Covid resistente al caldo: Tarro: “C’è una causa. Ve la spiego”

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Si chiama Centaurus la nuova sottovariante del Covid che avrebbe iniziato a circolare anche in Italia e che potrebbe, secondo gli esperti, diventare dominante in autunno sostituendo Omicron 5 che ha rallentato la sua corsa. Si sa che potrebbe avere un’altissima contagiosità mentre non è ancora certo il grado di letalità che però, sempre secondo gli esperti, non dovrebbe essere maggiore di Omicron 5. Ma è ancora tutto da capire e forse se ne saprà di più soltanto fra qualche settimana. Intanto ci si chiede come sia possibile che con le temperature bollenti di questa estate, a luglio si sia avuta un’estensione così alta di Omicron 5. Di tutto questo abbiamo parlato con il medico e virologo Giulio Tarro, primario emerito dell’Ospedale Cotugno di Napoli, allievo di Albert Sabin, inventore del vaccino contro la poliomielite, e proclamato miglior virologo dell’anno nel 2018 dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo.

E’ in arrivo Centaurus una sottovariante di Omicron 5 che risulterebbe molto più contagiosa della precedente, a sua volta più contagiosa delle altre. Ma che sta succedendo?

“Guardi che si tratta di un processo assolutamente normale, diciamo pure scontato. E’ naturale che il virus diventi sempre più contagioso, mutandosi per poter sopravvivere nell’organismo e resistere agli anticorpi, ma anche per questo sarà sempre meno violento e più debole. Del resto questa sottovariante è già presente in Inghilterra, dove già dall’anno scorso hanno riaperto tutto e non si sono più posti il problema di altre restrizioni. Non solo, gli inglesi dopo aver sperimentato che con la somministrazione delle due dosi di vaccino ad mRna messaggero si indebolivano le difese immunitarie verso tutte le altre infezioni, hanno sconsigliato sia la terza che la quarta dose”.

Quindi dovremo abituarci alla continua mutazione del Covid in sottovarianti sempre più resistenti? Questo ci sta dicendo?

“Esattamente, però più sarà in grado di infettare e meno sarà virulento”.

E quando interromperemo definitivamente questa catena?

“Ma guardi che è stata già interrotta. Già nella primavera del 2021 il Covid era trattato come un’endemia e questo leggendo gli studi pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica americana Science. Già all’epoca gli scienziati ci avvertivano che non aveva più senso parlare di pandemia e allarmare le popolazioni, visto che il virus si stava trasformando sempre di più in influenza stagionale. Ci siamo rimasti solo noi italiani nel mondo ad andare ancora in giro con le mascherine e a mettere limitazioni, tutti gli altri sono tornati a vivere regolarmente perché è ormai matura la convinzione che si deve convivere con il Covid. Trovo incredibile che nelle nostre città si incontrino ancora persone che girano con le mascherine all’aria aperta o addirittura da sole in automobile. Provi ad andare nelle altre capitali del mondo e veda se la gente vive ancora con questi timori”.

Professore, come spiega il fatto che con un’estate così calda la variante Omicron 5 abbia trovato terreno tanto fertile per attecchire e propagarsi? Il caldo non dovrebbe impedire la circolazione dei virus?

“Non è scritto da nessuna parte che con il caldo i virus non possano circolare, avviene anche in Africa. Ma il dato rilevante è un altro. I colleghi sudafricani, dal marzo 2020 al 31 gennaio del 2022, hanno studiato l’andamento del Covid totalizzando circa 3 milioni di infezioni; poi si sono accorti che circa 105mila delle ultime reinfezioni erano state rese possibili grazie alla capacità di Omicron di sfuggire tanto alla protezione dei vaccini che all’immunità ottenuta con la precedente infezione. E su Science hanno messo in evidenza questa capacità di riadattamento, favorita anche dalle vaccinazioni stesse e dall’esigenza del virus di mutarsi per sopravvivere nell’organismo. Ormai il virus ha la capacità di convivere con le nostre cellule superando la barriera protettiva dei vaccini, ma il problema sta nel continuare a ragionare come se il Covid sia ancora quello della primavera del 2020 e non un’influenza perfettamente gestibile e guaribile in pochi giorni con le terapie che abbiamo a disposizione”.

Quindi stando a quello che dice lei vaccinarci ci ha messo al riparo dalle conseguenze gravi della malattia ma ha favorito le continue mutazioni del virus?

“Questo è ormai scontato e trovo assurdo che si parli di quarta dose. Fare altri vaccini è utile soltanto per trasferire al virus informazioni genetiche per formare altre varianti. Se un soggetto è precedentemente vaccinato è in grado comunque di produrre gli anticorpi, ma purtroppo la caratteristica dei vaccini ad mRna messaggero è proprio quella di trasmettere nel contempo queste informazioni. Il fatto che il virus sia sempre meno aggressivo dimostra che in ogni caso la protezione c’è, gli anticorpi comunque funzionano. In questo momento non ha alcun senso fare una quarta vaccinazione in presenza di varianti che di fatto hanno già bucato gli attuali vaccini. E i nuovi vaccini, quelli cioè rimodulati sulle attuali varianti, non saranno pronti prima dell’autunno “.

Vaccinarci un anno fa con le due dosi è stato utile o no?

“Lei sa bene che non ho mai sconsigliato le vaccinazioni nonostante tanti dubbi, e ho sempre considerato efficace e positivo il modello inglese che ha dato uguale valore al vaccino Astrazeneca e al Pfizer. Poi gli inglesi hanno tirato le somme e si sono accorti che non c’erano grosse differenze sostanziali per ciò che concerneva gli effetti collaterali. Da noi invece si è puntato unicamente sui vaccini ad mRna messaggero mettendo quasi al bando Astrazeneca con una campagna di delegittimazione dal sapore più ideologico che scientifico. Vaccinarsi ha avuto un senso nella prima fase, quella pandemica, oggi continuare a farlo a mio giudizio è illogico oltre che dannoso per le nostre difese immunitarie nel momento in cui siamo in presenza di un virus sempre meno aggressivo e perfettamente gestibile. Ad ogni modo gli inglesi sono stati più veloci di noi e già a luglio del 2021 hanno riaperto tutto e hanno superato il problema, senza obbligare le persone a sottoporsi ad altre vaccinazioni che come detto rischiano di abbassare le difese immunitarie nei confronti di tutte le altre infezioni. Non solo, loro hanno avuto la variante inglese ad agosto del 2020 e a dicembre sono partiti con le vaccinazioni risolvendo il problema e riaprendo tutto nell’estate del 2021, da noi invece hanno iniziato in fortissimo ritardo con il risultato che ci troviamo oggi ad inseguire le varianti”.

 

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