Rientro a scuola con nuove regole e crisi energetica

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“E’ la scuola della ripartenza. Tutto il Paese ha bisogno di ripartenza, di guardarsi negli occhi. Il governo ha ritenuto che la fase di emergenza fosse conclusa. Abbiamo perso molto. Ma siamo pronti per ogni evenienza. Teniamo monitorata la situazione in ogni parte del Paese”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi intervisto dal programma UnoMattina sulla riapertura dell’anno scolastico.

Ci si è lasciati alle spalle il Covid, si spera, ma adesso la scuola deve fare i conti con la nuova emergenza legata al caro energia. E non mancano le polemiche in tal senso.

Ma andiamo per ordine. Sono 7.286.151 gli studenti che oggi sono tornati a scuola occupando un totale di 366.310 classi. Si è riaperto in Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e nella Provincia di Trento. Domani 13 settembre, torneranno sui banchi bambini e ragazzi della Campania. Il 14 settembre sarà il turno di Calabria, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Umbria. Il 15 invece le campanelle suoneranno in Emilia-Romagna, Lazio e Toscana, mentre ultime in ordine di tempo saranno Sicilia e Valle d’Aosta il 19.

La buona notizia di quest’anno è che finalmente sono state tolte tutte le restrizioni anti-Covid in vigore fino a giugno. Niente più distanziamento, basta personale aggiuntivo Covid, via le mascherine e soprattutto stop alla didattica a distanza. Restano soltanto degli accorgimenti da seguire, ovvero quello di aprire spesso le finestre per favorire il cambio d’aria specialmente al termine di ogni lezione. Sarà possibile riorganizzare anche le gite. Tuttavia se le condizioni sanitarie dovessero nuovamente precipitare le misure abolite tornerebbero automaticamente in vigore.

Secondo le norme attualmente vigenti, sarà inoltre consentita la permanenza a scuola a bambini e studenti con sintomi respiratori di lieve entità e in buone condizioni generali che non hanno la febbre come è specificato nel vademecum inviato dal Ministero ai presidi: “Nei bambini la sola rinorrea (raffreddore) è condizione frequente e non può essere sempre motivo di non frequenza o allontanamento dalla scuola in assenza di febbre”. Diversa invece la situazione per gli studenti del I e II ciclo di istruzione, che potranno frequentare regolarmente le lezioni indossando però mascherine chirurgiche/FFP2 fino alla fine dei sintomi e avendo cura dell’igiene delle mani. Qualora invece dovesse configurarsi una sintomatologia compatibile con il Covid-19 (difficoltà respiratoria, vomito, diarrea, perdita del gusto e dell’olfatto, cefalea intensa) e se la temperatura corporea risultasse superiore a 37,5 gradi sarà necessario fare il tampone, e se questo risulterà positivo non sarà consentito l’ingresso in classe.

Ma se l’emergenza Covid sembra cessata, l’anno scolastico inizia con la spada di Damocle del caro-energia che ha già scatenato le proteste delle associazioni dei consumatori che hanno denunciato gli eccessivi rincari. Il Codacons ha stimato infatti che per quaderni, diari, astucci, diari, e tutto il materiale legato alla scuola gli incrementi medi dei listini sono del +7% per i costi di produzione in capo alle imprese del settore determinati dal caro-energia e la crisi delle materie. Anche per l’Unione nazionale dei consumatori i rincari sono del 7,3%.

Ma non è tutto, perché pare che allo studio del governo vi sarebbero anche delle restrizioni per ciò che riguarda il consumo di energia a scuola. Il ministro Bianchi ha però smentito l’ipotesi circolata sulla necessità di prevedere comunque delle giornate in Dad durante il periodo invernale per ridurre l’accensione dei riscaldamenti.

Ad ogni modo il ritorno a scuola non sembra accolto con grande entusasmo dagli studenti. Come infatti riferisce sempre l’Ansa “Gli studenti sono già molto critici sul rientro in classe che definiscono ‘complicato e caotico’. ‘Dal ministero – dicono – arriva poca chiarezza circa le misure Covid per l’ennesimo anno, all’interno di un sistema scolastico e universitario in cui non si è investito’. E lamentano il fatto che ‘in questa campagna elettorale si parla poco e male di scuola, di università e di giovani, e ancora una volta senza chiederci cosa ne pensiamo’. Per questo Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari hanno scritto un manifesto con 100 proposte lanciato con un flash mob al ministero dell’Istruzione e davanti a più di 50 scuole in occasione del rientro scolastico”.

Polemici anche i sindacati: “Anche quest’anno scolastico prende l’avvio con molte incognite che hanno radici profonde: mi riferisco all’annoso problema del precariato; dobbiamo rilevare una carenza sulla copertura dei posti vacanti dei docenti, le cattedre in alcuni casi verranno coperte sotto al 50% rispetto alle disponibilità offerte dal ministero dell’Economia e bisognerà ricorrere a contratti a tempo determinato”, denuncia Ivana Barbacci segretario Cisl Scuola.

Se poi si tiene conto del fatto che già la prossima settimana, complice le elezioni politiche del 25 settembre, le lezioni dovranno fermarsi per alcuni giorni fra le lamentele di presidi e insegnanti, non si può certo dire che la partenza sia delle migliori.

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