Lockdown sanitario, energetico, sanzioni: stessa regia, stesso obiettivo

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Finora abbiamo sempre e giustamente, analizzato le cause che hanno determinato i fatti più cruenti degli ultimi anni.

Primo esempio. La campagna di vaccinazione, legittimata da una comunicazione prima terrorizzante sul Covid, poi salvifica (oggi, dati alla mano, molto ridimensionata) sui sieri (obiettivo delle lobby farmaceutiche), che ha accompagnato una politica emergenziale impostata dai governi occidentali, che in tal modo, hanno commissariato di fatto i parlamenti, agendo in piena e spesso arbitraria autonomia, alterando e limitando al massimo la democrazia liberale.
La causa di questi effetti, come noto, è stato il Covid (al di là di chi lo ha introdotto, se è scappato dalla famosa centrale di Wuhan, o è stata una maledetta fatalità).

Secondo esempio. L’odierna campagna bellicista, mirata a supportare le scelte relative alla fornitura di armi all’Ucraina, alla completa sottomissione agli interessi Usa, e a concordare universalmente sulle sanzioni. Anch’essa con una causa ben precisa: l’aggressione di Putin.
Ma se separiamo le cause (che ovviamente restano) dagli effetti e analizziamo unicamente quest’ultimi, le cose cambiano e di molto.

Cos’hanno in comune lockdown, vaccini e sanzioni (molla della prossima tragedia energetica)? La povertà per specifiche fasce di popolazione, l’ulteriore compressione scientifica delle libertà costituzionali, la riduzione della gente a una massa anonima di eterodiretti, dolcemente plagiati, se accettano la direzione “giusta”; reietti, demonizzati, e colpevolizzati senza lavoro, possibilità di mangiare, vivere, se contestano, o mettono in dubbio la narrazione e le regole ufficiali.
Eterodiretti per cosa? La costruzione obbligata della società futura.

Che prevede la morte di un’altra società, quella in cui abbiamo vissuto fino a ieri, figlia della nostra storia, delle nostre peculiarità. Morte che il mainstream chiama modernità, progresso, polis, umanità nuova, salutista ed ecologista.

Il distanziamento sociale, il confinamento privato, l’isolamento individuale, il coprifuoco, hanno rotto forse in maniera irreparabile e irreversibile, il legame concreto e virtuoso tra i cittadini, i corpi intermedi e le istituzioni naturali: in una parola, la socialità, il termometro reale di ogni comunità.
Sono stati svuotati, resi inutili, o messi in condizione di fallire, chiudere, i luoghi fisici del lavoro, le redazioni, le fabbriche, gli uffici, le aziende, le aule scolastiche, i negozi, i ristoranti, le piccole e medie imprese. Cioè, il cuore pulsante dell’Italia. Guarda caso, le categorie vessate dai provvedimenti sia di Conte, sia di Draghi.

Un’eutanasia ideologica seguita dall’affermazione di un altro parto: l’egemonia e il monopolio dei grandi gruppi industriali, economici, delle lobby, delle caste tecnocratiche, bancarie e finanziarie, la grande distribuzione, l’e-commerce, vedi il trionfo di Amazon etc.
E adesso, le sanzioni anti-Putin, chi stanno affamando (caro-bollette e non solo)? Le medesime categorie: i ristoratori (a Roma, l’altra settimana hanno chiuso ben 30 ristoranti), le piccole e medie imprese, gli esercizi commerciali e le famiglie.
E all’orizzonte si profila un nuovo lockdown energetico (lo chiameranno verde), dopo la stagione dei lockdown sanitari. Con le medesime modalità che penalizzeranno i cittadini.

Dove porta tutto ciò? Lo ripetiamo: alla società futura. Scritta da Bruxelles e dal Recovery plan, su ispirazione dei potenti mondialisti di Davos.
Come mai la condizione per i soldi, è la soddisfazione di tre priorità, altrimenti i fondi non arrivano, né mai arriveranno (e poi occorrerebbe sapere quanti di questi soldi a fondo perduto e quanti a debito): intelligenza artificiale, il mondo digitalizzato e la Green Economy, ossia l’ordine imperativo di arrivare alle rinnovabili? Lasciando all’ultimo posto, addirittura dopo l’inclusione sociale (si legga gender e Lgbt), la sanità, la ragione formalmente dichiarata del Recovery?

Siamo al punto: un mondo globale, un suddito globale, un mercato globale, un pensiero unico globale. E una massa sterminata di disperati, che sopravvivranno col reddito mondiale di cittadinanza (non sia mai che facciano rivolte).
Una “civiltà” alternativa a quella presente, che non contempla le identità storiche culturali, religiose dei popoli, le sovranità, le diversità.
Ma i cittadini “del mondo”, gli italiani, apriranno mai gli occhi? Saranno capaci di leggere tra le righe quello che stanno, stiamo vivendo? O, ci dobbiamo rassegnare ad essere “idioti”, nel senso lessicale del termine: persone incapaci di avere una visione d’assieme, che vivono e pensano unicamente al loro particolare? Ma a forza di non pensare, fra qualche anno, gli idioti rischiano di non avere neppure il loro particolare.

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