Papa Francesco e Delpini: cosa nasconde la mancata nomina

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Sembra non placarsi lo scontro a distanza, molto più mediatico in verità che reale, fra Papa Francesco e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini. Uno scontro innescato dalla delusione dell’arcivescovo ambrosiamo di essersi visto negare ancora una volta la porpora cardinalizia nell’ultimo concistoro, che è invece andata al vescovo di Como Oscar Cantoni.

Tradizionalmente la sede apostolica di Milano, così come quelle di Venezia, Torino, Genova, Napoli, Palermo, era automaticamente “sede cardinalizia” ma con Bergoglio le tradizioni e gli automatismi hanno lasciato il campo alle novità e alla rottura degli schemi. Ma stavolta pare che Delpini fosse sicuro di farcela, di essere nel novero dei nuovi cardinali forse avendo avuto rassicurazioni in tal senso nei sacri palazzi.

Anche stavolta invece è rimasto a bocca asciutta vedendo vescovi molto meno importanti di lui e a capo di diocesi minori, entrare nel collegio cardinalizio e acquisire così il diritto di partecipare ad un eventuale conclave. A Milano si erano pure montate delle petizioni pubbliche da parte del clero e dei fedeli con la richiesta a Papa Francesco di ripensare la scelta e di includere Delpini in extremis nella squadra dei nuovi porporati; ma non c’è stato nulla da fare.

Naturalmente sono fioriti i retroscena sui motivi dell’esclusione. C’è chi dice che a Francesco non sarebbero piaciute certe posizioni assunte da Delpini, giudicate poco in linea con quelle del papa e anzi mirate proprio a distinguersi, ad esempio sull’immigrazione e sul ruolo dei cattolici nella società; altri dicono che il pontefice avrebbe perso la stima e la fiducia nell’arcivescovo di Milano dopo che sono emersi casi di pedofilia da parte di un sacerdote che Delpini è accusato di aver coperto quando era vicario generale; altri ancora sostengono che Bergoglio ha ormai puntato tutto sull’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, anche come suo possibile successore, e non vuole rivali italiani che possano oscurarlo; intanto lo ha messo alla guida della Conferenza Episcopale italiana. Delpini sarebbe considerato dal papa “non sufficientemente bergogliano” mentre il pontefice con le nuove nomine parrebbe aver voluto blindare il collegio cardinalizio per evitare colpi di mano dei suoi avversari.

Si tratta ovviamente di pettegolezzi, dietrologie, alla fine la decisione di Francesco è probabilmente in linea con il suo modus operandi, ovvero quello di rompere tutti gli schemi e di premiare i vescovi di periferia, di frontiera. Il fatto che oltre a Delpini abbia lasciato a bocca asciutta anche gli arcivescovi delle altre grandi città italiane, compreso il fedelissimo Lorefice di Palermo, dimostrerebbe che non si è trattato di un’ esclusione “ad personam” ma di una chiara scelta di indirizzo pastorale.

Delpini però non l’ha presa affatto bene e certe sue recenti uscite sono state lette come una critica al papa. «Io senza porpora? Il Pontefice riterrà che io sia occupato – ha commentato- Oppure che quei bauscia di Milano non sappiano dov’è Roma. Neanche il Padreterno sa che cosa pensino i gesuiti». Una frase che, seppur pronunciata in un contesto apparentemente scherzoso ed ironico, non è certo passata inosservata ai media che l’ hanno naturalmente intepretata come un attacco nei confronti del capo della Chiesa; che non a caso è proprio un gesuita. E c’è chi ha fatto notare che nemmeno ai tempi del “grande gelo” fra Giovanni Paolo II e Carlo Maria Martini, definito dai media “l’antipapa” per le sue posizioni controcorrente rispetto al magistero del pontefice, un arcivescovo si era permesso di rivolgersi al capo della Chiesa in maniera tanto “irriverente”

Domenica poi, durante la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo I, papa Francesco ha pronunciato un discorso che a molti è sembrato proprio riferito all’arcivescovo di Milano. Il papa infatti ha detto: “Si può andare dietro al Signore, infatti, per varie ragioni e alcune, dobbiamo riconoscerlo, sono mondane: dietro una perfetta apparenza religiosa si può nascondere la mera soddisfazione dei propri bisogni, la ricerca del prestigio personale, il desiderio di avere un ruolo, di tenere le cose sotto controllo, la brama di occupare spazi e di ottenere privilegi, l’aspirazione a ricevere riconoscimenti e altro ancora. Questo succede oggi fra i cristiani – ha aggiunto – ma questo non è lo stile di Gesù e non può essere lo stile del discepolo e della Chiesa. Se qualcuno segue Gesù con questi interessi personali, ha sbagliato strada”.

Un discorso che a molti è sembrato ritagliato su misura nel contesto della polemica suscitata dalle uscite di Delpini. Sarà stato riferito realmente a lui? Certo è che Papa Francesco continua a sorprendere, dimostrando ancora una volta di non essere prigioniero di schemi e protocolli e di non cercare il consenso ad ogni costo. E’ stato lui a scegliere Delpini come successore di Angelo Scola, ma poi forse proprio il desiderio dell’arcivescovo di diventare cardinale ha spinto il pontefice a non esaudire detta aspettativa, interpretata come ricerca di un carrierismo e di privilegi che Bergoglio non apprezza. Forse è questa la vera motivazione al netto di tutte le dietrologie che alla fine potrebbero non essere totalmente infondate.

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