Palazzo italiano ed europeo decide di non decidere, la prende alla lontana. Quando decide di decidere è velocissimo e scopre le sue carte immediatamente (naturalmente dopo aver attivato una campagna mediatica finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica ossia, a indottrinare). In pratica, raccoglie sempre quello che semina. Non illudersi quando dorme, prima o poi si sveglia e sono guai.

E’ noto che la guerra ha ingarbugliato, complicato, parecchi giochi che stavano passando sulla nostra pelle. Del resto, la strada della globalizzazione è stata preparata a lungo e scientificamente.
L’Occidente, dopo l’emergenza pandemica “eterodiretta”, avrebbe dovuto infatti, “passare al futuro”, attraverso la cosiddetta transizione energetica. Strumento obbligato, il Recovery Plan che, ripetiamo, ha come condizione per ricevere i fondi – in maggioranza prestiti da restituire con le nostre tasse e non regalie – alcune tecnicalità, pre-condizioni non da poco: la riforma della pubblica amministrazione, della giustizia, del fisco, argomenti del tutto estranei al proclamato Dna del Fondo, ma assolutamente in linea col modello ideologico di società voluto da Bruxelles.

Prova ne è la gerarchia degli investimenti e dei progetti richiesti: al primo posto la Green Economy, poi la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e in ultimo la sanità (ma non era questo il motivo dei finanziamenti?). Quindi, si trattava di altro.
E’ chiaro che si nascondeva, anzi si affermava la nuova civiltà: la nuova globalizzazione in salsa economico-salutista (gli interessi legati ai vaccini), la globalizzazione in salsa ecologista (si vedano gli articoli ambientalisti introdotti nella nostra Costituzione, una sorta di laccio verde che come il green pass limiterà molte nostre libertà), nel perimetro di un continente virtuale della grande distribuzione (il lavoro in smart working), destinato ad azzerare i luoghi della relazione, i luoghi fisici della comunità e della produzione, le aziende, le fabbriche, i negozi, i ristoranti, le Pmi, le redazioni etc (in pratica, le categorie vessate dai decreti sia di Conte, sia di Draghi).

Una sterzata, bloccata dieci anni fa dal sovranismo, che ha ripreso fiato, come noto, con la gestione del Covid (la strategia del controllo, del coprifuoco, del distanziamento sociale, della sicurezza dalla paura “indotta”, da parte del potere politico), e poi da questo febbraio nuovamente fermata dalla guerra.
Ebbene sì, l’invasione russa dell’Ucraina, ha stoppato i disegni delle lobby. Costringendole a rivedere la tempistica “globalizzatrice”.

Pure lo stesso Draghi ha dovuto, suo malgrado, accettare il passo indietro: tornare al mix energetico, carbone, petrolio, gas, rinnovabili, mettendo al lato la mistica delle fonti alternative, per altro costose e non risolutive della domanda di energia. Un passo indietro nel nome di un recupero delle cosiddette fonti sporche, guarda caso patrimonio dei paesi non allineati con gli Usa e la Ue: Russia, India, Cina etc. Domanda: che la guerra sia scoppiata anche per questo?

E adesso cosa è successo? Il Palazzo europeo (il parlamento) e italiano, tramortito dal mancato accordo sul clima (la riduzione della C02) ha giocato in contropiede: vietata la vendita di motori benzina e diesel dal 2035. Almeno su un fronte vuole vincere e far vedere chi comanda.
Ma la parte buona della Ue che fa? E Lega e Fdi?
Il lavoro italiano, la produzione italiana, dimenticati dalla sinistra (ormai il Pd è il partito dei primi della classe, non degli ultimi) che fine faranno?
Ma ad esempio, il diesel non era un grande risparmio per gli utenti e un carburante non inquinante (così ce l’hanno venduto all’inizio)?
Nessuna delle due: il suo costo (speculazione a parte) ha superato ciclicamente la benzina e ora scopriamo che addirittura inquina; obiettivo: imporre le macchine elettriche, come il vaccino.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Contrordine, la Russia non si può battere

Articolo successivo

Riscatto Italvolley, prima vittoria in VNL contro la Polonia

0  0,00