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In Brasile vince Lula, i cambiamenti in vista

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Clamoroso il risultato delle elezioni presidenziali brasiliane: al ballottaggio Lula da Silva ha vinto di stretta misura con il 51% circa contro il 49% circa del suo avversario Bolsonaro. E si avvia a governare il Brasile per la la terza volta. Ma il paese è spaccato a metà. Bolsonaro, che proveniva dai ranghi dell’esercito, incarnava l’ordine e i valori tradizionali. Lula è un uomo di sinistra e ha promesso di battersi per eliminare la penuria alimentare che affligge le fasce più povere della popolazione, nonché di arrivare alla “deforestazione zero” per quanto riguarda la giungla amazzonica, vero e proprio polmone verde del pianeta terra. Ma, oltre alla rilevanza nazionale di questo responso elettorale, importanti cambiamenti si annunciano in campo internazionale. D’altronde il Brasile è un paese molto vasto, con una popolazione che supera i 200 milioni di abitanti ed un’economia tra le più importanti del mondo. La vittoria elettorale di Lula va a rafforzare l’ormai folto gruppo di paesi dell’America Latina, governati dalla sinistra. Non è un caso che i primi a congratularsi con Lula siano stati proprio i presidenti di Argentina, Cile, Bolivia, Venezuela, Messico, Cuba e Colombia – oltre ovviamente ai presidenti dei paesi europei, Spagna e Portogallo, che hanno storici legami con il Brasile. Questo “asse della sinistra” è una realtà politica recente in America Latina, che gli Usa questa volta non sono riusciti a rovesciare. In passato gli Stati Uniti hanno applicato duramente la dottrina Monroe, secondo cui l’America Latina era il “cortile di casa” e i governi dei paesi latino americani dovevano essere allineati con i dettami Usa.  Se questi governi non erano in linea un bel colpo di stato o un “regime change” rimetteva sempre le cose a posto. Da qualche anno gli Usa non riescono più a imporre la dottrina Monroe. Con il Brasile che si sposta a sinistra, per gli Usa diventerà sempre più difficile condizionare l’agenda politica dei paesi latino americani.

Il Brasile è anche cofondatore dell’associazione internazionale denominata “Brics”, acronimo che sta per Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Questa associazione internazionale di paesi si propone di costruire un sistema commerciale globale attraverso accordi bilaterali, che non siano basati esclusivamente sul petrodollaro. Con Lula presidente il Brasile andrà senz’altro a rafforzare i suoi legami con gli altri paesi membri dei Brics, soprattutto Russia e Cina. Anche se la definizione di Lula come filorusso, agitata dai suoi oppositori durante la campagna elettorale è eccessiva. Lula ha sempre governato con moderazione ed equilibrio. Oltretutto, come prevedono gli analisti, il governo del paese sarà difficile per lui; queste elezioni, infatti, hanno lasciato un Congresso più di destra e conservatore, dominato dai partiti alleati di Bolsonaro. E’ perciò prevedibile che Lula debba fare dei compromessi.

 

 

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