Altro che tablet, Apple vuole diventare una banca

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No, non è l’ennesimo e più o meno inutile – ma irresistibile – aggeggio elettronico, né un software più avanzato la più grande novità presentata dalla Apple durante la sua conferenza annuale. A tenere banco durante la sua Worldwide Developer Conference 2022 è stato l’annuncio che l’azienda di Cupertino si appresta a lanciare Apple pay later, un servizio di pagamenti a rate dei suoi prodotti e servizi. Tutto qui, dite voi? ve lo riformuliamo in maniera più chiara:
Apple ha annunciato che da domani diventa anche una banca. Ecco, a dire così forse abbiamo esagerato, perché il nuovo servizio offerto riguarda solo l’acquisto dilazionato nel tempo e a interessi zero di prodotti con il marchio della mela. In pratica i clienti americani (il servizio in un primo momento sarà disponibile solo negli USA) potranno comprare il loro prossimo iPhone spalmando la spesa in quattro rate su sei settimane. Ma è fuori di dubbio che si tratti di un primo grande passo che i giganti del Tech stanno compiendo per rendere inutili, o almeno sostituibili, gli istituti di credito tradizionali.
I recenti rialzi dei tassi decisi dalle principali banche centrali occidentali farebbero pensare che questo non sia il momento migliore per lanciare un servizio di prestiti a tassi zero, ma la durata dello stesso è talmente limitata – appena un mese e mezzo – che certo non impatterà sulle casse dell’azienda, che con questa mossa riuscirà tra l’altro ad avvicinare il mercato dei giovani e giovanissimi privi conto bancario. La generazione Z, cresciuta letteralmente online, è infatti già abituata a sfruttare i sistemi “pay now, buy later”, e pure gli utenti più anziani hanno cominciato a usarla quando, chiusi in casa per la pandemia, abbiamo tutti aumentato il numero e l’entità dei nostri acquisti online.
Insomma, Apple potrebbe aver fatto di nuovo centro. Non a caso l’annuncio è stato accolto con enorme attenzione dai mercati, che già si domandano se Apple sia pronta a fare il passo successivo, ovvero richiedere una licenza bancaria cominciando così ad affrontare in campo aperto i giganti della finanza. Per ora l’azienda ha negato di volerlo fare, ma l’impressione è che sia solo questione di tempo.
D’altra parte Apple è un’azienda così ricca – nel 2021 il suo flusso di cassa (in altre parole, i soldi che l’azienda ha ancora disponibili dopo aver finanziato i suoi investimenti) è stato pari a 93 miliardi di dollari – da potersi permettere di concedere prestito a milioni di suoi clienti senza passare per i noiosi controlli di affidabilità creditizia cui le banche sottopongono chiunque si rechi in filiale per chiedere poche migliaia di euro. Certo, rinunciando a una intermediazione bancaria Apple si assume il rischio di perdere soldi se uno dei suoi clienti non è in grado di pagare tutte le rate, ma l’azienda sa che la sua clientela è per la stragrande maggioranza di fascia alta e quindi mediamente molto affidabile. Inoltre, fa notare giustamente il Financial Times, proprio grazie ai suoi cellulari Apple sa tutto (abitudini di spesa, locali frequentati, genere di attività lavorativa) dei suoi clienti, quindi riuscirebbe a valutare il merito creditizio molto meglio di una banca tradizionale. Altro che il vostro addetto allo sportello di fiducia.

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