Fratoianni e Bonelli, i “sinistri” indesiderati ma sempre corteggiati

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Carlo Calenda li ha definiti sprezzantemente “frattaglie di sinistra”. Il riferimento è a Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni e Europa Verde di Angelo Bonelli. Due formazioni che Enrico Letta aveva già imbarcato nel fronte progressista ma la cui permanenza ora è messa in dubbio in seguito all’accordo politico-elettorale che il Pd ha siglato con Azione di Carlo Calenda e Più Europa di Bonino e Della Vedova.

Perché il programma di Calenda è l’esatto contrario di quello dei Verdi e di SI, soprattutto in campo ambientale visto che il duo Bonelli-Fratoianni non vuol sentire parlare di termovalorizzatori, rigassificatori, trivellazioni, nucleare, tutti argomenti che trovano invece favorevole il leader di Azione.

Per dirne una: il 30 giugno scorso proprio Calenda ha presentato in Senato una mozione per chiedere al governo che il nucleare venga reintrodotto tra le fonti utilizzate dal nostro Paese per produrre energia. E nel programma elettorale del “Patto Repubblicano”, l’alleanza fra Azione e Più Europa, è contemplata la realizzazione di nuovi termovalorizzatori e rigassificatori come capisaldi della politica energetica.

Ma a rendere incompatibile la coabitazione di Calenda con le “frattaglie di sinistra” c’è soprattutto l’agenda Draghi che per il leader di Azione è sacra forse più del Vangelo, mentre per Verdi e sinistra estrema è indegeribile.

Il fatto è che un’eventuale rottura con Bonelli e Fratoianni spingerebbe i due fra le braccia di Conte che è pronto ad accoglierli a braccia spalancate.

Sono anni che il Pd vive una sorta di “sindrome del vicino”. Detesta le forze alla sua sinistra sapendo perfettamente che sono una zavorra, un peso, un ostacolo, con le loro posizioni anti-Nato, antimilitariste, ultra pacifiste, anti inceneritori, anti rigassificatori, anti cementificazione, anti tutto, ma al tempo stesso ha bisogno di averli come alleati per non perdere definitivamente il contatto con il mondo ambientalista e per mantenere un minimo di “socialismo” nel proprio programma. E quindi coccola queste forze per averle alleate sia a livello politico che amministrativo, sapendo che possono contribuire a fare la differenza. E difatti Fratoianni è stato considerato dal Pd un prezioso alleato nonostante la sua opposizione al governo Draghi e il suo dichiarato anti atlantismo nella vicenda ucraina. 

Del resto è una storia che si ripete dai tempi dell’Ulivo, con il rapporto di amore-odio fra Prodi e Bertinotti, sfociato in rotture, riconciliazioni, alleanze tecniche, desistenze, poi coalizioni strampalate come l’Unione del 2006 che teneva insieme Lamberto Dini e Franco Turigliatto nel nome dell’antiberlusconismo militante. Tutti uniti contro il nemico comune, salvo poi esplodere dopo un anno e mezzo per le innumerevoli contraddizioni.

Forse Letta pensava di poter essere una sorta di novello Prodi capace di tenere dentro tutto e il contrario di tutto nel nome della lotta antifascista (l’antiberlusconismo ormai non tira più ma è la Meloni oggi il nemico da battere) che ha sempre una certa presa sull’elettorato di estrema sinistra. Ma i tempi sono cambiati e Letta non è Prodi. Così ecco che le contraddizioni sono esplose in tutta la loro evidenza prima ancora delle elezioni, e dopo aver imbarcato con successo i centristi, ora rischia di perdere e di regalare a Conte Bonelli e Fratoianni che chiedono garanzie circa le loro proposte politiche del tutto opposte a quelle di Calenda.

Per ricucire lo strappo è sceso in campo il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, un altro che in fatto di alleanze larghe è molto esperto, ma soprattutto è sempre riuscito a tenere la sinistra e gli ambientalisti in squadra con lui. E difatti in queste ore Zingaretti ha detto che è necessario fare di tutto per tenere Bonelli e Fratoianni in coalizione.

Sono anni che il tema del rapporto con la sinistra radicale tiene banco nel Pd. Veltroni chiuse le porte, Bersani le riaprì, Renzi le richiuse, Zingaretti aprì a doppia mandata, oggi Letta tenta di tenere dentro il diavolo e l’acqua santa.

Ma la strada è molto stretta, così come sembrano aumentare di ora in ora le probabilità che Sinistra Italiana e Verdi possano trasmigare in direzione dei 5Stelle. A questo punto nel Pd si potrebbe riaprire anche la trattativa con Renzi per tirare dentro Italia Viva. Arrivati a questo punto, un due % in più a fronte di un 3% in meno, tutto fa numero.

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