Voto. Fine di destra e sinistra, ora il bipolarismo è draghiani-antidraghiani

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La campagna elettorale è iniziata. Dopo la fase “destra contro sinistra”, “centro-destra contro centro-sinistra”, “alto-basso”, popoli contro caste, identità contro globalizzazione, sovranità nazionali contro sovranità multinazionali, in vista del prossimo 25 settembre, ci troveremo a scegliere un altro, inedito bipolarismo.

Da un lato, le rovine del centro-destra e del centrosinistra, poli consumati, senza vere idee e programmi di alto respiro, dilaniati da polemiche, divisioni e personalismi (già si vedono), che tenteranno di rattopparsi per l’appuntamento, inglobando i centristi che non hanno tempo per strutturarsi seriamente.
Dall’altro, il fronte trasversale “anti-Draghi” che, al contrario, si dovrebbe unire proprio per essere più forte e costituire una vera minaccia per il Palazzo.

Monitoriamo il “risorto” centro-destra.
La Meloni pensa di vincere ben due guerre: il voto nazionale e la premiership interna allo schieramento. La sua frase-mantra è “chi piglia un consenso in più fa il capo del governo, però gli altri dovranno firmare un patto-anti-inciucio”. Un modo per vincolare i suoi alleati, evidentemente scottata per la fuga draghiana di Fi e Lega. Affinché non si ripeta il tradimento, nella malaugurata ipotesi che le urne non diano quel risultato netto che tutti si attendono.

Peccato che pure lei si sia fatta convincere che si vince andando al centro, conquistando i moderati. Ergo, vedremo una “conversione patriottica” di Fdi verso temi e battaglie molto più morbide. Con l’atlantismo già ci siamo, col liberalismo pure, con lo sconfessare il discorso davanti al popolo spagnolo di Vox, pure. Per il resto, un colpo al centro e uno alla botte. A cominciare dallo “sbianchettamento” dei post filo-vaccini e anti-no vax, tanto per rimediare un mondo adesso allettante, ma allora lasciato solo, ghettizzato e demonizzato.

Salvini e Berlusconi, pensano, invece, a un’altra destra. Il Capitano a difendere le partite Iva, il lavoro, la sicurezza (modello Giorgetti), lasciando alla Meloni il sociale e i temi antropologici (vita, famiglia etc), ma confermando che sarà lui a guidare il centro-destra (primo, perché rispetto alle precedenti elezioni capeggia il primo partito in termini di seggi; secondo, perché pensa di tornare in testa pure dopo 25 settembre).

Il Cavaliere, dal canto suo, ha architettato un furbo piano centrista per tornare a galla, vista l’enorme concorrenza oggi in questo campo. Ha giocato d’anticipo con un programma liberale, atlantista e garantista e pretende che a scegliere il capo del governo sia un’assemblea degli eletti. Trappola: il trucco sta nel decidere chi si presenta nei collegi uninominali. I nomi che Fi e Lega faranno, saranno soprattutto per arginare, frenare, l’avanzata della Meloni.

A sinistra ci sono due grandi problemi: Letta e Conte. Il Pd orfano del campo largo con i grillini, pensa a un’agenda-Draghi, con dentro Di Maio, radicali, Renzi e Calenda. Renzi e Calenda continuano a smarcarsi, ma l’approdo sarà inevitabile. Non c’è tempo per costruire nuove e solide opzioni.
Ma la base non condivide la definitiva trasformazione dem in un partito-Stato, bandiera dello status quo, dei primi, dei garantiti, un partito neo-liberista, alleato di poteri forti economici, finanziari, bancari, troppo filo-Bruxelles e filo-Usa. E in buona percentuale vorrebbe recuperare il rapporto con Conte.

Intanto, Letta, non sapendo cosa dire e cosa fare sta preparando la più grande strategia “antifascista” che storia repubblicana ricordi. Per lui è l’unico modo per unire un mondo allo sfascio, privo ormai di identità e collante. E ovviamente, ecco che Meloni improvvisamente ha un cognome che comincia con la lettera emme, come Mussolini. Una pena, dopo decenni, l’assistere, come assisteremo a livello mediatico, a un antifascismo ridicolo, senza fascismo. Leggere in proposito gli articoli di Michele Serra per capire di cosa stiamo parlando.

Specularmente i 5Stelle stanno tra due fuochi. Sperano pure loro di fare pace col Pd, ma stando alle ultime dichiarazioni di Letta (“mai con chi ha fatto cadere Draghi”), si guardando intorno. E non resta altro da fare che aggregare pezzi di sinistra alla sinistra del Pd: ecologisti, Leu etc.
Con le gambe spezzate dallo stesso Grillo che ha ribadito il no al doppio mandato, eliminando di fatto gran parte dell’attuale stato maggiore di Conte.
Ne uscirà con tante proroghe, a partire dalla Raggi?

Il nuovo bipolarismo sarà “Draghi contro Draghi”. Da una parte, la sinistra e la destra del pensiero unico draghiano (centro-destra e centro-sinistra); dall’altra, l’area antagonista al sistema dell’emergenza pandemica, del Green-Pass, delle politiche di Bruxelles, la gestione della guerra in Ucraina etc. Rizzo, Ingroia, Toscano “Uniti per la Costituzione”; Paragone (Italexit) in solitaria, e Alternativa per l’Italia (Adinolfi e Di Stefano). Nuove energie che dovranno affrontare il cappio della raccolta delle firme. Ma che se unite potrebbero rappresentare la sorpresa del voto. Un chiaro segno e segnale per un’altra storia.

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