Caro bollette, parla Sapelli: “Ecco cosa consiglio alla Meloni”

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Il nuovo governo di centrodestra che si insedierà nelle prossime settimane dovrà affrontare immediatamente l’emergenza energetica e mettere mano al caro bollette. Le posizioni nella nuova maggioranza sono però divergenti, con Lega e Forza Italia favorevoli ad uno scostamento di bilancio e la premier in pectore Giorgia Meloni, consigliata in questo soprattutto dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che invece esclude il ricorso a nuovo debito. Ne abbiamo parlato con l’economista e storico Giulio Sapelli, professore ordinario di Storia economica all’Università degli Studi di Milano.

Professore, che consiglio si sente di dare al nuovo governo per fronteggiare l’aumento delle bollette per famiglie e imprese?

“Il caro energia si può affrontare soltanto se si elimina ogni riferimento alla Borsa, altrimenti ogni proposta rischia di restare solo sulla carta. Dobbiamo tornare, come ho detto più volte, al sistema di formazione del prezzo del gas come avveniva prima del 2000, ovvero con il ricorso a contratti a lungo periodo fra venditori ed acquirenti, che attraverso un vero e proprio blocco dei contratti garantivano la stabilità dei prezzi. Cosa che oggi non avviene più”.

Colpa della Borsa di Amsterdam?

“Esattamente, ma sarebbe un errore pensare di superare il problema legando il prezzo dell’energia ad altre Borse, come vorrebbe fare il ministro Cingolani. Non è che le altre siano meglio di quella di Amsterdam. Tutte infatti formano il prezzo sui future, di fatto esponendosi al rischio delle speculazioni. Quando poi si collega il prezzo ai future anche nel settore dell’elettricità si produce una tempesta perfetta”.

La Germania ha messo in campo un cospicuo stanziamento per aiutare le imprese e le famiglie a sostenere il rialzo dei costi energetici. Cosa pensa?

“I tedeschi hanno fatto quello che dovrebbero fare tutti gli altri Paesi, ma sarebbe opportuno che si facesse in modo unitario attraverso una politica di mutualizzazione energetica europea. La Germania infatti si è dimenticata di far parte dell’Unione Europea, e si è posta in una condizione di concorrenza sleale nei confronti di tutte le imprese che competono con quelle tedesche o che concorrono con esse alla formazione del prodotto finale e che non possono beneficiare degli aiuti di Stato. I trattati europei inoltre vietano i sussidi statali nel momento in cui rischiano di falsare la concorrenza favorendo talune imprese o la produzione di determinate merci. Per questo ritengo che serva un intervento unitario a livello europeo. Ma quello che ha fatto la Germania a questo punto dovremmo farlo anche noi infischiandocene del debito che sarà poi ripianato con la crescita”.

Quindi lei ritiene utile ricorrere allo scostamento di bilancio per aiutare famiglie e imprese?

“Trovo assurdo che di fronte al rischio evidente di veder fallire centinaia di imprese ci si chieda se sia giusto o meno fare altro debito. Vogliamo distruggere l’intero settore produttivo del Paese? Vogliamo altra disoccupazione? Altra cassa integrazione straordinaria a carico dello Stato? Ma poi, se gli scostamenti andavano bene in tempo di Covid, perché adesso sono diventati così pericolosi? Siamo in mano a degli incompetenti, altro che governo dei migliori! Fossi in Draghi mi sarei dimesso molto prima”.

Anche la Meloni in verità si è pronunciata contro lo scostamento di bilancio.

“Sbaglia, rischia di buttare al macero tutto il vantaggio intelletuale, prima ancora che politico, conquistato con l’opposizione a questo governo. Spero cambi idea una volta al governo”.

In Europa si discute della proposta di istituire un tetto massimo al prezzo del gas ma non tutti sono d’accordo. Ma davvero sarebbe così risolutiva come soluzione?

“Non diciamo sciocchezze, mi sembra per giunta una proposta irrealizzabile visto che richiederebbe un coordinamento fra tutti i produttori e i consumatori che è oggettivamente impossibile. In secondo luogo favorirebbe coloro che non sarebbero sottoposti a questo limite. Pensi ad esempio ai norvegesi che potrebbero vendere il loro gas al prezzo che vogliono. E’ una proposta puramente retorica oltre che sostanzialmente stupida. Soltanto persone profondamente ignoranti possono proporre una soluzione simile, degna del peggiore populismo fascista e peronista”.

Quindi anche Draghi è un populista, visto che è stato proprio lui a proporlo per primo in Europa?

“Draghi è il capo del populismo algoritmico. A lui e al suo governo come voto non assegno neanche un 18, anzi gli darei direttamente un bel quattro come si dava alle superiori. Quando sono state imposte le sanzioni alla Russia, sapendo perfettamente che avrebbero colpito la nostra economia, avrebbe dovuto preparare contestualmente un piano di intervento per metterci al riparo dalla scontata chiusura dei rubinetti del gas da parte dei russi. Andava incentivato l’accordo con la Francia  invece di siglare un trattato inutile che non è servito a nulla. Andava trovato un accordo anche con la Germania per impedire che i tedeschi marciassero per conto proprio come hanno fatto. Cose che chiunque in possesso di una solida cultura di relazioni internazionali avrebbe dovuto fare. Ma né Draghi, né i suoi collaboratori possiedono questa cultura e ci troviamo nei guai”.

Cosa si aspetta dal nuovo governo di centrodestra?

“Peggio di quello attuale non potrà fare. Si può soltanto migliorare. Sarà molto difficile essere peggiori di Draghi”.

Cosa pensa della politica delle sanzioni contro la Russia? Sta davvero funzionando come sostengono Europa e Stati Uniti?

“Assolutamente no, vanno cancellate immediatamente. Le sanzioni economiche non hanno mai fermato nessuno e non hanno fatto bene a chi le ha introdotte. Pensi a Napoleone che perse la guerra contro lo zar. Oggi le biblioteche sono piene di testi che dimostrano come la sua scelta del blocco continentale fu deleteria. Le sanzioni imposte contro il Commonwealth e l’Inghilterra si ritorsero contro di lui privandolo dei rifornimenti logistici necessari per giungere fino a Mosca e sappiamo come è finita. Putin va fermato con le armi, non con le sanzioni”.

Così però non si rischia una guerra nucleare?

“Putin non userà mai le armi nucleari, al di là delle minacce. Sa perfettamente che ci rimetterebbe lui per primo”.

Non crede nella possibilità di un’azione diplomatica?

“Certo che ci credo, ma la diplomazia come ci insegnava Kissinger nel suo più importante libro scritto contro Eisenhower e l’establishment repubblicano dell’epoca, vuol dire che è sempre preferibile una guerra combattuta con le armi convenzionali rispetto ad una deterrenza atomica. E su questo principio dobbiamo muoverci”.

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