Crisi energetica, parla Cacciari: “Europa divisa e gli Usa fanno affari”

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Altro che unità europea, Germania e Olanda dicono no all’introduzione di un tetto massimo al prezzo del gas russo sostenendo la necessità di negoziare con altri partner commerciali riducendo ulteriormente la domanda. L’idea del tetto massimo resta sul tavolo ma i due Paesi, cui si sono aggiunte anche Norvegia e Austria, la considerano poco pratica e non risolutiva. La Francia invece accusa gli Stati Uniti di speculare sulla vendita delle risorse energetiche. “Non possiamo accettare che il nostro partner americano venda il suo Gnl a un prezzo quatto volte superiore a quello al quale vende agli industriali americani”, ha dichiarato il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire nel corso di un dibattito all’Assemblea nazionale a Parigi, ribadendo che “il conflitto in Ucraina non deve sfociare in una dominazione economica americana e in un indebolimento dell’Unione europea”. Ne abbiamo parlato con il filosofo Massimo Cacciari.

Riuscirà l’Europa a trovare una linea comune in materia energetica?

“No, come non l’ha mai trovata sull’immigrazione. Questo perché ogni Paese persegue interessi diversi e non ha nessuna intenzione di rinunciare ai propri per venire incontro a quelli degli altri. Lo spirito solidaristico dei padri fondatori esiste soltanto sulla carta, ma in pratica non è stato mai perseguito, ogni Stato ha pensato unicamente a se stesso. L’Unione fino ad oggi ha funzionato soltanto sul piano finanziario e monetario con la creazione di una Banca Centrale europea, ma adesso che alla guida non c’è più Mario Draghi dubito fortemente che continuerà ad esserci unità d’intenti e una solidarietà verso i Paesi in difficoltà”.

Quindi come se ne esce?

“Ogni Paese deve agire per conto proprio pensando ai propri interessi che non sono gli stessi degli altri”.

Ma così è finita l’Unione Europea

“Ma che altro vorrebbe fare, mi scusi? L’unica soluzione che in questo momento potrebbe avere un senso è quella di fissare un tetto massimo al prezzo del gas, ma dubito ci si arriverà. Avete visto chiaramente come la Germania ha deciso in totale autonomia come affrontare la crisi energetica in casa propria sostenendo le imprese tedesche senza alcuna consultazione con il resto della Ue. Quindi mi pare evidente che ragionare in un’ottica di politica comune europea serva a poco”.

E l’Italia cosa dovrebbe fare in particolare?

“L’Italia dovrebbe iniziare a valutare seriamente le conseguenze delle proprie azioni. Se siamo il Paese maggiormente esposto per ciò che riguarda la dipendenza dal gas russo, poi non ci si può esporre in prima linea al fianco degli Stati Uniti e contro la Russia. Intendiamoci, è stato giusto schierarci con l’Ucraina e condannare Putin ma certamente sarebbe stata opportuna una maggiore cautela, almeno nel tutelare i nostri interessi commerciali, invece di fare a gara per mostrarsi più anti russi degli stessi americani. Le alleanze internazionali vanno mantenute e rispettate, ma non fino al punto di provocare il collasso della nostra economia”.

E cosa consiglierebbe al nuovo governo?

“Il nuovo governo proseguirà sulla scia del precedente, non vedo grandi cambiamenti all’orizzonte”.

I francesi hanno accusato gli Stati Uniti di speculare sul prezzo dell’energia vendendo il suo Gnl a un prezzo quatto volte superiore a quello con cui viene agli industriali americani. Che significa questo?

“Che gli Stati Uniti si stanno facendo gli affari loro, questo mi sembra ovvio. Stanno sfruttando questa situazione a loro totale vantaggio e a scapito di noi europei, ma non capisco sinceramente dove sia lo scandalo. E’ risaputo che le compagnie petrolifere americane si stanno arricchendo ma era scontato che sarebbe andata a finire così”.

Quindi alla fine hanno tutto l’interesse a che non si raggiunga la pace in Ucraina e che aumenti la conflittualità fra Russia ed Europea?

“E’ evidente. Questo non vuol dire che bisogna abbandonare l’Ucraina o sottostare ai diktat di Putin, ma che l’Unione Europea dovrebbe iniziare a darsi una politica estera comune smettendo di andare a rimorchio degli americani che come abbiamo visto tutelano in primo luogo i loro interessi non coincidenti con quelli europei. Un’Europa che, oltre ad imporre sanzioni, dovrebbe farsi carico una volta per tutte di quell’azione diplomatica che è la grande assente di questa guerra. “.

 

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