Governo e comunicazione incendiaria. Letta è il vero piromane

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Nei commenti di Enrico Letta, dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, non c’è solo un patetico ritorno alla narrazione e al clima ideologico degli anni Settanta, confermato poi anche dalle scritte ingiuriose contro Ignazio La Russa (minacce con la stella a 5 punte) davanti la sede di Fdi della romana Garbatella. E non c’è soltanto la mancanza di rispetto verso le istituzioni, visto che, nel caso specifico, stiamo parlando della seconda figura della Repubblica. Ma sbagliano, va detto, pure gli esponenti della destra o del centro-destra, quando, esprimendo una solidarietà militante di segno opposto, rischiano di reiterare quel passato.
Per carità, quando si dice clima d’odio, scarso senso dello Stato, si dicono cose giuste. Ma non si coglie il senso profondo delle parole che stanno aggredendo, speriamo senza altri effetti fisici, la formazione del nuovo governo Meloni.

Analizziamo dunque, gli strali velenosi del segretario dem dimissionario, sconfitto il 25 settembre dalle urne; strali urlati a mezzo stampa nei riguardi di Fontana e di La Russa.
“L’Italia non merita questo sfregio. Putin ne sarà contento. Questa è una scelta sbagliata che conferma che questa maggioranza va sempre più verso il sovranismo”. E ancora: “E’ un messaggio allarmante per il resto d’Europa, che va contro l’interesse del Paese. E’ una logica perversa e incendiaria”.
Alla faccia dell’opposizione costruttiva. Si può dialogare con chi non ha ancora capito la lezione del 25 settembre? Un segretario che da un lato, ha ammesso la propria sconfitta, annunciando congresso, nuovi capi e nuove sigle per il suo partito (come se non ce ne siano state già abbastanza: Pci, Pds, Ds, Pd); dall’altro, continua ossessivamente ad utilizzare uno schema manicheo (usato nella fallimentare campagna elettorale), che si chiama “sindrome di Voltaire”: la pretesa di incarnare religiosamente il bene, la morale, l’etica, la modernità, la democrazia, la cultura, i diritti, la Costituzione etc.

Uno schema (bene-male) che “categorizza” l’avversario-nemico, demonizzandolo, emarginandolo, prima culturalmente poi socialmente (fascista, xenofobo, omofobo, medioevale, sovranista deteriore, filo-Putin, no-vax etc).
Letta, infatti, da sedicente “sovranista legittimo”, e non “sovranista di destra”, fa il custode dell’Italia che “non merita questo sfregio”. Ma di quale Italia sta parlando? La verità è che il Pd non rappresenta più nulla. Non un’altra Italia, non la vera Italia, ma solo quel segmento (pensionati e impiegati) che l’ha votato. E tra un po’ rischia di non rappresentare nemmeno l’Europa.

Piuttosto che pensarsi superiore, giusta e perfetta, la sinistra, nel suo insieme, dovrebbe fare un bagno d’umiltà. E analizzare la ragione per cui oggi coincide unicamente con “il partito dei primi”, non più degli ultimi (i poveri). Ossia, il partito dei garantiti, dello status quo, del sistema.
Come mai disoccupati, lavoratori, partite Iva votano destra? La favola che si fanno irretire dalle tv di Berlusconi, o dalle sirene del populismo, non regge più. C’è dell’altro e molto più sostanzioso.

Anziché tuonare e denunciare “la logica perversa” (tradotto, la sinistra è la regola, è buona e onesta), o “incendiaria” (chi è il vero piromane?), occorre ed occorrerà per il futuro, fare molta autocritica.
Ignazio La Russa, un uomo che viene dal Msi? Lorenzo Fontana, un giovane che recita il Rosario, è per la famiglia naturale e per la centralità della vita? Apriti cielo. Lesa maestà.

Si rassegnino intellettuali, politici, giornalisti liberal, radical e compagnia cantando. C’è un’Italia, che quando vota e non subisce operazioni e scelte dall’alto; che quando non è commissariata, va in una direzione che non piace ed alternativa al pensiero unico.
Si rassegni Letta: ci sono due visioni della società. Non la modernità laicista e il medioevo. Sorpresa: indietro nella storia oggi, ci potrebbe essere proprio la sinistra.

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