Prima uscita di Zuppi da presidente Cei: guerra, suicidio assistito e Meloni

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“Credo sia un momento decisivo per tutti, il Paese e l’Europa. La pandemia e la guerra, rivelano la fragilità di tanti equilibri che si credevano scontati e ci chiedono di guardare al futuro. Sarà un ottobre caldo, le crisi possono diventare pericolose. C’è bisogno di grande compattezza, consapevolezza e sforzo trasversale per il bene comune”. Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e neo presidente della Conferenza Episcopale in un colloquio con il Corriere della Sera.

Zuppi vede un autunno nero all’orizzonte e teme che le tensioni sociali possano sfociare in qualcosa di molto pericoloso. Per questo si è detto disponibile sin da ora a dialogare con il governo, e con il premier Draghi in particolare, per trovare delle soluzioni utili a rasserenare la situazione.

Il quadro che il presidente della Cei sembra delineare è davvero allarmante: “Serve uno sforzo nazionale e continentale di andare oltre il contingente, andando così incontro alla vera richiesta di chi vive in sofferenza e povertà: sei milioni di persone, uno su dieci, una situazione aggravata da fragilità e solitudine. L’Europa deve mostrare la ricchezza della sua tradizione umanistica a un mondo che talvolta non riesce a capire. La bellezza della democrazia non è scontata”.

Zuppi è stato voluto alla guida della Cei da Papa Francesco che sin da subito è sembrato puntare su di lui. E l’arcivescovo di Bologna con il pontefice condivide soprattutto il no alle armi, tema che sta dividendo profondamente l’opinione pubblica nazionale e mondiale. E’ giusto inviare armi all’Ucraina perché possa resistere e difendersi dall’aggressione russa? Oppure fornire armi allontana unicamente la pace? La posizione di Papa Francesco rispecchia questa seconda ipotesi e il cardinale Zuppi sembra muoversi sulla stessa lunghezza d’onda. Specificando che il papa non ha mai confuso aggressori ed aggrediti, il capo dei vescovi ha detto che “tutte le guerre finiscono con un negoziato, anche se c’è un vincitore. Bisogna tenere aperti tutti i canali, pur di interrompere il massacro. Siamo in una guerra di trincea, come nel ’14-18, ma con una tecnologia ultramoderna. Bisogna pensare a un impegno vero sul disarmo. Certo, c’è la necessità della legittima difesa, purché proporzionata. Ma dobbiamo investire il doppio nella ricerca della pace senza armi”. No quindi all’invio di armamenti a Kiev anche se questa può sembrare la scelta più opportuna. La Chiesa preferisce percorrere la strada più tortuosa del negoziato. E non è un caso che Francesco più volte in questi ultimi tempi è sembrato smontare la narrazione occidentale, evidenziando come le colpe della guerra non siano da attribuire tutte ed unicamente alla Russia, ma in parte anche alla Nato e al suo “abbaiare alle porte di Mosca”. Posizione che a livello internazionale è stata bollata come ambigua, perché tenderebbe ad assolvere Putin. Ma compito della Chiesa non è schierarsi da una parte contro un’altra, ma dialogare con le parti in causa per tentare di fermare l’odio e le devastazioni. E Zuppi sembra confermare che la strada scelta dal Vaticano è quella giusta, anche se al momento molto impopolare in Occidente.

C’è poi il tema delle prossime elezioni politiche. Il cardinale è considerato un progressista, anche se lui stesso non ama questo termine e lo rigetta, e la sua appartenenza alla Comunità di Sant’Egidio lo rende assimilabile all’area cattolica del centrosinistra, quella per intenderci incarnata da Andrea Riccardi. Sulle prossime elezioni politiche il porporato specifica: “La Chiesa starà attenta a difendere le sue priorità, il bene delle persone, la persona umana al centro. Senza nessuna preclusione”.

E sulla possibilità che Giorgia Meloni possa diventare la prima donna premier risponde: “La conosco da quando era ministro delle politiche giovanili, allora c’era il governo Berlusconi. L’interlocuzione con i governi, di ogni colore, è sempre istituzionale e non ci devono essere differenze. Anzi, ci sarà molto rispetto e con tanta lealtà e chiarezza la Cei dirà sempre ciò che la preoccupa o se ci saranno temi di disaccordo”.

In un’editoriale su Famiglia Cristiana poi Zuppi interviene anche sul dibattito inerente il suicidio assistito e dichiara: “La Chiesa è una madre che non sopporta la sofferenza dei figli. Una madre non vuole alcun accanimento. Una madre accompagna con amore, togliendo la sofferenza, non la vita”. E poi aggiunge: “Quanto c’è da fare ancora perché siano garantite dignità di accompagnamento e terapie palliative efficaci, tempestive? Quanti Fabio, quanti Federico giacciono ignorati dai media nelle nostre case, nelle corsie di ospedale, nelle Rsa, negli hospice? La Chiesa è, deve essere sempre madre, che non abbandona mai i suoi figli. Lottare? Sì, per vivere. Lottare? Sì, per lenire il più possibile il dolore. Lottare? Sì, contro il tarlo maligno della solitudine che accompagna la morte e ne è terribile alleata. Perché è vero che ‘quando si muore, si muore soli’, ma la protezione di strutture efficaci e dei propri cari, cioè del prossimo, non lascia solo nessuno. Una cosa, infine. Non devo, non dobbiamo avere paura di affermare che la nostra fragilità può diventare una forza umanissima e che l’amore è amore fino alla fine, anche sotto la croce”.

Una prima uscita ufficiale che ha già in qualche modo delineato il solco in cui intende muoversi la Cei nei prossimi mesi ed anni. Rifiutando etichette politiche. “A volte c’è una lettura obsoleta anche della Chiesa – ha dichiarato – Mi hanno chiesto: lei è progressista? Ma io spero di essere cristiano. E certi conservatori, tra virgolette, sono molto più progressisti di progressisti che non lo sono affatto”.

 

 

 

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