Referendum, anche i vescovi si spaccano. C’è sotto una lotta di potere?

lunedì, 16 Febbraio 2026
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Il referendum sulla giustizia non dovrebbe interessare ai vescovi italiani, trattandosi di una materia che riguarda specificamente lo Stato e l’equilibrio tra i poteri previsti dalla Costituzione. Già, non dovrebbe. Ma così non è, perché c’è qualche presule che è stato preso dalla fregola di partecipare alla contesa, e guarda caso per sostenere il No, in un interventismo ecclesiastico nel campo politico di cui non si sentiva davvero il bisogno.

Di chi parliamo? Non di uno qualunque, ma di monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana (Cei). E scusate se è poco, perché, nella gerarchia della Chiesa del nostro Paese, dopo il presidente Matteo Maria Zuppi, c’è proprio il vescovo anti-Nordio. Sua Eccellenza progressista parteciperà il 13 marzo prossimo (cioè in prossimità del voto referendario) a un convegno di Magistratura democratica. Neanche, quindi, una corrente di moderati, ma proprio il gruppo più di sinistra ci sia, il fulcro delle cosiddette “toghe rosse”.

Intendiamoci, non che monsignore Savino (e sia detto con tutto il rispetto) possa spostare chissà quali masse di voti (non siamo più ai tempi della Dc e dell’ “unità politica dei cattolici”). Però fa comunque impressione che uno dei massimi esponenti della gerarchia ecclesiastica italiana si schieri per il No, prendendo parte a una disfida squisitamente politica. Di certo non si tratta di un segnale di equilibrio e di imparzialità che arriva dai vescovi italiani. A risentirne potrebbe essere il prestigio stesso della Cei.

Capirete l’imbarazzo del cardinale Zuppi, che pure passa per uno di sinistra. Che volete, quando sono in gioco l’immagine e l’autorevolezza della Chiesa italiana, la sua capacità a rappresentare i cattolici italiani, indipendentemente dal loro orientamento politico, non si può davvero scherzare e il presidente della Cei ha deciso di correre urgentemente ai ripari. Ha fatto diffondere un comunicato ufficiale in cui si ribadisce che i vescovi italiani si astengono dal prendere posizione sul referendum sulla giustizia. Certo, una tale precisazione suona come una sconfessione di monsignor Savino e può dare l’idea di una Chiesa italiana divisa su una questione che non dovrebbe riguardarla. Però meglio così che una Conferenza episcopale schierata e parziale.

Non manca chi intravede nell’iniziativa del vicepresidente della Cei una mossa in vista della successione di Zuppi, il cui mandato alla presidenza della Cei scadrà il prossimo anno. «Le grandi manovre sotterranee -si legge ad esempio su “il Giornale”- erano già partite soprattutto a supporto delle candidature del cardinale Roberto Repole e del vescovo Andrea Migliavacca. Non è da escludere che Savino, schierandosi sul referendum, stia pensando anche a quest’altra “campagna elettorale”». Le lotte di potere all’interno della Chiesa rappresentano, una pratica antica, tant’è che in fondo, l’arte della politica la possiamo considerare anche come una invenzione ecclesiastica. Ma normalmente tutto avviene in modo felpato e senza dare l’impressione di una divisione all’esterno.  Monsignor Savino poteva anche resistere alla vanità di mostrarsi in pubblico a fianco dei magistrati anti-governo. Forse ha confuso le toghe con le tonache…

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