Estate, centro, destra e sinistra al lavoro. Cresce l’area alternativa a Draghi

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Estate calda: tempo di riposizionamenti, scomposizioni e ricomposizioni. I giochi si stanno consumando ora, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Con l’unica variante, la possibilità di una nuova ondata pandemica in autunno, che sarà gestita come al solito dal Palazzo, con relativa ingessatura emergenziale e quindi, col rinvio della democrazia a data da destinarsi.
Sperando di no, tutti i partiti, grandi e piccoli, nuovi e antichi sono impegnati a tessere le loro tele, le strategie, con incontri diplomatici, documenti, cene e telefonate tra capi.
Un lavoro complesso visto il quadro politico.

Primo dato, il caos post-voto, non subìto, spontaneo, voluto dai diretti interessati. Col primo risultato che destra e sinistra non significano più nulla (una perdita di senso iniziata da decenni).
Se si può fare una fotografia delle ultime amministrative, le liste civiche hanno dominato la scena. Liste elettorali con residuati bellici del passato, nomenklatura trombata con l’ansia di riciclarsi, politici che si vergognavano a esporsi con le vecchie etichette, ma anche tanta novità, tante nuove energie provenienti da quella che un tempo si chiamava società civile: un patriottismo amministrativo, una selezione della classe dirigente dal basso in progress e una sorta di risposta del territorio al centralismo istituzionale, percepito come casta.

Poi, il centro di gravità permanente. Cespugli che hanno consentito la vittoria o la sconfitta dei loro capi-bastone, o che si sono presentati da soli ottenendo pure qualche buon risultato. A destra, si tratta dei soliti noti (cespugli cattolici, ex dc fino a Toti e Brugnaro). A sinistra, Calenda e Renzi hanno realmente sparigliato le carte: dimostrando forza, ma specialmente capacità di interdizione e boicottaggio del campo largo pensato da Letta con dentro i grillini, prima della scissione di Di Maio. Dove Iv e Azione hanno appoggiato la destra o sono andati da soli, la sinistra classica ha perso.
Con l’aggiunta di Insieme per il Futuro il centro si è rafforzato ulteriormente. Resta da vedere se parliamo solo di transumanza del ceto politico o premessa di una cosa più grande prevista per l’autunno.

Se si andrà al sistema elettorale proporzionale il caos, la frammentazione, saranno completi, nel nome però, della democrazia rappresentativa, e molto dipenderà dalla soglia di sbarramento che obbligherà le piccole formazioni ad allearsi comunque.
Draghi inoltre, ha reso centristi destra e sinistra, dando la spallata definitiva al bipolarismo partorito dal Mattarellum nel 1994.

Lega e Fi sono nell’alveo di Palazzo Chigi, Salvini non senza problemi strutturali e di prospettiva. Se prevarrà Giorgetti la Lega si trasformerà in una Dc2.0, popolare, liberale e moderata. Conte e Di Maio, al di là delle perturbazioni interne e delle dichiarazioni virtuali, mirano al medesimo progetto: un partito liberale, moderato, ecologista e Recovery. Il Pd è il partito più istituzionale, politicamente corretto, che esista. E’ il partito dello status quo, dei primi, dei garantiti, a cui piace Draghi. Non a caso Letta è un dc di sinistra.
Questa sarà la maggioranza che dopo il voto riporterà forse l’attuale premier a una sua replica (Draghi-2).

A meno che l’area alternativa al governo Draghi non si unisca sul serio, evitando personalismi. Come sappiamo, un italiano su due non vota, ci sono grillini delusi, sovranisti delusi, cattolici che non gradiscono le scelte della Cei, lavoratori che non si riconoscono nella Triplice, l’area no Green Pass non rappresentata, i cittadini che sull’Ucraina non condividono le scelte guerrafondaie. Italiani che temono le ripercussioni delle sanzioni, che non ce la faranno a finire il mese e che al momento ritengono che il loro voto sia inutile perché guidati da un direttorio tecnocratico, organico a Bruxelles e agli Usa, che ha commissariato di fatto la democrazia, bypassando il parlamento.
Riusciranno i vari Rizzo, Paragone, Mattei, Fusaro, Toscano, a unirsi, con un programma omogeneo? Sembra difficile. La tentazione all’egemonia e all’egoismo di partito è troppo forte.
Interessante una nuova alleanza a destra di Fdi: Alternativa per l’Italia con Adinolfi del Popolo della Famiglia e Di Stefano ex Cp.

I loro elettorati e le loro finalità (un sondaggio li dà dal 1,5% al 4,5%) sono maggiormente componibili: sovranità nazionale e sovranità della vita, della famiglia. E poi potrebbero essere una spina nel fianco per la Meloni che nello schema consueto di voler vincere andando al centro acquistando moderati, potrebbe lasciare scoperta l’area più identitaria. Quella al momento indecisa, arrabbiata, delusa dai partiti. Pure Repubblica se ne è accorta.

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