Mangiacavalli, Fnopi: «Dal nuovo Parlamento ci aspettiamo un cambio di passo per gli infermieri italiani. Ecco le nostre richieste»

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Barbara Mangiacavalli
Barbara Mangiacavalli

Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, con la pandemia il Servizio sanitario nazionale ha rischiato seriamente il tracollo. Nell’arco dei due anni di emergenza, a suo avviso, quali settori hanno mostrato le maggiori fragilità strutturali?

Sicuramente il territorio. L’assistenza domiciliare e di prossimità deve rappresentare per il cittadino una vera e praticabile alternativa all’ospedale, inteso come struttura prevalentemente votata alla gestione di acuzie ed emergenze.  Dopo due anni e mezzo che nessuno si sarebbe mai aspettati, è stata messa in risalto la figura dell’infermiere nel suo rinnovato patto di vicinanza ai cittadini.  Dalla storia si deve però imparare per progredire nel presente e nel futuro, anche evitando errori ormai palesi nella consapevolezza delle nostre capacità e della nostra professionalità. Bisogna ripartire da un vero cambio di paradigma e si devono lasciare alle spalle consuetudini, dati di fatto e abitudini che ormai appartengono a un passato in cui l’assistenza è rimasta una cenerentola, specie sul territorio, e le persone sono state spesso state lasciate sole. Certamente non da noi infermieri, che in questo ambito stiamo investendo le nostre principali energie e competenze specialistiche.

Tra qualche settimana si insedierà il nuovo Parlamento. Lei rappresenta oltre 460mila infermieri che chiedono da tempo un cambio di passo per la sostenibilità del sistema sanitario. Quale provvedimento inderogabile dovrebbero prendere le Camere per rispondere alle vostre prime istanze?

La crisi pandemica ha fatto emergere criticità del Servizio sanitario nazionale, e adesso alcune modifiche normative appaiono inderogabili, a tutela della popolazione.

Gli oltre 460mila infermieri iscritti all’Albo in Italia chiedono ora alla politica scelte precise. La Fnopi ha identificato tre priorità inderogabili, inviate già nelle scorse settimane alle forze in corsa per le elezioni: incremento della base contrattuale e riconoscimento economico dell’esclusività delle professioni infermieristiche; riconoscimento delle competenze specialistiche; evoluzione del percorso formativo universitario. Ci aspettiamo dunque la valorizzazione della voce contrattuale definita come indennità di specificità infermieristica (voce stipendiale istituita dalla legge di Bilancio 2021 e già individuata contrattualmente), da incrementare di almeno il 30%. Essenziale è anche il riconoscimento economico dell’esclusività per gli infermieri che lavorano in ambito clinico e con ruolo di dirigenza manageriale nei servizi organizzativi nelle strutture pubbliche e private convenzionate, superando i vincoli dell’attuale legge sul pubblico impiego, che risale ormai a 21 anni fa, o, in alternativa, consentendo l’esercizio della libera professione extramoenia, in deroga a quanto previsto dalle norme attuali. È inoltre urgente il riconoscimento formativo, organizzativo, contrattuale e di carriera della figura dell’infermiere di famiglia e comunità, professionista responsabile dei processi infermieristici in ambito familiare e comunitario, proprio per recupera quel gap con il territorio di cui abbiamo parlato.

Oltre a formazione e valorizzazione, imprescindibili per la vostra professione, in cosa consiste il pacchetto di riforme che avete presentato alle forze politiche?

È necessario un cambio di paradigma nell’assistenza e cambiare il paradigma vuol dire investire non soltanto su un maggior livello quantitativo di infermieri, ma un maggior livello qualificativo di disciplina infermieristica che guidi tutta la filiera assistenziale, disciplina che deve rimanere propria dell’infermiere e ben salda nell’evoluzione di un infermiere clinico altamente specializzato che definisca i percorsi assistenziali erogabili.  Un infermiere che governi quindi tutta la filiera assistenziale a lui riconducibile per rendere attuabile e completo il processo di assistenza infermieristico pianificato. Questo passa anche attraversola valorizzazione della formazione infermieristica negli Atenei, con l’istituzione di lauree magistrali a indirizzo clinico e scuole di specializzazione.

Presidente Mangiacavalli, qualcuno comincia a invocare il ritorno della responsabilità del Servizio sanitario in capo allo Stato. Secondo lei ci sarebbero i presupposti o si tratta soltanto di demagogia?

È molto difficile rispondere a questa domanda perché si deve prima chiarire e chiarirci cosa intendiamo in termini concreti e operativi ottenere con l’abolizione del titolo quinto. Non è mera demagogia parlarne. I fatti, attraverso la misurazione delle performance regionale e l’applicazione dei LEA, ci raccontano un Paese che viaggia a velocità diverse e consegna risposte sanitarie profondamente diverse e inique da Regione a Regione tanto da favorire in alcuni casi il cosiddetto fenomeno ‘migratorio’ dei malati e delle loro famiglie. Non solo: è un fenomeno che non interessa solo i cittadini, ma anche i professionisti che hanno opportunità diverse a seconda della Regione in cui esercitano. Ecco, questo è il nodo che va risolto una volta per tutte, per rispettare al meglio il dettato costituzionale.

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