Centaurus, parla Tarro: “Ecco cosa accadrà in autunno con le nuove varianti”

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Mentre la variante Covid Omicron 5 è ancora dominante in Italia e in Europa, si sta guardando all’autunno-inverno e ad una possibile prossima ondata di contagi legata alla variante Centaurus, ufficialmente BA 2.75. Secondo gli autori di uno studio italiano pubblicato sull’European Journal of Internal Medicine, riportato dal Corriere della Sera la nuova variante sarebbe molto efficiente nel legarsi ai recettori umani Ace2, cosa che la renderebbe potenzialmente in grado di diffondersi molto velocemente e, quindi, molto contagiosa. Ne parliamo con il medico e virologo Giulio Tarro, primario emerito dell’Ospedale Cotugno di Napoli, allievo di Albert Sabin, inventore del vaccino contro la poliomielite, e proclamato miglior virologo dell’anno nel 2018 dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo.

Professore, sembra che Centaurus si leghi più facilmente alle cellule umane attraverso i recettori Ace2 e quindi abbia un livello di contagiosità molto più elevato delle varianti già conosciute. Condivide i risultati di questo studio elaborato da ricercatori dell’Università dell’Insubria?

“Questa possibilità è concreta perché l’evoluzione c’è, esiste il rischio che nuove varianti possano essere più contagiose delle altre, però non dimentichiamo che ogni variante perde virulenza e quindi il livello di aggressività è sicuramente molto inferiore. Il fatto che si possa legare più facilmente ai recettori Ace2 è tutto sommato scontato, così come la possibilità che il virus possa trovare porte aperte in diverse parti dell’organismo, non solamente nell’apparato respiratorio ma anche per esempio attraverso il sistema vascolare. Quindi avremo maggiori possibilità di essere infettati ma senza particolari conseguenze”.

C’è chi teme che Centaurus possa colpire più facilmente i polmoni rispetto ad Omicron che invece si concentrava principalmente sulle vie respiratorie

“Le vie respiratorie sono quelle che portano ai polmoni, quindi anche questa possibilità è concreta. Ma come detto la capacità di legarsi ai recettori potrebbe aprire anche altre porte. Tuttavia eviterei allarmismi ingiustificati, perché le ultime varianti hanno dimostrato che ormai il virus ha maturato una capacità di adattamento al nostro organismo che consente certamente una maggiore contagiosità ma con effetti limitati”.

Ma come è possibile dopo tre dosi di vaccino e una popolazione in larga parte immunizzata?

Credo che debba fare testo lo studio dei colleghi sudafricani pubblicato su Science con cui hanno dimostrato come dal marzo del 2020 al gennaio del 2022 il Covid abbia avuto un’elevata capacità di reinfettare chi era stato già colpito e guarito in precedenza. Questo dimostra la maggiore capacità delle varianti finora conosciute di penetrare nell’organismo e al tempo stesso la debolezza degli anticorpi di proteggere sia i soggetti vaccinati che quelli immunizzati”.

Però scusi professore, andando avanti di questo passo non ne usciremo mai, ogni sei mesi avremo nuove varianti. Il Covid non ci lascerà più?

“Ma di cosa si stupisce? E’ una vita che ogni anno conviviamo con i virus influenzali. E di questo si tratta ormai, il problema è che continuiamo a trattare il Covid come fosse quello di due anni fa, un virus pericoloso e ingestibile, mentre ormai non dovrebbe spaventare più nessuno, nè più né meno di come in passato non ci spaventava beccarci l’influenza”.

Ritiene necessario quindi il ritorno alle misure di protezione individuale, ad indossare le mascherine nei luoghi chiusi ed affollati?

“Assolutamente no, come non le abbiamo mai indossate contro i raffreddori e le influenze”.

E sulla necessità di una quarta dose?

“Fare un richiamo oggi non ha alcun senso. Gli inglesi hanno avuto la conferma che con tre dosi complete di vaccino si rischia un abbassamento complessivo delle difese immunitarie verso tutti i tipi di infezione, mentre gli israeliani che sono stati pionieri nel campo delle quarte dosi, hanno dovuto sospendere la sommistrazione dopo aver riscontrato pericolosi effetti collaterali sul sistema cardiocircolatorio. In più le stesse case farmaceutiche stanno rimodulando i vaccini sulla variante Omicron ma la distribuzione non avverrà prima dell’autunno. Quindi vaccinare le persone adesso è una colossale presa in giro, oltre che un serio rischio”.

Quindi una volta che saranno rimodulati sarà bene o no vaccinarsi?

“Fino ad oggi abbiamo avuto la dimostrazione che vaccinarsi non evita il contagio e anzi favorisce lo sviluppo di nuove varianti perché il virus cerca di sopravvivere e quindi muta. Ma oggi è sicuramente assurdo somministrare i richiami con vaccini che sono stati già bucati dalle varianti, nel momento stesso in cui le case di produzione li stanno modificando per renderli efficaci, certificando che non lo sono. Il tutto senza concrete basi scientifiche, visto che i vaccini avrebbero dovuto garantire, secondo le aspettative delle case farmaceutiche un’efficacia almeno del 90%; invece secondo i dati elaborati per avere almeno il 50% di risposta positiva, si è scoperto che l’efficacia è stata appena del 19/29%”.

Quindi che autunno ci attende?

“Credo che sia arrivato il momento di smetterla di ragionare in un’ottica italiana e guardare a ciò che avviene nel mondo, dove ormai si è tornati da molto tempo alla normalità. Lo scorso 25 agosto è stato pubblicato un mio contributo sul British Journal of Medical and Health Research dove ho ripercorso tutta la storia di questi anni, partendo dalla prima Sars per finire con il Covid passando per la Mers, indicando come fare prevenzione e soprattutto come curare attraverso le terapie già diffuse nel mondo. Oggi ci troviamo di fronte ad una epidemia perfettamente curabile e guaribile anche con il ricorso alle terapie orali, come l’Ivermectina per esempio che ha curato gli indiani e pare pure la regina d’Inghilterra. Del resto anche la Pfizer ha realizzato un prodotto da somministrare per via orale. Quindi non capisco proprio perché in Italia ci si diverta a terrorizzare le persone”.

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