Orban-Ungheria-Meloni. Il vero fascismo è un altro: il pensiero unico

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Visto che il fascismo continua ad essere evocato ogni volta che c’è un’elezione politica (specialmente se la sinistra mediatica, culturale e politica ha poco da dire e la destra sembra prevalere), credo che sia il caso di spiegare definitivamente di cosa si tratta.
Specialmente se conduttori tv, noti commentatori scrivono libri tanto per ribadire o confermare il mostro in arrivo o onnipresente. E tutti si mettono a dare voti, pagelle e pretendere analisi del sangue antifascista. Altrimenti non si fa carriera, non si ha diritto di parola, non si è legittimati a vivere.

Quando si parla di fascismo, di solito si pensa a Mussolini, alla dittatura, a certe idee, al razzismo, alla guerra, alla violenza squadristica, i più colti a una precisa dottrina dello Stato, a Giovanni Gentile, Ugo Spirito, Julius Evola, il futurismo, Gabriele D’Annunzio, la socializzazione, il corporativismo, l’economia mista.
Quello è un fascismo morto e sepolto, che va riconsegnato ai libri, quando ogni parte politica sarà in grado di metabolizzare il passato e non continuare a ritenere il Ventennio un corpo estraneo dell’identità collettiva o la mera irruzione dell’irrazionale nella nostra storia.
Al massimo, vivacchiano i nipotini del neo-fascismo o del post-fascismo, ridotti oramai a sterile paccottiglia nostalgica o a pulsioni giovanili estetico-metropolitane.

La destra politica italiana ha già fatto i conti con il suo Dna a Fiuggi, quando nacque Alleanza nazionale. Punto e basta.
Ciò che sopravvive del fascismo invece è, e su ciò occorre riflettere, una postura mentale, un approccio, un atteggiamento violento, unilaterale e una concezione dogmatica che va da destra a sinistra.

Il fascismo oggi infatti, è il pensiero unico. Che ha come base alcune regole di fondo: lo schema “bene-male”, presupposto morale, religioso che impedisce qualsiasi dialettica civile, rispetto dell’interlocutore e confronto democratico. Tradotto, da una parte c’è il bene, e chi crede di incarnarlo o rappresentarlo, e dall’altra, inesorabilmente il male. Poi, altra regola: l’individuazione, la categorizzazione, la demonizzazione, l’emarginazione culturale e quindi, sociale, del nemico (non avversario, ma nemico).
Infine, ultima norma, il rovesciamento dei valori, dei significati, dei paradigmi classici, con e grazie alla neo-lingua, che poi attualmente è il politicamente corretto, comunicazione formalmente buonista, sostanzialmente dittatoriale, totalitaria, perché non ammette confutazione o pluralità di vedute.

Fascismo è quando un cittadino, semplicemente per il fatto di essere scettico nei confronti dei vaccini e considera il siero un atto di scienza e non di fede, diventa automaticamente un “no-vax”.
Fascismo è quando i “no-vax” rispondono al pensiero unico dei “sì-vax” con un contro-pensiero unico.
Fascismo è quando un italiano e non solo, manifesta le proprie idee contro certa Ue, certa immigrazione irregolare e incontrollata, e diventa automaticamente un egoista, un nazionalista, un guerrafondaio e un razzista.
Fascismo è quando un uomo che difende la famiglia naturale, il primato della vita, ed è contrario alle adozioni gay e all’utero in affitto, diventa automaticamente un omofobo.
Fascismo è quando una persona che compie un’analisi complessa sulla guerra in Ucraina (scoppiata nel Donbass, prima dell’invasione russa), o è contraria all’invio delle armi, o è convinta che la guerra vogliano continuarla Zelensky e Biden, diventa automaticamente filo-Putin.
Fascismo è quando Bruxelles scomunica l’Ungheria, e Orban come antidemocratico, solo perché difende valori opposti all’imposizione ideologica della Ue, ossia il culto Lgbt, dimenticando che la Commissione europea non è eletta dal popolo, ma cooptata dalle lobby e dai poteri forti.
Fascismo è quando il Pd dà lezioni di democrazia all’Ungheria e sta al governo da anni senza mandato popolare.

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