Inchiesta sui giovani e la politica: amore, odio o indifferenza?

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A meno di una settimana dal voto per i 5 referendum sulla giustizia, ci siamo chiesti quale fosse l’indice di interessamento dei giovani italiani a tal proposito e, più in generale, alla politica nazionale.

Gli ultimi dati ISTAT al riguardo risalgono al 2020, si è deciso così di arricchirli attraverso un sondaggio al quale hanno partecipato giovani tra i 18 e i 35 anni, dal quale sono emersi dati molto interessanti.

In tema di Referendum, il 55% degli intervistati ha dichiarato di essere a conoscenza dell’appuntamento del 12 Giugno, ma solo il 40% ha espresso la propria volontà di recarsi alle urne. 

La restante parte ha affermato di non volervisi recare per “altre ragioni” (37%), per “eccessivo tecnicismo dell’oggetto” (17,1%) o per “mancanza di interesse” (5,7%).

Che i giovani di oggi appaiano spesso disinteressati, a tratti disaffezionati alla gestione della Cosa Pubblica, è ormai noto, ma i dati emersi da questo studio potrebbero stupire.

Il 57,2% degli intervistati si è infatti definito come discretamente interessato alla politica, indicando un punteggio superiore al 7 (secondo una scala da 1 a 10); sul totale dei partecipanti, tuttavia, solo il 51,5% si ritiene sufficientemente informato sull’attualità politica del Paese.

Secondo l’ISTAT, sul piano del genere, tra chi si informa sulla politica almeno una volta a settimana, il 60% circa sarebbe uomo, mentre il dato scende al 40% per le donne.

La partecipazione ai cortei da parte delle ragazze coinvolte attivamente in politica, tuttavia, risulta in proporzione superiore a quella dei ragazzi (14,5% contro l’11,3%).

Altro dato interessante  è quello relativo alle fonti dalle quali i giovani attingono le proprie informazioni sulla politica: se nel 2014 solo il 27,7% utilizzava internet a questo scopo, oggi la percentuale ha raggiunto il 42%, facendo scendere al secondo posto televisione e radio (28,6%).

Dopo il “confronto con amici, parenti e conoscenti” (14,3%), troviamo infine la lettura di giornali e periodici, ormai desueta tra i più giovani, che preferiscono il formato digitale (11,6%).

Rilevante il dato secondo il quale il 70% dei più giovani (fino ai 24 anni), abbia scelto di affidarsi anche ai social media come sorgente di informazioni, rendendo il mondo virtuale un bacino prezioso per le tornate elettorali.

In passato era dato per scontato il coinvolgimento dei giovani al dibattito pubblico, attraverso una partecipazione diretta (adesione a cortei, comizi e aiuti economici al partito di appartenenza) o indiretta (informazione e interessamento alla politica in generale). 

I giovani vedevano così riconosciuto il loro ruolo di principale risorsa dei partiti tradizionali, partiti che oggi, dal 55% di essi, non sono più ritenuti indispensabili per il corretto funzionamento della Democrazia. 

Non stupisce quindi il fatto che il 100% degli intervistati abbia dichiarato di non essere iscritto ad alcun partito; secondo i dati espressi nel “Rapporto Giovani 2018” dell’Istituto Toniolo, inoltre, solo il 35% dei giovani trova che ve ne sia almeno uno al quale si senta vicino sul piano ideologico e valoriale. Lo stesso studio evidenzia che tra i disaffezionati della politica, un 50% si collocherebbe nell’asse “destra-sinistra”, ma nonostante questo si definisce deluso dall’offerta attuale. 

Secondo la principale agenzia statistica nazionale, le ragioni di tale allontanamento sono principalmente due: la prima, valida per il 64,9% dei casi, è da ricercarsi in un semplice disinteresse, mentre per il 25,5%, è causato da un profondo senso di sfiducia verso la Politica.

I giovani appaiono spesso come oggetto di interesse per la classe dirigente, più che soggetto, limitando così notevolmente i programmi indirizzati in maniera concreta a sostenere le politiche giovanili.

Il 100% dei partecipanti al sondaggio ha chiaramente affermato il proprio parere, secondo il quale la politica non si interessa sufficientemente dei giovani, nonostante l’85% abbia anche dichiarato di essere consapevole del grande impatto che questa ha sulle loro vite.

Un senso di esclusione forzata, quindi, più che di disinteresse, parrebbe emergere da questi dati.

Il senso di sfiducia, a parere di alcuni intervistati, deriverebbe inoltre dal sentore secondo il quale siano maggiormente i mercati finanziari, più che gli interessi nazionali e delle generazioni future, a governare l’andamento politico. 

Altro punto critico appare essere quello relativo all’auspicio di una politica che sappia guardare con maggiore lungimiranza, sia in tema di politiche ambientali, che di quelle giovanili.

I dati appaiono immediatamente più ottimistici riguardo ai temi legati all’Unione Europea: il 70,6% dei partecipanti al sondaggio ha infatti espresso il proprio parere secondo il quale l’Unione stia perseguendo attivamente gli interessi dei più giovani.

A questo proposito gli intervistati hanno espresso al 97% il proprio sostegno affinché l’Italia rimanga stato membro dell’Unione.

Uno sguardo che potrebbe apparire a tratti apatico, disaffezionato, quello dei giovani sulla politica, forse per l’eredità ricevuta da una generazione che ha vissuto episodi di forte disillusione, al punto da non essere in grado di trasmettere un entusiasmo che essa stessa ha perso, ma che necessariamente dobbiamo ritrovare. 

«Se non ti occupi di politica, sarà la politica ad occuparsi di te».

Queste le celebri parole del giurista Ralph Nader che invitano questa generazione a reagire attivamente attraverso una presa di coscienza, una maggiore informazione e un coinvolgimento diretto per riuscire a determinare concretamente e liberamente il proprio futuro. 

A tal proposito risulta interessante l’ultima domanda posta nel questionario, che sembra già rispondere a questo auspicio: “A prescindere da quella che sarà la tua scelta lavorativa, saresti disposto a dedicarti attivamente alla politica in futuro?”

La risposta è stata per il 55% positiva, quorum che in democrazia ha un suo peso… 

Di Paolo Cudal e Riccardo Maria Sciarra

 

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